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La patata bollente

Editoriale di Belpietro del 14 gennaio 2011: Processo al premier per sfruttamento della prostituzione minorile, ma il Cav sfida i giudici

La patata bollente

Se non è zuppa, è gnocca. Se non riesce l'operazione di mandare a casa Berlusconi votandogli la sfiducia, si riprova con i processi. E in particolare con quelli a luci rosse, i quali, come è stato sperimentato grazie a Patrizia D'Addario, sull'opinione pubblica hanno una presa superiore a quella di mille sentenze. La gente comune non si appassiona agli aspetti tecnico-giuridici, alle indagini sui diritti televisivi o che hanno per protagonista uno sconosciuto avvocato d'affari d'inglese. Ma se ci sono di mezzo le acrobazie in camera da letto, state tranquilli che si beve tutto. Del resto, ciò che sta avvenendo a Milano con il caso Ruby aveva già avuto le sue prove generali tre anni fa, dalle parti di Napoli, con un'originale inchiesta scaturita dalle intercettazioni telefoniche tra il premier e il direttore delle fiction della Rai. Nessuno comprese su quale reato indagasse la procura, ma tutti capirono che ai pm interessava acquisire notizie sulle frequentazioni femminili del Cavaliere, considerandole la sola arma letale contro di lui. 

Il genere come s'è detto ha un suo mercato. Offrendo la sensazione di poter spiare dal buco della serratura la vita notturna di Berlusconi, i giornali - in particolare quelli che lo detestano - hanno campato per mesi, perché i sussurri e i gridolini dell'alcova presidenziale sono un afrodisiaco per le tirature. Così si ottiene un doppio effetto: oltre a beneficiare del Viagra per le vendite si colpisce il capo del governo nel suo unico vero lato debole, dipingendolo come un satiro impossibilitato, per decenza, a ricoprire l'alto incarico assegnatogli: legittimamente impedito sì, ma dall'incontinenza sessuale. Naturalmente le accuse della procura di Milano, affidate a un'arcinemica del Cav come Ilda Boccassini, sono tutte da dimostrare e magari con il tempo faranno la fine di quelle che le hanno precedute, a Napoli come a Bari, cioè saranno archiviate direttamente nel cestino. Ma intanto il danno rischia d'esser fatto e l'immagine pubblica oltre che il profilo istituzionale minacciano di essere compromessi per sempre, sia in Italia sia all'estero.

Ve li immaginate infatti i prossimi giorni, quando inizierà ad essere pubblicato il romanzo a puntate del caso Ruby? I quotidiani saranno invasi da trascrizioni di telefonate e resoconti stenografici di interrogatori piccanti e il presidente del Consiglio insieme alla sua maggioranza cominceranno a ballare al ritmo del bunga bunga. Appena scampato alla trappola tesagli da Fini e alla ricerca di un fragile equilibrio che gli consentisse di proseguire la legislatura, Berlusconi si ritroverà con le spalle al muro ed è probabile che chi fino a ieri gli tendeva la mano, assicurandogli aiuto, ora si convinca a ritirarla. L'operazione, dunque, oltre agli effetti giudiziari farà sentire anche quelli politici, riportando tutto - elezioni comprese - in alto mare.

Non vorremmo parere troppo pessimisti, ma l'aria che tira è brutta. Il nostro timore è che avessero ragione le toghe campane, quando cominciarono a ritenere che il Cavaliere non lo si battesse alla Camera ma in camera da letto. Insomma, a dirla tutta temiamo il peggio. Ovviamente non conosciamo le carte di cui dispone la magistratura, né le protagoniste della vicenda, ciononostante ci permettiamo una raccomandazione a Silvio: occhio, che qui va tutto a puttane.

di Maurizio Belpietro

 

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