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Frattini risponde alla Sotis:

la valigia è mia, la gestisco io

La politica ai tempi di Facebook. Due giorni fa sulle pagine del Corriere Lina Sotis, firma di costume nella redazione di via Solforino, ha punzecchiato il ministro degli Esteri Franco Frattini per il suo guardaroba da vacanziero. Dandogli qualche consiglio da mettere in valigia. “Caro ministro, perché un bel signore dall'aria avvenente ed elegante come lei, con un perfetto phisique du role per fare il ministro degli Esteri si ostina a danneggiare la sua immagine?”, si legge nell’attacco della lettere rivolta all’inquilino della Farnesina. Colpevole, secondo la Sotis, di essersi presentato di fronte alle telecamere per commentare le vicende di Gaza con la tuta da sci, dal momento che Frattini era in vacanza sulle montagne. Una critica che riporta all’attualità immagini estive, quando si consumava la crisi in Georgia: “Durante la crisi con la Russia, in un momento così delicato e difficile per i ministri degli Esteri di tutti i Paesi del mondo, lei si è fatto sorprendere in mutande da bagno alle Maldive. Non si è immediatamente infilato dei pantaloni ed è corso con il primo aereo alla Farnesina perché l'Italia potesse dire la sua, ma si è limitato a cambiare costume da bagno e, fra una nuotata e l'altra, ha lavorato, pare, in conference call”. Vale a dire: Frattini non ha richiuso l’ombrellone e non è tornato in ufficio, affidandosi alle telefonata dalla spiaggia. E poi c’è la questione dell’abbronzatura: la Sotis chiama in causa anche la compagna del ministro, Chantal. “Ma bastavano solo due minuti per togliere la tuta con marchio, indossare camicia, cardigan scuro e allontanarsi dalle travi di legno della baita, farsi prestare una bella scrivania e piazzarci sopra un mappamondo. E, magari, chiedere anche in prestito a Chantal, la sua compagna, un po' di cipria per smorzare l'abbronzatura. Troppo sole fa male, non è elegante e non trasmette sicurezza a meno che uno non faccia il ministro del Turismo”.
La risposta di Frattini Così oggi è arrivata la risposta del diretto interessato via Facebook, il social network dove non è difficile incontrare qualche politico che si è iscritto o al quale viene tributata una pagina. Sollecitato da un sostenitore, tale Alessandro, Frattini ha risposto riga su riga all’articolo della Sotis: “Caro Alessandro, un personaggio pubblico deve abituarsi anche ad essere comunque criticato. Il giornalismo usa ormai con disinvoltura una certa “falsificazione” della realtà, del contesto e anche del tempo, per rendere persuasivi i meccanismi con i quali rappresenta appunto una realtà semplificata”. Così se Frattini in costume o tuta da sci fa parlare di sé “Obama in short e maglietta sportiva alle Hawaii, nelle stesse drammatiche ore (quelle della crisi palestinese, ndr), non ha suscitato alcuna curiosità”. Quali vacanze?, continua il ministro, “dal momento che il giorno prima nel breve volgere di tre ore – e dopo numerosi contatti, come è facile immaginare, e come documentato da note della Farnesina - sono state convocate in sequenza la Commissione Esteri del Parlamento italiano e a seguire la riunione dei ministri degli Esteri Europei, a Parigi, riunione che tanto ha irritato la Presidenza ceca dell’Unione)”. Frattini definisce “giornalismo controversiale” quello apparso sul Corrierone, domandandosi se “questa ideologia giornalistica sia concausa della crisi della carta stampata, certo è che la facilità con cui si viene attaccati e sbeffeggiati inutilmente, o ci si presta a questa pratica per compiacere qualche altro giocatore interessato, obbliga la politica a scegliere di parlare senza mediazioni”. Una stoccatina prima della dichiarazione finale, puntata sulla centralità dell’opinione pubblica: “Il pubblico a casa, o navigante, deciderà senza dover venir accompagnato per mano da meccanismi o da scelte che trasformano la realtà a seconda delle esigenze della narrazione. Quanto al discorso della tuta, è vero, non è stato forse appropriato e rispettoso, ma comunque non insincero, indossarla in quel momento”.

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