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Pansa Che pena tra risse, prediche e patonze L'Italia del Festival fotografa la nostra decadenza

Sanremo è il termometro del nostro declino: non riusciamo più neanche ad allestire un modesto avanspettacolo

Pansa Che pena tra risse, prediche e patonze L'Italia del Festival fotografa la nostra decadenza

Le mutande. Anzi, le mutandine. Meglio ancora, il mini slip destinato a celare soltanto quel triangolo che non è elegante mostrare in pubblico: la verdura, la chiamava mia nonna Caterina. Era coperta o no la verdurina di Belen Rodriguez la sera della sua bombastica apparizione al Festival di Sanremo? E’ quello che si sono chiesti milioni di italiani, grazie alla diretta televisiva di mamma Rai. Di che cosa può discutere un paese? Con questi chiari di luna, gli argomenti sono infiniti. Li troviamo sulle prime pagine dei giornali: il lavoro, il futuro dei giovani, il presente delle famiglie, la riforma della politica, e qui mi fermo poiché i lettori di “Libero” ne sanno più di me. Però non esiste questione che abbia acceso la verve degli italiani quanto la patonza di Belen e l’invisibile copripatonza. Sia chiaro che non ce l’ho con Belen. Come succede ad altre star dello show businnes, la patonza (il copyright sembra essere dell’immortale Cavaliere) anche per lei è un ferro del mestiere. Se ha deciso di mostrarla a milioni di ammalati di tivù, la colpa, o il merito, non è suo. Ma di chi l’ ha spedita sul palco di Sanremo. Ossia dell’alto comando Rai. Un insieme di signore e signori ormai alla frutta dei quali parlerò alla fine del Bestiario.

Tuttavia, la questione emersa a Sanremo non è certo la cosina di Belen. Bensì il relativo dibattito che ha impegnato un numero sterminato di italiani. Ricacciando sullo sfondo le sparate di Adriano Celentano. Anche se il vaniloquio del Molleggiato ci ha aperto un altro spiraglio sulla decadenza inarrestabile dell’etnia italica. Sempre in lotta con i selvaggi che arrivano in casa nostra da tutto il mondo, ma incapace di riconoscere che i veri alieni siamo noi, gli italiani di razza pura. Fra le tante scempiaggini che Adriano ci ha offerto, dietro compenso adeguato, c’era la proposta di chiudere due giornali che non gli piacciono: “Avvenire” e “Famiglia cristiana”. Penso che, al tavolo dell’osteria, tutto sia lecito. Celentano è convinto che Sanremo sia la sua mescita personale. Buon per lui, un po’ meno per la Rai che lo strapagato per fare l’ubriaco in pubblico.

Mi ha colpito, invece, che molti degli ospiti presenti a Sanremo abbiano applaudito la richiesta di un imbonitore da baraccone, un tempo amato come cantante. Si può battere le mani con entusiasmo davanti alla proposta di soffocare due voci ascoltate da tanti lettori? 
Non è influente il fatto che siano testate cattoliche. Celentano mi avrebbe fatto schifo anche se avesse chiesto la chiusura immediata dell’“Unità” o del “Manifesto”. Ma gli applausi di gran parte del pubblico dell’Ariston mi sono sembrati un’altra conferma dello stato comatoso di quella che chiamiamo ancora “opinione pubblica”.   Lascio perdere gli insulti che il Molleggiato ha sparacchiato contro Aldo Grasso, il critico televisivo del “Corriere della sera”. Sono un suo lettore da molto tempo e lo considero il numero uno dei professionisti che si occupano di tivù. Però anche questa smarronata di Adriano prova che l’Italia è ridotta all’ablativo. Siamo sempre stati un paese di litiganti, abituati al botta e risposta. Ma adesso siamo diventati un paese di intolleranti, dove chi riceve le botte deve incassarle in silenzio e non ribattere. Chiudere giornali sgraditi, insultare un critico che non ti piace e farlo sotto lo scudo della Rai, che dovrebbe essere la più importante istituzione culturale del paese: che cosa esiste di peggio? Esiste soltanto un atteggiamento da regime autoritario. Possono parlare soltanto i cocchi del regime in sella. Una legge scritta dai pennacchioni in grado di decidere: tu esisti e hai diritto allo sproloquio, tu non esisti e devi tenere la bocca chiusa. E’ un sistema di esclusione che ho provato anch’io, sulla mia pelle. E vi garantisco che è molto efficace. 

Le dittature soffici cominciano tutte con questo primo passo. Sanremo, in qualche modo, ce lo conferma ancora una volta. Tuttavia il Bestiario non appartiene alla schiera di chi sostiene, con mille motivi: chiudiamo il Festival di Sanremo e inventiamoci qualche altro spettacolo. Meno sgangherato, meno volgare, meno da painacchi, come venivano chiamati dalle mie parti i villani rifatti, quelli con tanti soldi e poco stile. La mia opinione è che Sanremo debba andare avanti, per anni e anni, sempre così. E sapete perché? Perché è il termometro della nostra decadenza, l’indicatore più schietto della nostra inferiorità sociale e culturale. Mi ha colpito la telefonata di un amico che si solito non guarda la tivù. Diceva, costernato: “Non credevo che fossimo ridotti fino a questo punto. Un paese cialtrone e ignorante, incapace persino di allestire un modesto avanspettacolo”.  Diverso è il discorso a proposito sulla Rai. E’ possibile che Sanremo sia la pietra tombale del baraccone radiotelevisivo di Stato. Leggo che il governo Monti si prepara a incidere questo bubbone. Mi auguro che sia vero e che i Professori non si limitino alle buone intenzioni. Il colosso, o ex colosso, di viale Mazzini non regge più. Essendo un figlio della Casta politica, ne ripete i difetti, ingigantiti.

E’una dittatura di cartapesta che ha per unico obiettivo quello di perpetuare la propria esistenza. La nomenklatura della Rai è interessata soltanto a durare nel tempo. E lo fa tagliando le gambe a tutti coloro che non hanno amici nel bunker dei partiti in agonia.  Anche in Rai esistono eccellenze professionali che potrebbero fare bene e molto. Ma non possono muovere un passo perché il vertice aziendale, e i suoi annessi e connessi, bloccano tutto. Il governo Monti deve levare questo tappo e mandare a casa il presidente, il direttore generale e tutti i colonnelli che, insieme, tengono in vita un sistema ormai in cancrena che non regge più.  Si parla tanto di riforma della politica, del Parlamento, dei privilegi che blindano i partiti. Ma il primo passo deve essere cambiare il sistema di comando della Rai, e i vip che lo incarnano. Se è necessario tentare una rivoluzione pacifica, è da questo marmoreo centro di potere che bisogna cominciare. Può anche darsi che il dinosauro di via Mazzini sia imbattibile. E che neppure il governo Monti riesca a cambiarlo. Se andrà così, pazienza. L’offerta televisiva è diventata molto vasta. Infine resta sempre il “metodo Belen”. Ossia ricorrere all’arma segreta della farfalla sotto mutandine invisibili. Da che mondo è mondo, non hanno mai accoppato nessuno. Diventeremo tutti un popolo di guardoni. Speriamo soltanto che lo spread sia sensibile al fascino del triangolo in bella vista. E si abbassi, invece di alzarsi.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • Nina

    20 Febbraio 2012 - 09:09

    Oltre a condividere al 100% il suo scritto....mi piacerebbe complimentarmi con un giornalista che ha centrato in pieno il problema festival!!! Grazie per tentare con il suo scritto di evidenziare la decadenza ( se così avanza) del nostro paese!!!

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  • imbesi.emanuele

    19 Febbraio 2012 - 18:06

    Sottoscrivo al 100% editoriale del grande Pansa. Leggo che la RAI a Sanremo sotto di 8 miliardi delle vecchie lire!Seguivo la trasmissione di Giletti sperando in un dibattito obiettivo,ho ascoltato interventi ruffianeschi, e da paraculi,in primis questo Giletti che avrà visto un altro festival.Bravo direttore dell Avvenire e qualche giornalista.Leggendo Pansa mi sono rilassato,ottima scrittura,un godimento leggere i suoi articoli.Poi dico,la gente che guadagna tanti soldi mi sta bene,anche a me e capitato di guadagnare bei soldi.Anche per Celentano,ma stipulare quel contratto per un intervento di tipo spirituale,stride un pò,e tutto diventa poco credibile.Emanuele

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  • tunnel

    19 Febbraio 2012 - 17:05

    Con queste risse,polemiche,patonze,non è l'Italia del Festival che fotografa la nostra decadenza,ma sono gli stessi italiani del Festival , a fotografarsi,con la loro decadenza. Sig. Pansa si vocifera che hanno intenzione di tornare al Governo,con inciuci o senza, io avrei un idea,che se a Lei piace mi dovrebbe aiutare a portarla in fondo e cioè: l'anno scorso i vari partiti , Sezioni,Provincie,Regioni ecc.ecc.hanno eletto 35.000 giovani sotto i 35 anni,tutti laureati,colti e seri. La mia idea è questa,prendiamo 500 di questi nuovi giovani eletti (dopo un'accurata scelta ) e li mettiamo al Governo al posto dei 1000 ex. Parlamentari,ormai FALLITI,spendiamo la metà,visto che sono soltanto 500, con il restante 50 % degli stipendi, (paghiamo se vogliamo) una pensione normale ai 1000 ex.con gli stessi costi,abbiamo un nuovo governo + 1000 ex. in pensione,cosa ne pensa ? Provare per credere,come un vecchio motto,che va sempre di moda. Se legge questa mia post,mi mandi una piccola rispo

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  • annunziata

    19 Febbraio 2012 - 17:05

    io credo che il vaniloquio di adriano sia stato permesso per il suo passato di cantante con decine di anni di successi. Si chiama credibilità e fa si che con essa si superino le perplessità ed i dubbi che riserveremmo ad una voce sconosciuta. Tutto qui e vedrete che adriano eviterà che ci sia una prossima volta e per questo lo ringraziamo.

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