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Smidollati I giovani indignati che si lamentano si rubano il futuro da soli: devono adattarsi

I battaglioni di ragazzi che rifiutano mestieri solidi considerati umilianti non capiscono quali siano le priorità

Smidollati I giovani indignati che si lamentano si rubano il futuro da soli: devono adattarsi
Mi ha fatto sentire un imputato l’opinione di Francesco Borgonovo a proposito del mio libro Poco o niente. Mentre la leggevo, stavo dentro una gabbia, davanti a un tribunale chiamato a giudicarmi. Calma, sto esagerando. Francesco è un collega bravo, giovane e molto cortese. Dunque mi perdonerà l’uso di questa immagine un po’ rozza. Tuttavia, lui ha ragione. Chi ha creato il caos di oggi? Non certo i giovani. Quando si hanno venti o trent’anni è difficile creare qualcosa, di buono o di cattivo. Esistono eccezioni, ma di solito le ultime generazioni subiscono lo stato di cose determinato da quelle precedenti.

La mia generazione è cresciuta nel dopoguerra. Oggi, primo giorno di ottobre, compio 76 anni. Nelle epoche rievocate in Poco o niente sarei già mancato da un pezzo. Invece sto ancora qua e, forse, seguito a occupare un posto che potrebbe essere di un giovane. Ma se un editore paga me e non un trentenne, vorrà pur dire qualcosa. E lo stesso vale per i libri che pubblico. Hanno lettori? Bene, proviamo a venderli. Se non si vendono, mandiamo l’autore al macero.

ALCUNI CONSIGLI PER I RAGAZZI
Ma il rimprovero cortese di Borgonovo un fondamento ce l’ha. È vero che abbiamo rubato il futuro ai giovani. Entro certi limiti, però. Sapete chi ha completato il furto? Proprio i ragazzi e le ragazze che oggi si lamentano. Non sto esagerando, non scaglio il pallone fuori dal campo. Tra un istante spiegherò il perché. Prima voglio mettere nero su bianco alcuni consigli che penso di dover rivolgere a Francesco e ai suoi coetanei.
Innanzitutto, andare a caccia dei colpevoli, anziani o vecchi che siano, non serve a nulla. Non aiuterà nessuno a vivere in modo decente. Le piazze dei cosiddetti Indignati piacciono ai giornali e ai partiti di opposizione perché fanno notizia e creano fastidi ai governi. Ma sono un bluff, un teatrino senza costrutto e privo di risultati. Lo capiremo ancora meglio quando anche da noi appariranno gli Indignati, come sembra stia accadendo.
Invece di incavolarsi, i giovani dovrebbero prendere atto di quanto accade attorno a loro. In tutto l’Occidente, per non dire altro, il mondo sta cambiando il proprio passo di marcia. Tutto diventerà più difficile di prima. Specialmente in Paesi come il nostro, carico di problemi e di debiti.

Per fare un esempio solo, molte lauree non serviranno più a nulla. Mi vengono i brividi quando vedo battaglioni di ragazze e di ragazzi iscriversi a Scienze della comunicazione, nella vana speranza di fare i giornalisti o gli addetti stampa. Lo stesso vale per chi studia sociologia, psicologia, architettura, lettere. E provo pena per le loro famiglie. Il mito del figlio laureato che trova subito il posto fisso è crollato da un pezzo. Eppure tanti bravi genitori ci credono ancora.

Senza rendersi conto di essere destinati  a svenarsi per finanziare carriere che non ci saranno mai. E tra qualche riga presenterò un elenco sommario delle professioni, con laurea o senza, che stanno diventando indispensabili e ben remunerate nell’Italia di oggi. Un’altra verità che i giovani stentano ad apprezzare è sotto gli occhi di tutti. Sta mutando, e muterà sempre di più, lo stile di vita. Il lusso diventerà un piacere riservato a pochissimi. Prima o poi sarà anche un piacere rischioso per chi non paga le tasse sino all’ultimo euro. Finirà con l’imporsi una virtù dimenticata: la sobrietà.

Dovremo rassegnarci a molte rinunce. Basta con i cellulari sempre più sofisticati, gli aggeggi elettronici, i televisori di ultima generazione, gli abiti griffati, le vacanze in Paesi lontani. Farne a meno, forse non renderà impossibile accendere un mutuo per acquistare una casa. I giovani dovranno accettare di faticare molto pur essendo pagati poco, almeno all’inizio. Il precariato diventerà una condizione stabile per tanti. L’unico modo per evitarlo sarà fare un lavoro indipendente. Diventare un bravo falegname, un elettricista, un impiantista, un idraulico, un fabbro, un piastrellista, un imbianchino, un infermiere che va nelle case, un assistente di persone anziane, garantisce uno stipendio decente. Sono figure che si trovano con difficoltà. Quelli che esistono hanno quarant’anni e anche di più.

LA RESPONSABILITA' DELLE FAMIGLIE

So che è duro presentare queste soluzioni a giovani che vorrebbero diventare medici o ingegneri. E cito appena due professioni che hanno ancora un futuro. Qui entrano in scena le famiglie. La loro responsabilità è grande. Smettano di pensare che i figli debbano essere assistiti e finanziati per anni. Quando presi la laurea, nel 1959, avevo 23 anni e mezzo, mia madre mi disse: «Bene. Adesso devi andartene di casa. Ho già trovato chi compra i mobili della tua camera da letto».

Caro Borgonovo, il tuo titolo, «Siamo già un Paese di (quasi) poveri», è acchiappante, come dicevano i vecchi direttori. Ma rischia di portarci fuori strada. Non siamo affatto quasi poveri. Siamo messi peggio. Siamo candidati a diventarlo senza rendercene conto. Vogliamo la luna. Pretendiamo l’impossibile. Aspiriamo a stipendi sempre in crescita. Pretendiamo carriere sfolgoranti, senza sacrifici. Forse dovremmo cominciare a tenere molto caro il posto di lavoro che si riesce a trovare, per modesto che sia.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • vidan77

    17 Ottobre 2011 - 14:02

    Approvo quanto ha detto il Sig.Pansa e ricordo il periodo delle manifestazioni del '68 ,quando andavo alle superiori e si occupava la scuola , ricordo le richieste degli studenti di quel periodo dal "voto minimo garantito" al concetto più vago di pace nel mondo , spesso rischiavo il linciaggio perchè volevo superare i picchetti che impedivano l'accesso alle aule ,ma in quel periodo non esisteva internet ,non esistevano cellulari,la patente a 22 anni ,la prima auto ('500 usata) a 25 anni e i miei genitori avevano imposto le vacanze con la famiglia o in alternativa potevo lavorare in estate ,andando in campagna per guadagnare i soldi sufficienti per una piccola vacanza con le amiche. I problemi nella ricerca del lavoro erano ancora maggiori perchè non esisteva un mezzo di comunicazione così efficiente come i siti Web , l'unico sistema era il collocamento dove ti mettevi in lista e se eri fortunato potevi avere davanti solo 100 persone e in quei momenti averceli i lavori precari.

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  • sparviero

    03 Ottobre 2011 - 15:03

    Leggendo l'articolo si viene a contatto diretto con un qualunquismo imperante e diciamolo, un certo attaccamento alla vecchia poltroncina che è ancora ristoro e appannaggio di categorie che di crescere non ne hanno mai voluto sapere. E' troppo comodo vivere di privilegi e pretendere per sempre un posto al sole. Penso che l'Italia di oggi possa riassumersi in poche parole: La deriva del sognatore: storia di ordinaria mestizia in un paese che sta appassendo sul suo stesso stelo. Chiunque pensi che un paese fondato sul welfare, possa vivere e rinnovarsi grazie a una gerontocrazia cristallizzata, beh, è molto meno acuto di quanto voglia far pensare. Caro Pansa, non c'é storia, la biologia è contro di te!! Vi siete chiesti perché oggi un giovane preferisca cambiare paese piuttosto che farvi cambiare mentalità?

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  • Peo

    02 Ottobre 2011 - 17:05

    E non mi piace neppure ora pur scrivendo libri "sui vinti" politicamente assai apprezzabili (infatti li scrive solo ora seguendo un giusto ma economicamente conveniente trend revisionistico). Ha ragione certo Pansa quando ricorda che certe lauree sono inutili e pure perdite di denaro e di tempo. Ma sulla sobrietà prossima ventura della società non ci credo affatto. Ci fu chi scrisse "toglietemi tutto ma non il superfluo". E aveva ragione. Ho conosciuto folli che vivevano di caffelatte pur di non rinunciare alla Ferrari (ed è vero!). Il trionfo dell'inutile ma sciccoso ci sarà sempre. Quanto alla frase della madre, che cita, sul dover andarsene da casa perchè aveva già trovato chi le comprava i mobili della sua stanza beh... Al posto suo mi rammaricherei di non essere diventato orfano con largo anticipo. Certo, globalmente Pansa non ha torto nelle sue argomentazioni. Ma mi urta il COME le esterna. Con un fondo antipatico di banalità, di saccenteria, e di presunzione.

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  • valerio2991

    02 Ottobre 2011 - 12:12

    Studio giurisprudenza e continuo a studiare musica (attivita' iniziata da bambino), x avere 2 lauree, smidollato è chi smette di studiare a 13 anni, si parcheggia in uno di quegli istituti professionali a non fare nulla per 3 anni e poi lavora da 16 a 65 anni come precario al grido di governo ladro: QUESTI sono smidollati. Trovo che sia profondamente ingiusto studiare fino a 24 anni per poi andare a fare una lavoro come il falegname dove il tuo studio non serve a nulla, e a guadagnare proprio come quei precari di cui sopra, allora ecco che studiare non serve + a nulla, io per fortuna posso accedere a numerosi concorsi, ma capisco chi non puo', capisco chi va all'estero e capisco chi si adatta come dice lei perche' tutti dobbiamo "campà", ma l'adattarsi come dice il termine comporta un sacrificio, l'ennesimo dopo anni di studio, ma se lo studio non serve a migliorare la nostra condizione sociale, dove andremo a finire? scienze d. comunicaz non l'ho inventata io, rimborsate gli studenti

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