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Guerriglia a Roma: è ora di dire basta

Editoriale di Belpietro del 16 ottobre 2011: Per Draghi è giusto che i giovani protestino, ma questi sono criminali

Guerriglia a Roma: è ora di dire basta

Sarà anche vero, come dice Mario Draghi, che i giovani hanno ragione a protestare contro la finanza speculativa. Ma quelli che hanno messo a ferro e fuoco Roma non sono giovani: semplicemente sono dei criminali. Non c'è nessuna motivazione da comprendere, nessun diritto da rivendicare, nessuna giustificazione cui appellarsi. I teppisti che hanno assaltato i ministeri, bruciato le auto, sfasciato le vetrine e distrutto gli sportelli bancari non hanno altro obiettivo che il caos. Vogliono lo scontro per lo scontro. La distruzione per la distruzione. Perché l'illegalità è il loro credo. 

A maggior ragione, la copertura che una parte della sinistra ha dato e dà a questi movimenti criminali dimostra l'irresponsabilità di un'opposizione che ogni giorno si propone al Paese come forza di governo. Quello che è successo a Roma era largamente prevedibile. Non solo poiché dieci anni fa avevamo già visto quanto accaduto a Genova, ma anche perché pochi mesi prima, sempre nella Capitale, un'altra manifestazione era finita con le devastazioni. 

Come se non bastassero i precedenti, il corteo di ieri era stato annunciato da sinistri proclami. Sul web si potevano leggere appelli alla mobilitazione che lasciavano intuire come sarebbe degenerata la protesta. Leggendoli, Libero anticipò le violenze, avvisando tutti delle reali intenzioni dei manifestanti. Ma questo non è stato sufficiente a una parte della sinistra per togliere il patrocinio all'iniziativa. Come sempre, invece di isolare i criminali, quella sinistra li ha coperti. E ancora ieri, mentre erano in corso gli scontri e Roma bruciava, quella stessa sinistra era pronta ad incolpare la polizia di quanto successo. La responsabilità delle forze dell'ordine stavolta consisterebbe nel non essere intervenute con decisione o, in qualche caso, di aver essa stessa alimentato gli scontri per sprovvedutezza. Come al solito, come dieci anni fa, i criminali vanno capiti, perdonati e trattati con i guanti bianchi. 

I celerini invece vanno considerati alla stregua di criminali quando usano il manganello per impedire assalti e brutalità, oppure di incapaci quando rimangono al loro posto a prendersi gli sputi e i sassi dei manifestanti. È accaduto anche ieri: i contestatori inferociti hanno preso d'assalto un mezzo blindato dei carabinieri e lo hanno dato alle fiamme, due agenti si sono messi in salvo per miracolo. Altri poliziotti sono stati meno fortunati. Li hanno bersagliati con pietre e oggetti di ogni tipo, a decine sono rimasti feriti.
La verità è che le forze di polizia sono state disarmate, costrette dopo anni di accuse ad assistere impotenti allo sfascio. E la criminalizzazione degli agenti che per millecinquecento euro vanno a prendersi le botte dei ribelli ha favorito i criminali. Finché la sinistra non toglierà l'appoggio e la comprensione ai movimenti violenti, che con la forza si oppongono alla legalità, questi gruppi potranno continuare a operare impuniti. Finché la sinistra non si schiererà con le forze dell'ordine contro quelle del caos, le città continueranno ad essere devastate.

Basta dunque comprensione e copertura. Se Bersani e Vendola vogliono candidarsi a governare per prima cosa devono denunciare gli agitatori. E soprattutto dire chiaro e tondo che prima del diritto di manifestare, c'è quello di rispettare la legge. Basterebbe poco. Ad esempio una norma che consenta il fermo preventivo dei facinorosi (si sa chi sono e trattenerli in questura il tempo necessario non sarebbe un gran guaio) o la diffida: si fa per il calcio, si potrebbe fare anche per no global e affini. Ma sarebbe anche sufficiente vietare una manifestazione al primo preannuncio di tafferugli. Una settimana fa, quando era chiaro cosa si stava preparando per Roma, sarebbe stato possibile fermare gli energumeni annullando tutto, anche il corteo. Ma per fare questo ci vorrebbe una sinistra che al primo posto metta la legalità, non la protesta. Ce l'abbiamo?

di Maurizio Belpietro

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