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Futuro destra? "L'evoluzione è già avvenuta. Con Silvio"

Francesco Borgonovo replica al secondo intervento di Campi: il futuro della parte politica passa per l'alleanza con il Cav

Futuro destra? "L'evoluzione è già avvenuta. Con Silvio"
Si avvia a conclusione la discussione avviata da Libero a proposito dello stato di salute e del futuro della destra politico-culturale.  Dopo la pubblicazione quasi integrale dell’articolo dello stesso Campi tratto dalla rivista Charta minuta di Adolfo Urso, sono intervenuti Camillo Langone, Giampiero Mughini, Alfredo Mantovano, Gennaro Malgieri, Giuseppe Parlato, Giuseppe Del Ninno, Arnaldo Ferrari Nasi e Riccardo Rudelli. Di seguita la replica di Francesco Borgonovo al secondo intervento di Alessandro Campi.

Le risposte che cerca, Alessandro Campi se le dà da solo. Precisamente quando scrive che il mondo politico-culturale post missino è stato «fagocitato da Berlusconi, che l’avrà pure “sdoganato” e legittimato come forza di governo, ma al prezzo di trasmutarlo geneticamente, finanche sul piano del linguaggio e dei comportamenti». Ecco, quel che lui descrive con toni apocalittici è, in realtà, quanto di più positivo sia accaduto alla destra in questi anni.

Intanto, va notato che i dirigenti di An non sono stati ingurgitati da Berlusconi contro la loro volontà, ma hanno aderito a un progetto (e gli sono rimasti fedeli). Veniamo poi alla «mutazione genetica». Per giorni su Libero autorevoli commentatori si sono misurati con il - parziale, a mio parere - deficit di modernità dell’area. Beh, ma che cosa ha rappresentato l’alleanza con il Cavaliere se non una forma di modernizzazione? Il nucleo dirigenziale del fu Movimento sociale ha dato prova di poter governare, di sapersi misurare col Palazzo e  - dove necessario - col compromesso che, quando si è minoranza, è fin troppo facile deprecare in nome della purezza.

La destra non è sparita - tanto che i suoi rappresentanti sono ben identificabili -  bensì si è evoluta, ha accolto istanze più liberali e moderate provenienti dal berlusconismo e con i berlusconiani ha condiviso alcuni dei propri valori. Con Giulio Tremonti, per esempio, la trinità Dio-Patria-Famiglia che Camillo Langone su queste pagine indicava come ancora fondativa di un intero universo ideale e politico. Con la Lega ha riscontrato affinità nella difesa dell’identità e nella lotta all’immigrazione, per poi rivendicare il proprio nazionalismo e la fedeltà al Tricolore quando il localismo padano ruggiva più del solito. Il fatto che sul nostro giornale siano intervenute personalità dalle sensibilità differenti e dal retroterra vasto è un buon segno. Significa che la destra non è diventata marginale, semmai che ha allargato il proprio spettro, entrando a far parte di un grande contenitore che non solo non l’ha cancellata, ma le ha pure concesso di esprimersi in tutte le sue sfaccettature.

Ed eccoci al settarismo rimproverato da Campi a tanti esponenti politici. Caro Alessandro, ma non è settarismo il volere a tutti costi un partito che rappresenti unicamente i post missini? Se un’operazione settaria c’è stata, semmai, è quella di Gianfranco Fini di cui anche tu sei stato partecipe e responsabile. L’insofferenza al berlusconismo - che rappresentava appunto il cambiamento e, in parte,  l’adattamento al presente -  non è stato forse un riflesso condizionato tipico della sindrome del ghetto? Infatti è finita male: con un partitino (Fli) che avrebbe dovuto incarnare la destra del futuro ed è finito a scodinzolare dietro a Casini e a fianco di Rutelli. 

Certo, problemi ce ne sono, altrimenti non avremmo neppure iniziato una riflessione così ampia su Libero.  Ma forse è il momento di rendersi conto che i cambiamenti non si decidono a tavolino o nelle tavole rotonde, bensì nella pratica quotidiana della politica. E la pratica ci ha regalato una destra (in parte) berlusconiana.
Chi ha rifiutato questo dato di fatto si è gettato fra le braccia della sinistra, si è fatto fagocitare e modificare geneticamente. Salvo poi, come ogni nostalgico che si rispetti, lamentarsi della propria inconsistenza politica.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • celentano

    23 Giugno 2011 - 13:01

    Concordo con la vostra analisi,Berlusconi incarna la nuova dresta Italiana. Al contrario del presidente della camera,non riesco neanche a nominarlo mi si rivolta lo stomaco. Non a caso, quado saluta Berlusconi,lo fa con il braccio teso. Leo.

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  • giofin

    22 Giugno 2011 - 18:06

    "Postato da roccodipompo@alice.it | 22/06/2011 alle 13.48 Giofin o Giofecchia? Non importa, l'uno vale l'altro. Le domando è affetto da una patologia? è solo una sindrome la sua, lo sapevo." Non si preoccupi di chi sono io, nè della mia salute, impari ad usare la ragione e l'educazione.

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  • Dream

    22 Giugno 2011 - 18:06

    esatto!! ma si sarebbe potuto fare molto di piu', se la "superbia" non avesse strizzato l'occhio ad un certo potere "rovesciatore" delle leggittime espressioni popolari...,e magari "tradendole"! Il dott. Campi non puo' scordarselo!

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  • roccodipompo

    22 Giugno 2011 - 13:01

    Non importa, l'uno vale l'altro. Le domando è affetto da una patologia? è solo una sindrome la sua, lo sapevo.

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