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Giacalone: lo Stato divora i soldi delle famiglie sane

La terapia fiscale del governo Monti ci consegnerà un'Italia moribonda. E ci rifilano le tasse facendoci pure la morale

Giacalone: lo Stato divora i soldi delle famiglie sane

La terapia fiscale, cui l’Italia viene sottoposta, ci restituirà un paziente in agonia. La supposta tassante viene introdotta con lubrificante moralistico, assumendo che sia l’unica via per giungere all’onestà dei contribuenti, laddove si fa finta di non vedere l’effetto reale: aumenta la pressione fiscale, ma aumenta anche il peso del debito sul  Pil; aumenta la caccia agli evasori, ma aumentano gli evasori che sono tali perché non hanno i soldi per pagare; diminuisce il reddito disponibile per i cittadini, ma non diminuisce la spesa pubblica. Ci ritroveremo ad avere sottratto ricchezza agli ammortizzatori sociali che funzionano, vale a dire il welfare familiare, senza essere riusciti a tagliare i costi di quello disfunzionale e divoratore di soldi, vale a dire il welfare statale.

I dati pubblicati dalla Banca d’Italia, aggiornati con quelli diffusi dall’Istat, dimostrano il progressivo impoverimento delle famiglie e l’erosione dei profitti aziendali. Se, nello stesso periodo, si prendono in esame la pressione e la spesa pubblica, si osserva un movimento in senso opposto. È una trasfusione di sangue dal corpo sano a quello malato. Se si guarda agli altri grandi Paesi europei ci si accorge che siamo gli unici ad avere imboccato questa strada: da noi scende il prodotto interno e anche il reddito disponibile, mentre dalle altre parti si reagisce alla recessione con un maggiore reddito disponibile (vale a dire soldi effettivamente destinabili ai consumi, dopo avere assolto gli obblighi fiscali). Il governo  ha il merito di avere portato a compimento la riforma del sistema pensionistico.  Da lì in poi, però, si gira a vuoto. La stessa discussione sulla legislazione del lavoro ha un che di surreale, perché il nostro problema non è la licenziabilità, ma l’indeterminatezza circa l’esito del licenziamento. Se passasse la proposta governativa quel problema sarebbe risolto? No, sarebbe aggravato. Ci sarebbe maggiore lavoro, ma solo per i tribunali. A dispetto della celebrata memoria di Marco Biagi, quella proposta rende meno elastico l’ingresso nel mondo del lavoro. E, comunque, la sostanza del problema produttività è fotografata dai seguenti dati: posto un salario pari a 100 un lavoratore inglese riscuote 70, uno svizzero 80, mentre quello italiano 40.  Da noi i tagli vanno fatti sul 60%, che finisce assorbito dai costi statali, non sul 40, gravato progressivamente da maggiori tasse.

Noi stiamo procedendo nella seconda direzione, e siccome non è possibile che gente istruita e ragionevole non se ne renda conto, la domanda è: perché? Le risposte che portano a complotti, trame e retroscena le lascio a chi vive di fantasia, perché credo che la faccenda sia più semplice: si crede che la salvezza dell’Italia consista nel legarsi alla politica tedesca, nel dimostrarsi capaci di adeguarsi al fiscal compact, nel collocarsi sotto l’ombrello protettivo renano. Mentre quell’ombrello, oggi, protegge solo la campagna elettorale della   Merkel (e le banche tedesche). Quell’ombrello usa le norme europee per distruggere l’Unione europea, mediante concorrenza sleale al suo interno (vedi finanziamento gratis del debito tedesco). Con l’ulteriore difetto di collocare l’area dell’euro fuori dalle ricette di politica economica praticate fra l’Atlantico e il Pacifico. Ecco perché, assorbiti i 1000 miliardi della Bce, la febbre degli spread si fa rivedere, per ora timidamente. Chi volete che sostenga i debiti pubblici di chi non sa fare altro che togliere ricchezza ai privati, rafforzando la recessione altrove vista come la peste? Se continueremo a colpire il 40% del salario, lasciando indisturbato, anzi facendo crescere il 60 dei costi improduttivi, il nostro debito sarà insostenibile perché non si fanno più trasfusioni da un corpo esangue. Nel 1995 i “giovani” (?!) fino a 34 anni che vivevano con i genitori erano il 36%, nel 2010 il 42. Difficile credere che le mamme siano divenute più apprezzate, più facile capire che stiamo strangolando il presente e asfissiando il futuro.

di Davide Giacalone

www.davidegiacalone.it

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Commenti all'articolo

  • nonnosaggio

    18 Aprile 2012 - 09:09

    Non bisogna essere laureati o aver fatto master in america per capire che ormai a parte gli statali nessuno può permettersi di spendere soldi,ormai non ne abbiamo più.Le aziende hanno delocalizzato e non capisco come possano pretendere poi di vendere agli italiani i loro prodotti.Per politici,giornali,chiesa,immigrati,sindacati ecc.....i soldi ci sono sempre,per gli italiani esodati che hanno per tanti anni pagato le tasse NIENTE.CHE SCHIFO,RIVOLTA RAGAZZI,RIPRENDIAMOCI IL PAESE E CACCIAMOLI....

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  • lepanto1571

    08 Aprile 2012 - 10:10

    Questo megalomane egocentrico è convinto, basta ricordare il nome che dà ai suoi decreti, che salverà l'Italia. Come italiano sarei disposto a contribuire se anche contribuissero i soliti noti e si facessero i tagli necessari. Gli industriali non si lamentino perchè sono loro che impoveriscono l'Italia costruendo le fabbriche all'estero e aumentando quindi la disoccupazione italiana. Gli italiani sono stanchi di queste istituzioni parassitarie e hanno ormai paura del futuro. I sacrifici vengono chiesti ai pensionati mentre ai boiardi di stato e ai giudici il mega stipendio può solo aumentare. Vergogna.

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  • patrenius

    06 Aprile 2012 - 16:04

    Condivido tutto: mi meraviglia soltanto che i Soloni mondiali ci abbiano messo tanto a capirlo, quando io, che ho solo la"sesta elementare" lo scrissi il giorno dopo dei decreti. Lo "strudel" ( gorgo) è evidente: aumentano le tasse, diminuiscono i consumi, chiudono le aziende, aumentano i sussidi e riaumentano le tasse. Amen. Io non credo ai complotti ma credo all'esproprio proletario. Sarà un puro caso, una coincidenza fortuita ma l'ispiratore, regista e spalleggiatore di questa situazione è il comunista più doc che più doc non si può: il signor presidente della Repubblica.

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  • sentinella f

    06 Aprile 2012 - 16:04

    Primo trimestre, il contatore non si è nemmeno spostato dalla lettura precedente, poiché si tratta di un locale dove non si supera il minimo e neanche i metro cubo l'anno: 47,32 euro 1a rata, alla fine dell'anno sono 200 euro. Abitazione 1a rara 1° trimestre 56,63

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