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Ritirate tazze commemorative visita Obama causa nome sbagliato

Barack, nel frattempo, registra un crollo nei sondaggi e torna nel Golfo

Ritirate tazze commemorative visita Obama causa nome sbagliato
La gaffe – Sulle tazze commemorative per la visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, peraltro rinviata, era scritto: “Barrack Obama”. Un piccolo errore di ortografia. Così il negozio di souvenir del parlamento australiano ha dovuto ritirare in gran fretta, e far distruggere, 200 tazze. Questi souvenir, oltre alla scritta sbagliata, erano in vendita a 10 dollari australiani (poco meno di 7 euro) e riportavano anche il volto sorridente del presidente. Prima di scoprire l'errore erano state vendute solo due tazze, divenute una preziosa rarità da collezionisti.

Errore imbarazzante - Il capo dipartimento dei servizi parlamentari, Alan Thompson, ha detto al “Canberra Times” che l'errore, che lui stesso ha definito «imbarazzante», è stato commesso dal funzionario che ha ordinato gli articoli al fabbricante. «È un capo di stato molto importante. È per noi motivo di grande orgoglio dare il benvenuto a persone come il presidente Obama e (le tazze) non saranno vendute», ha aggiunto. Obama ha rinviato per due volte quest'anno le visite in programma in Australia e in Indonesia. La prima volta per restare a Washington a guidare in porto la riforma della sanità, e questo mese per potersi concentrare con il disastro ambientale nel Golfo del Messico.

Calo di popolarità - Nel frattempo le cose per il presidente degli Stati Uniti non stanno andando molto bene. Infatti si registra un calo nei sondaggi.
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Obama registra un calo nei sondaggi. Lo scontento nei confronti della gestione della crisi non accenna a diminuire. Così, il presidente, prepara la sua quarta visita nelle coste più colpite dalla marea nera.

Così Obama prepara la sua quarta visita nella regione costiera colpita dalla marea nera per evitare che la sua amministrazione venga travolta dalle stesse accuse che misero in difficoltà il suo predecessore per via dell’uragano Katrina.  Dunque il disastro ambientale nel Golfo del Messico resta in cima all’agenda del presidente, specie ora che è diventata una questione politica.

Il ministro dell’Interno, Ken Salazar, è stato chiamato a testimoniare di fronte a una commissione senatoriale sulla sicurezza delle trivellazioni in mare aperto, mentre l’agenzia meteorologica nazionale ha confermato l’esistenza di una chiazza subacquea di greggio larga mille metri a 40 chilometri dalla perdita, cosa sino ad ora esclusa dalla BP. La prossima settimana Obama sarà in Mississippi, Alabama e Florida, gli stati le cui coste e marinerie sono state più colpite dal disastro.

In risposta agli attacchi televisivi di alcuni giornalisti Obama ha detto che se fosse stato per lui avrebbe licenziato il capo della Bp, Tony Hayward, per alcune dichiarazioni fatte in pubblico: «Non lavorerebbe più per me dopo aver fatto commenti simili - ha detto Obama in un’intervista alla Nbc  - è il tipo che quando gli parli è capace di dire le cose che vuoi sentirti dire, ma a me non interessano le parole, servono i fatti». Hayward affronterà un altro momento difficile il 17 giugno, quando sarà chiamato a testimoniare davanti a una commissione della Camera dei rappresentanti.  

Ma lo scontento nei confronti della gestione della crisi non accenna a diminuire. Infatti secondo un sondaggio condotto da Zogby, solo il 22% ne è soddisfatto, dato che invece aumenta al 38% stando a un’indagine della Cbs. Un’inchiesta del Washington Post e della Abc, sostiene che gli intervistati bocciano più la risposta di Obama alla crisi nel Golfo del Messico che quella Bush di fronte a Katrina.

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