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La moda si adegua alla crisi

Armani promette austerità

La moda si adegua alla crisi

Armani vuole vestirci sobrie perché non tira aria da lustrini, Abramovich rinvia le nozze perché c’è poco da fare feste, la Santanché ha rinnegato le vacanze “smeraldose” già quest’estate «perché così si offende la gente comune» e adesso viene fuori che pure la Paramaunt produrrà solo venti film nel 2009 (cinque in meno rispetto al 2008) perché è il caso di “tirare la pellicola”. Un taglio da 50 milioni di dollari. Perfino il traffico degli aerei vip, i voli executive, i jet taxi per ricchi insomma, in Italia sono diminuiti sensibilmente. La neo-austerity, la Pearl Harbor dell’economia, l’11 settembre della Borsa, le orride vacche magre. Armani che pensa ad abiti più normali è la Guerra dello Yom Kippur dello stile, la chiusura del Canale di Suez dell’allegria, il divieto di sfilata la domenica, come nel 74 erano proibite le auto private. Se Re Giorgio ci vuole in ciabatte, non supereremo mai la crisi. Che è anche, e soprattutto, una crisi psicologica.  «Ci vorrebbe piuttosto Frank Capra» direbbe Fedele Confalonieri, e la vita secondo lui, che è una cosa meravigliosa. Invece c’è puzza di catastrofe, olezzo da fine corsa. Quelli preposti a farci sognare vogliono metterci sull’attenti...

Valeria Braghieri su Libero di sabato

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