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In un Paese realmente civile, lo Stato dovrebbe aiutarle

Il patto sull'eutanasia delle gemelle Kessler. Il dibattito. Per Filippo Facci in segreto l'eutanasia esiste già, e prima o poi verrà anche legalizzata

In un Paese realmente civile,  lo Stato dovrebbe aiutarle

Le gemelle Kessler hanno un patto d'acciaio: se una dovesse finire in coma, l'altra è pronta a staccare la spina. Alice ed Ellen sono pronte ad aiutarsi a morire. Un'intesa che fa discutere e che innescato un acceso dibattito sull'eutanasia. Secondo Filippo Facci, in un Paese davvero civile lo Stato dovrebbe aiutarle. Per Andrea Morigi, al contrario, la malattia non va disprezzata e il delitto non è la soluzione.

Faccio il mio dovere e scrivo, ma non mi piace la formula del «pro e contro» (o bibì e bibò, come si dice in redazione) a proposito di temi che riguardano il cosiddetto «fine-vita». Comprendo la funzione del dibattito, la necessità di porre le questioni «in generale» perché generali sono i problemi e generali siano le soluzioni, ma nel momento in cui si parla di fine-vita (la mia e quella dei miei cari) non siamo più in democrazia, la vostra opinione conta zero, figurarsi quella di un politico, di un baciapile, di chiunque firmi il corsivo che controbatterà alle mie tesi. Che mi frega della sua opinione, che mi frega della vostra. Tanto, alla fine, ridotte all’osso, le tesi sono sempre due: qualcuno pensa che la nostra vita ci appartenga, altri invece pensano che appartenga a un dio o a uno stato. I primi rispondono di se stessi a se stessi, i secondi invece rompono i coglioni a tutti e pensano di occuparsi del bene del mondo. I primi sono tolleranti e pensano che ciascuno possa fare ciò che vuole (anche della propria vita) e i secondi invece pensano che i primi debbano fare quello che dicono loro.

E veniamo alle Kessler: sono due donne che con probabile anticipo, lucidamente, hanno stabilito di aiutarsi a morire nel caso che una delle due non fosse più in grado di agire da sola. Se una fosse ridotta allo stato vegetativo, per esempio, l’altra l’aiuterà a staccare la spina. Fine: che c’è da dire, che c’è da aggiungere? Che vorreste fare, fermarle? Dir loro che «sbagliano»? Proibirglielo per legge? Ecco, è l’unica discussione che potrebbe sembrare sensata: se lo Stato possa o non possa collaborare a questo. Nei paesi che giudico più civili è già così, e penso che un giorno ci arriveremo anche noi. Nell’attesa, in segreto, l’eutanasia esiste già. Centinaia di migliaia di persone, da noi, muoiono per un intervento non dichiarato dei medici: decine di studi, effettuati anche da cattolici e basati sulla testimonianza di medici anonimi, hanno testimoniato quanto l’eutanasia e la sospensione delle cure sono praticate. E’ accaduto anche nella mia famiglia. Questo però riguarda ciò che lo stato vuole che io seguiti rigorosamente a farmi: i cazzi miei. Basta farseli e non ci sono problemi.

di Filippo Facci

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Commenti all'articolo

  • corindia

    01 Febbraio 2012 - 16:04

    L'argomento e' delicato e difficile, ma a questo proposito io sono convinta di una cosa soltanto: non vorrei MAI subire le stesse sofferenze che la malattia ha inflitto a mio marito portandolo alla morte ma PRIMA facendolo diventare un relitto umano, praticamente la fotocopia del protagonista del film "the elephant man", ossia una creatura che di umano ormai aveva ben poco.....Per questo lascero' scritto come mia volonta' IRRINUNCIABILE che mi vengano sospese in caso di malattia incurabile all'ultimo stadio le cosiddette "cure terapeutiche" perche' penso sia almeno mio diritto decidere se rimanere un essere umano oppure no.

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