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Buttafuoco risponde a Bocca: "La sua? Più che rabbia senile"

"Sin da giovane Giorgio scriveva reportage lombrosiani, fondati sull'idea di razzismo biologico. Le sue idee da osteria"

Buttafuoco risponde a Bocca: "La sua? Più che rabbia senile"
Giorgio Bocca fascista, antisemita, partigiano, giornalista d'inchiesta, antibrigatista, scalfariano della prima ora e soprattutto antimeridionalista. Novantun'anni che sembrano due secoli, con tanto di passi avanti e dietrofront, giravolte e veleni. Tanti. Gli ultimi, i più letali, sputati nel documentario-intervista La neve e il fuoco contro il Sud dell'Italia e i suoi abitanti. Definiti, senza mezzi termini, "gente orrenda e repellente", in contrasto con "i paesaggi meravigliosi" del Mezzogiorno.

La risposta di Buttafuoco
- "Non è una sorpresa", controbatte Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore nato nella meridionalissima Catania. "Me lo ricordo quando venne fuori il caso dei missili Cruise all'aeroporto di Comiso: in un reportage sulla Sicilia si abbandonò a quanto di più greve si potesse dire sulle popolazioni del Sud". In effetti, l'"antitaliano" Bocca il pallino del Sud Italia l'ha sempre avuto, sin dai tempi dei suoi viaggi-inchiesta per Il Giorno di Italo Pietra. Allora, certo meno di oggi, il trentenne cuneese già non dimenticava di sottolineare la propensione "naturale" dei meridionali al compromesso criminale e al clientelismo.

"Razzismo antropologico" - "Il suo - continua Buttafuoco - è un tic lombrosiano fondato su un razzismo biologico per tutto ciò che è meridione". Tutt'altro che "rabbia senile", insomma, "Bocca pensava le stesse cose anche quando era giovane". Tanto che nella prima metà degli anni Novanta fu uno dei primi ad aderire alla nascente Lega Nord di Umberto Bossi. Per poi pentirsene poco dopo, quando il Senatur fece da terza gamba per la discesa in campo di Silvio Berlusconi. "Sì, ma la Lega predica male e razzola bene", aggiunge Buttafuoco. Come a dire, le invettive 'antiterun' di Bossi e Calderoli o le corna da vichinghi di Pontida non sono nulla in confronto al "razzismo antropologico piemontese che viene fuori dai pregiudizi di Bocca". Pensieri da "frequentatori di osteria altoborghesi", aggiunge il giornalista di Catania, "da gente che si crede antropologicamente superiore". Ma, minimizza, "quelle di Bocca sono solo parole, nient'altro che parole".

di Lidia Baratta



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Commenti all'articolo

  • honhil

    01 Ottobre 2011 - 10:10

    Da l’Espresso. “L'antitaliano - di Giorgio Bocca: Prevalenza del peggio.” «Nella notte dei tempi, Cassandra, dall’ alto delle mura di Troia, scrutando l’ orizzonte sul quale sarebbero apparse le vele delle navi greche, inascoltata predicava l’ inizio della fine del regno di Priamo. In un miscuglio di follia e divinazione, tanto che il suo nome diventò sinonimo di menagramo. Forse, nel solco di quel proselitismo che ha attraversato indenne i millenni, Bocca, che poco ama i critici di Obama, trasponendo la tragedia cantata da Omero in farsa, prova a fare la cornacchia. Inviato da honhil il 22 marzo 2009 alle 11:01.»

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  • parigiocara

    30 Settembre 2011 - 19:07

    quelle di bocca non sono parole ... è aria che esce da un orifizio ....

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