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Pitti Uomo: il pret à porter maschile tra anniversari e polemiche

Il valzer della moda parte da Firenze: si guarda all'uomo in attesa del salone virtuale

 Pitti Uomo: il pret à porter maschile tra anniversari e polemiche
Il 2011 della moda ha aperto le danze all’insegna dell’ottimismo. Il rientro dalle lunghe vacanze natalizie è stato scandito infatti dalla prima delle numerose manifestazioni di settore che si avvicenderanno nelle prossime settimane.  E’ stata Firenze, con il suo rivoluzionario Pitti Uomo numero 79 a dare il via alle danze tra polemiche, numeri più che positivi, eventi speciali,  anniversari importanti e tecnologia futurista.

Inizia con una provocazione hot la 79ma edizione di Pitti Uomo scatenata da uno che di provocazioni e messaggi forti se ne intende, Oliviero Toscani, che, autore del calendario realizzato per il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata, sceglie come protagonisti 12 pubi femminili, ed è subito scandalo. Ma la spicciola strategia di marketing volta ad attirare l’attenzione sul brand non è stata l’unica pietra dello scandalo che ha scandito la quattro giorni dedicata al pret à porter maschile. Anche il Vaticano ha avuto da dire la sua. La colpa è del marchio aretino Cantarelli che ha messo uno dei suoi abiti all’ultima moda indosso ad un uomo crocifisso per promuovere il suo brand  e per completare l’opera ha ricostruito nel suo stand l’ambientazione di una chiesa , altare compreso,  con tanto di finto prete a dare informazioni. Lo slogan?  "Perdona loro perché non sanno quello che indossano". L’operazione, neanche a dirlo,  ha provocato indignazione e critiche.  ''Dispiace che, mentre da una parte si tenti di estromettere la religione dalla vita sociale, come avviene con la questione del presepe o del crocifisso, dall'altra si ricorra ad immagini chiaramente religiose ma sterilizzate e trasformate nel loro senso e nel loro contenuto per fini pubblicitari'' ha commentato don Giovanni Momigli, direttore dell'ufficio per la pastorale sociale e lavoro della diocesi fiorentina.

Polemiche, cattivo gusto e blasfemia  a parte, Pitti ha fatto parlare anche per i numeri positivi che accendono le speranze per un settore che, come molti altri, ha risentito –e tuttora risente-  della crisi economica che si è abbattuta sul nostro Paese negli ultimi due anni.  Con oltre 1.000 espositori – e centinaia in stand by in attesa di essere ammessi a partecipare- e più di 23.000 buyers la kermesse fiorentina si conferma ancora una volta come una delle fiere più importanti della fashion industry, considerate anche le dimensioni record di Pitti City, ben 60.000 metri quadrati.  

La 79ma edizione di Pitti Uomo si è fatta notare anche per gli eventi importanti, a cominciare dallo show messo in piedi da Alberta Ferretti e dalle sue donne, che hanno sfilato indossando una collezione speciale realizzata ad hoc il giorno dell’inaugurazione, alla performance video di Gareth Pugh, guest designer della manifestazione senza dimenticare la mostra 8 e ½ curata da Alessandro Gioni e promossa dalla fondazione Nicola Trussardi che ha raccolto artisti provenienti da tutto il mondo per festeggiare in maniera colta il primo secolo di attività della casa di moda del levriero.

Chiude la versione fisica della manifestazione, ma rimane aperto e a disposizione degli operatori del settore il Pitti virtuale, l’e-Pitti appunto, progetto che, oggi al suo numero zero e con una manciata di marchi a fare da cavia,  promette a partire da giugno di rivoluzionare per sempre il modo di vivere l’evento, non sostituendosi alla fiera di Fortezza da Basso ma rafforzandola e consentendo di approfondire e moltiplicare le relazioni tra buyers ed espositori.

di Donatella Perrone

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