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Stadio killer a Como:

salgono a 6 i casi di Sla

Stadio killer a Como:
 La Procura di Torino indaga sulle morti e legate al mondo del calcio, sugli ex giocatori falciati dalla Sla come Stefano Borgonovo. Ben sei di questi tristi casi hanno un elemento in comue: la sclerosi amiotrofica ha colpito ex giocatori del Como, che hanno calcato il prato dello stadio Giuseppe Sinigaglia in riva al lago. Il più celebre è, appunto, Stefano Borgonovo, 45 anni, malato da 4. l più rimpianto Adriano Lombardi, regista carismatico degli anni Settanta (132 presenze), deceduto nel 2007. L'ultimo emerso Maurizio Gabbana, due stagioni in B. E poi Celestino Meroni, amatissimo fratello di Gigi: morto nel 2001 di Sla. Albano Canazza, divorato dalla sclerosi a 38 anni. E Piergiorgio Corno che da 15 anni lotta col male in un letto. L'ipotesi è che a inizio '900 sotto siano stati stoccati sotto il manto erboso dello stadio i rifiuti tossici che i barconi trasportavano dalle acciaierie di Dongo fino al capoluogo. A Como smentiscono: al massimo c'è carbone cotto sotto il prato, per fertilizzare. Verficare non dovrebbe essere difficile. A Torino l'inchiesta continua.

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Commenti all'articolo

  • uycas

    01 Aprile 2009 - 12:12

    Penso che oltre ad agenti tossici la sla sia dovuta alle botte e colpi che si prendono alla schiena. Mio Zio è morto 9 anni fa di Sla, e lui giocava a Rugby, e di botte se ne prendono tantissime. Guardate i calciatori ad esempio, che cadono spessissimo picchiando la schiena. Il motoneurone se non erro è proprio a metà della colonna vertebrale, quindi picchia oggi picchia domani perde sempre di più sensibilità.

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  • cicciorana

    20 Marzo 2009 - 15:03

    Da varesino mi verrebbe da dire: ecco i soliti pastrugni alla comasca. In realtà la notizia è grave per altri motivi. Gasparotto nel suo commento dice giustamente che non si può incolpare uno stadio di calcio di attaccare una malattia a delle persone, e che sull'argomento si sa ancora troppo poco. La mia ipotesi è che si voglia a tutti i costi definire il mondo del calcio come marcio e malato dal punto di vista "salutista": pertanto, accertato che il doping non c'entra con la SLA, bisogna per forza trovare un colpevole INTERNO al mondo del pallone, ed ecco saltare fuori uno stadio - quindi delle persone che lo gestiscono, o che lo controllano - che permette di creare sotto di sè una discarica mortale per chiunque ne calchi il prato. Il punto importante e decisivo mi sembra essere solo uno: "Controllare non dovrebbe essere difficile", come dice il buon Fabio. Beh. Si controlli.

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  • gasparotto

    20 Marzo 2009 - 11:11

    Non si può parlare così della SLA e definire uno stadio di calcio, killer. Il problema di questa malattia è la causa sconosciuta, dove potrebbero agire diversi fattori,e quando i fattori sono diversi nessuno è responsabile in primis. Ergo la causa rimane allo stato dell'arte scosciuta e la cura indefinita ed aleatoria perchè non si sa dove colpire. E' di pochi giorni fa la notizia che è stato scoperto il gene responsabile della malattia e questo dà adito a delle speranze purtroppo non a breve termine, che la malattia possa essere sconfitta. Il fatto che si riscontra ANCHE in alcuni atleti ciò non dimostra che la noxa patogena si annidi negli ambienti sportivi maxime nel calcio agonistico...è un reperto come tanti altri, che non dimostra granchè. Ci sono delle popolazioni per esempio nella Nuova Guinea che esprimono la malattia in percentuale maggiore rispetto ad altre. Fattori genetici ed ambientali? Purtroppo la medicina si basa sull'evidenza dimostrata e non su quella presunta.

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