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Mughini: Non vietate le ferie Per le Maldive non serve alibi

La crisi fa brutti scherzi: i politici paparazzati sugli atolli si 'nascondono' dietro anniversari e lune di miele. Ma perché?

Mughini: Non vietate le ferie Per le Maldive non serve alibi
Premetto che durante le recenti vacanze di fine d’anno l’unico viaggio che ho fatto  è il percorso quotidiano che da casa mia mi porta all’edicola di Rita, dove compro i miei sei quotidiani. Forse che per questo mi sento moralmente superiore e più a posto con la mia coscienza che non se fossi andato alle Maldive, o a Cortina, e ne fossi tornato debitamente abbronzato? Ma nemmeno per idea. Beninteso nel rispetto del codice civile, penale e amministrativo io ho fatto il comodaccio mio. Altri, nell’andare alle Maldive o a Cortina o dove diavolo volessero, hanno fatto il comodaccio loro. Ok io, ok loro.

Se a me le Maldive piacessero, il 27 dicembre al pomeriggio e dopo avere pagato l’ultima delle nove scadenze fiscali che mi avevano braccato durante gli ultimi 40 giorni del 2011, mi sarei involato a gran velocità per quelle isole che non so nemmeno dove siano. Mi sarei abbronzato, avrei persino bevuto champagne con la mia eventuale compagna o con gli amici del posto, e se qualcuno al mondo avesse agitato il ditino in un rimprovero, lo avrei mandato in quel posto che sapete. Altro che giustificarmi con la dizione «viaggio di nozze», pur adoperata dai miei cari amici Barbara Palombelli e Francesco Rutelli, o con la dizione «sessantesimo compleanno» usata da Gianfranco Fini, al quale Mattia Feltri ha subito obiettato che Fini e la sua compagna alle Maldive c’erano già andati per il cinquantanovesimo compleanno. Com’era nel loro pieno diritto. Il diritto di fare il comodaccio proprio. Un diritto sacrosanto e sul rispetto del quale si basa la società e la convivenza civile. Dopo che uno ha rispettato le nove o le dieci o le quindici cadenze fiscali di fine anno, ha il diritto di usare il suo reddito e il suo tempo libero come vuole. A fare i comodacci suoi. Sto dicendo tutto questo perché ho in gran dispetto questa mania «guardonistica» di scrutare il giardino del proprio vicino a vedervi se l’erba è più verde che non nel proprio. Ho in gran dispetto questo invito permamente effettivo alla quaresima (degli altri) che viene da tante subculture politiche. Ho in gran dispetto la persecuzione degli stipendi altrui e sono d’accordo con quei politici i quali replicano inviperiti ai giornalisti che li stuzzicano: «Ma perché non andiamo a vedere gli stipendi di voi giornalisti?». D’accordissimo. E do subito il buon esempio. Dopo trent’anni di lavoro nei giornali (di cui 27 in grandi giornali e 25 con la qualifica di inviato speciale) la mia pensione netta è di 3.500 euro al mese. Pagata fino all’ultima lira e fino all’ultimo minuto. Avessi avuto a suo tempo i soldi di che riscattare la laurea, ovviamente avrei una pensione immagino di 300-400 euro superiore: e ovviamente se qualcuno a quel punto venisse a dirmi che la mia è una «pensione d’oro», gli tirerei 35 calci sul muso.

Non chiamiamo con un altro nome quella che si chiama «invidia sociale», un sentimento ahinoi tra i più diffusi al mondo e non tra i più meritori. Non nobilitiamo sentimenti e pulsioni che esistono dall’età della pietra, e che dall’età della pietra appaiono riprovevoli. Ognuno di noi deve rispondere di quello che fa, ovvio, a cominciare dai propri doveri fiscali. Dopo di che è libero di comprare e godere di quello che vuole. Io il 27 dicembre al pomeriggio non sono andato ad abbronzarmi perché non rientra nei comodacci miei, ma non è che ho fatto quaresima. Ho offerto buoni vini agli amici venuti a cena, e ho comprato tre o quattro libri rari ciascuno dei quali costava quanto un pernottamento in un ottimo albergo. Mi direte che chi vi sta parlando è un misirizzi qualunque, il cui comportamento non ha alcun rilievo simbolico nella dolorante società in cui stiamo vivendo. Mi direte che una cosa è il comportamento di Cesare e della moglie di Cesare, un altro il comportamento dei misirizzi. Sul piano dei valori e delle leggi fondamentali, certo che è così. Non per questo Cesare e sua moglie devono essere costretti alla Quaresima la più rigorosa. Bere acqua di rubinetto e tutt’al più andare a pranzo dalla cognata. Se lo diceste e lo credeste, sareste solo degli ipocriti. Personalmente ho trovato miserevoli le insinuazioni sul cotechino offerto dalla signora Monti l’ultimo dell’anno ai suoi familiari invitati a Palazzo Chigi. Miserevoli.

Per stare alla realtà, e non alle chiacchiere fatte nei comizi o a Porta a Porta, tutti amiamo i bei viaggi, i begli alberghi, i bei vestiti, lo champagne più buono e fresco che sia. Solo che questi sono comportamenti privati e non devono entrare nel mirino dell’invidia sociale. Molti di noi che non eravamo berlusconiani nemmeno un po’, sostenevamo che quello di avere nella sola Sardegna sette ville dove fare raduni festanti con uomini e donne (più donne che uomini) fosse un fatto che atteneva alla dimensione privata di Silvio Berlusconi. (A un certo punto quell’andazzo ha preso un tale ritmo e tali contenuti che non era più possibile sostenerlo). Privato, e dunque comodacci suoi nei quali non interferire. Se lo pensavo delle sette ville sarde di Berlusconi, figuriamoci se non lo penso di quel membro del governo Monti cui è stato rinfacciato di avere non ricordo più quante case e appezzamenti agricoli. Avuti in eredità. E dunque qual è il problema, qual è l’accusa? Ma di che cosa stiamo parlando? E pur di azzuffarci con il nostro vicino di casa a sbollire tutta la rabbia che abbiamo in corpo. Con il pericolo di trasformare la nostra società in una giungla di belve le une contro le altre affamate.

di Giampiero Mughini

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Commenti all'articolo

  • Armadillo

    17 Gennaio 2012 - 09:09

    è chiaro che i "signori" in questione abbiano la coscienza sporca, sempre che ne abbiano ancora una s'intende, e il gesto istintivo della giustificazione puerile nasce proprio da questo. E' un pò come sentire le arrampicate sugli specchi del politico di turno a cui hanno pizzicato il segretario personale maneggiare valigie piene di contanti (e poi obbligano noi al bancomat!): "è una cosa ridicola", "io non sapevo nulla", "ho fiducia nella magistratura".

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  • Cattif.49

    17 Gennaio 2012 - 07:07

    Io sono felice quando qualcuno realizza un desiderio piccolo o grande che sia ,non so neanche cosa sia l'invidia ; in verità mi pare che la classe e la sobrietà tanto sbandierate costino un po' tantino al contribuente . D' altro canto mi chiedo come fanno i nostri politici responsabili in larga parte del fallimento dello stato ad avere voglia di vacanze esotiche o frivolezze varie : io non riesco a dormire per colpa delle tegole che incombono sul mio groppone ( imu , rincari , tasse sui risparmi di una vita , pensione taglieggiata ecc. ecc. ).

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  • gian60

    16 Gennaio 2012 - 21:09

    Concordo sul succo ma occorre ricordare (ahhh se si ricordasse di più la storia!) che la regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI ° di Francia, alla vigilia della famosa rivoluzione, sbottò coi suoi collaboratori invitando il popolo, che lamentava mancanza di pane, a mangiare i croissants! Per me, questi novelli satrapi gl'assomigliano molto . . . . poi tutto il resto è vita!

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  • Nino38

    16 Gennaio 2012 - 20:08

    Non capisco perchè dei politici, che guadagno benissimo alla faccia dei poveri pensionati, devono trovare delle giustificazioni per essere andati alle Maldive nel periodo natalizio. Io, pensionato medio, potrei permettermi una vacanza alle Maldive, ma non ci sono ancora andato poichè non ne ho sentito la necessità. Non avrei nulla da mascondere, ce ci andassi, e non dovrei trovare futili giustificazioni. I politici hanno timore delle critiche, ma non fanno nulla per ridursi i privilegi. Annibale Antonelli

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