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Aggrediamo la crisi

Editoriale di Belpietro del 14 settembre 2011: Passa alla Camera la manovra, il Cav incassa la fiducia. Proteste fuori Montecitorio

Aggrediamo la crisi

La manovra c'è, l'ha approvata ieri la Camera. I soldi non si sa. Non si tratta di un gioco di parole. Semplicemente nessuno fra coloro che si intendono di conti pubblici è convinto che i provvedimenti votati siano sufficienti a farci raggiungere il pareggio di bilancio, come previsto per il 2013 e richiesto dall'Europa. I più ritengono che, superata la buriana, si dovrà approvare un nuovo pacchetto di misure finanziarie. Proprio per questo motivo è già scattata la caccia ai nuovi capitoli di entrate. Fortunatamente, dalle parti del ministero dell'Economia pare essere stata messa da parte la bizzarra idea di introdurre nuove tasse o di inasprirne altre. I contribuenti non reggerebbero e si rischierebbe la rivolta fiscale. Dunque è cominciata a circolare l'ipotesi di utilizzare l'immenso patrimonio immobiliare dello Stato oltre che le partecipazioni pubbliche in aziende come la Cassa depositi e prestiti o le Poste.

Il progetto è appena abbozzato, ma allo stadio attuale ci pare sensato. Anche perché agli inizi del mese scorso fummo i primi a lanciare il piano di privatizzazione dei beni dello Stato come soluzione per raggiungere il pareggio di bilancio. L'11 agosto, quando ancora non era stata varata la prima manovra e dunque non si era assistito all'imbarazzante tira e molla sul prelievo di solidarietà e sul riscatto della laurea, suggerimmo di infilare tutti i palazzi nazionali e degli enti pubblici dentro un fondo immobiliare e di mettere a reddito il patrimonio. Dopo di che il fondo avrebbe potuto essere quotato in Borsa e lo Stato avrebbe potuto trattenere per sé il 30 per cento delle azioni, ossia la quota di maggioranza relativa. In questo modo sarebbe stato possibile far fruttare edifici che sono in condizioni di abbandono senza svendere l'argenteria di famiglia. Un sistema semplice e pulito con cui non solo sarebbero state raggranellate non poche decine di miliardi necessarie a tamponare le falle del 2013 e 2014, ma si sarebbe incamerata una cifra in grado di ridurre concretamente il debito pubblico.

Il patrimonio dello Stato è infatti stimato intorno ai 400 miliardi. Ammettiamo pure che non tutto sia disponibile o in grado di produrre un reddito. Diciamo anzi che solo la metà è usufruibile. Ma collocando quella metà, lo Stato può tirare un grosso respiro di sollievo. Duecento miliardi sono più del dieci per cento del debito italiano e se utilizzati per ridurlo consentirebbero al governo non solo di raggiungere l'obiettivo imposto dall'Europa, ma anche di pagare meno interessi. Altro denaro potrebbe arrivare dalla quotazione o dalla vendita delle Poste e delle partecipazioni che lo Stato detiene. E pure in questo caso non è detto che la mano pubblica debba cedere il cento per cento, basta che venda una parte, tenendosi come per gli immobili il resto.

Se alla valorizzazione del patrimonio pubblico - immobili e partecipazioni - si aggiungono poi la riforma delle pensioni e i tagli alla sanità del Mezzogiorno, ecco fatta una manovra in grado di riportare il debito dentro gli argini, scongiurando la bancarotta e respingendo gli attacchi della speculazione.

Come sostiene il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, l'Italia può farcela da sola, senza dover subire i diktat della signora Merkel ma senza neppure dipendere dall'elemosina dell'Europa. Non siamo la Grecia: questo è un Paese indebitato ma non povero e all'occorrenza può liquidare i propri tesori. Non servono le ricette di Giuliano Amato o quelle ancor più stravaganti di Alessandro Profumo, il quale le ha sparate talmente grosse da essere ripreso perfino dal Fatto quotidiano. Seguire chi le spese le ha sempre fatte quadrare con le tasse ci porterebbe ad avviarci più rapidamente verso il baratro. Insomma, l'Italia può risollevarsi. A patto che la smetta con i cattivi maestri, che non ci sono solo in politica, ma anche nel mondo dell'economia.

PS. Caro ministro Tremonti, visto che da indiscrezioni di stampa lei pare intenzionato a copiare la manovra che Libero suggerì un mese fa, se lo desidera siamo pronti a girargliela gratis. Lei ne trarrebbe un paio di vantaggi: seguendola eviterebbe figuracce e potrebbe risparmiare sullo staff ministeriale. Di dirigenti che sanno complicare la vita dei contribuenti, infatti, non ne avrebbe più bisogno.

di Maurizio Belpietro

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