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Il partito anti-tasse

Editoriale di Belpietro del 14 agosto 2011: dopo la stangata i lettori si ribellano: vogliono un movimento contro i prelievi record

Il partito anti-tasse

La rabbia dei contribuenti ha intasato ieri la casella di posta elettronica di Libero. Molti si dichiarano elettori del centrodestra. Dirigenti, lavoratori autonomi, imprenditori. Gente che paga le tasse e che dichiara fino all'ultimo euro e che ora, proprio per questo, sarà costretta a subire un super tributo, versando anche per chi le imposte non le ha mai pagate e continuerà a non pagarle. Si tratta di persone che alle elezioni hanno votato per Silvio Berlusconi, convinte che il Cavaliere avrebbe capito i loro problemi e le avrebbe aiutate a risolverli. Altri hanno invece messo la croce sul simbolo della Lega, affidando a Bossi il compito di tenere a bada la voracità dello Stato. In questi anni, tutti, nonostante le aspettative, avevano perdonato alla maggioranza di centrodestra i ritardi nell'applicazione del programma. In particolare la promessa di tagliare le tasse, consci che la situazione economica si era complicata e rispettare gli impegni non sarebbe stato facile. 

Nessuno però avrebbe mai neanche lontanamente immaginato che Berlusconi e Bossi potessero dire di sì a una manovra che scarica sulle spalle del ceto medio i costi di errori decennali della classe politica. Nessuno infatti poteva credere a un voltafaccia che obbligasse chi guadagna più di 90 mila euro a versare il 5 o il 10 per cento in più. Il tradimento è ancor più bruciante - e lo si coglie dal tenore delle lettere - in quanto compiuto da chi aveva promesso agli elettori di essere padroni in casa propria e di poter finalmente ottenere il federalismo fiscale, ossia la possibilità che le tasse non finissero nel grande calderone romano, ma restassero a disposizione del territorio che le produce, in modo tale da migliorare i servizi e il sistema di assistenza. 

Così non sarà. Il salasso di cui il ceto medio sarà oggetto e che porterà a un prelievo fiscale mai visto prima, servirà ancora una volta a tappare le falle di una spesa pubblica che è da tempo fuori controllo e che questo governo non ha avuto il coraggio di riportare entro i limiti. 

Il tono delle lettere fa pensare che Berlusconi e Bossi stavolta non abbiano ben valutato le loro mosse. Bastonando il ceto medio essi bastonano gran parte dei propri elettori e sarà difficile che questi tornino a sceglierli come rappresentanti quando se ne presenterà l'occasione. Tra chi ci scrive, molti chiedono di dar vita a un nuovo soggetto politico che interpreti la rabbia dei tartassati, convinti che ormai né il Popolo della Libertà né la Lega siano in grado di rappresentare le loro istanze. Qualcuno addirittura ci invita a prenderne la guida, dando voce a persone che, pur essendo la forza di questo Paese, voce non hanno, al punto da non essere neppure convocate al tavolo in cui si annunciano le decisioni. 

Molto probabilmente hanno ragione. Pdl e Lega hanno fallito. Si sono piegati alla demagogia della sinistra, alle ricette di Bersani e compagni, i quali hanno in odio il ceto medio e da sempre sono per l'appiattimento salariale. Invece di tutelare la parte produttiva dell'Italia hanno scelto di schierarsi con quella spendacciona e improduttiva. Un nuovo soggetto politico che avesse come programma la riduzione della spesa e delle tasse, dunque, oggi più che mai sarebbe attuale e se nascesse siamo convinti che incontrerebbe il favore di molti elettori. Non vorremmo deludere i lettori, ma non saremo noi a prenderne la guida. A ciascuno il proprio mestiere e a noi, che a malapena riusciamo a fare gli scribacchini, quello dell'imbonitore di partito verrebbe male. Gli infingimenti e gli intrighi di palazzo non fanno per noi. 

Una cosa però possiamo promettere ai lettori. Se qualcuno darà vita a un movimento che propugna il rigore, il rispetto dei redditi prodotti dalle persone e la libera impresa; un movimento che è contro le supertasse; vuole che di imposte se ne paghino meno ma a versarle siano tutti; un partito che si oppone alla spesa pubblica improduttiva, al clientelismo e agli sprechi che minacciano di mandare in bancarotta questo Paese. Se qualcuno avrà il coraggio e la forza di dar vita a tutto questo, bene: noi gli daremo voce. L'unica cosa che in coscienza ci sentiamo e sappiamo di poter offrire. Senza compromessi.

di Maurizio Belpietro

 

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