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Ma perché l'ordine dei giornalisti non attacca mai Marco?

La Carta di Roma regola la deontologia della stampa: non usate termini discriminatori. E Travaglio e Repubblica?

Confidavamo nella morte del politicamente corretto, invece stava soltanto mutando per tornare...
Ma perché l'ordine dei giornalisti non attacca mai Marco?
Confidavamo nella morte del politicamente corretto, invece stava soltanto mutando per tornare più agguerrito di prima. Ieri sono state presentate a Milano le linee guida della Carta di Roma, redatta dall’ordine dei giornalisti e federazione della stampa per insegnarci a scrivere senza discriminazioni di migranti, rifugiati, richiedenti asilo, minoranze. «Si raccomanda di evitare l’utilizzo di termini stigmatizzanti come badante, clandestino, zingaro, vu cumprà», viene specificato. Bene, ci conforta che cancellati dallo Zingarelli i termini stigmatizzanti, il mondo diventerà un paradiso terrestre. Non ci sfiora nemmeno per un istante il sospetto che una badante, chiamata d’ora in poi accuditrice professionale, infermiera di sostegno, angelo custode, si sentirà una regina. Ma dopo aver sciacquato il nostro vocabolario alle sacre fonti della Carta di Roma, che tanto ha a cuore la terminologia riservata a migranti, rifugiati, richiedenti asilo, minoranze, come la mettiamo con quell’indegno blocco di furfanti che sono i cittadini italiani? Con loro possiamo continuare a usare un linguaggio da trivio senza incorrere nelle occhiute osservazioni della Carta di Roma?

Facciamo degli esempi concreti, tratti dagli annali del giornalismo, tanto per spiegare il problema. Marco Travaglio disse che il presidente del Senato, Renato Schifani, rappresentava una tale caduta di livello che dopo di lui non poteva che venire la muffa, i lombrichi. Immaginatevi come sobbalzerebbe tutta la Carta di Roma, all’unisono, se uno si azzardasse a dire che quel tale immigrato è un gradino sopra la muffa e i vermi. Eppure quella vicenda, per la quale pure Travaglio fu denunciato da Schifani, non sollevò nessuna obiezione dai guardiani del politicamente corretto. Se poi si apre il dossier Berlusconi, non finiamo più: «Psiconano» affibbiatogli da Beppe Grillo, «caimano» coniato da Franco Cordero, giurista nonché editorialista di Repubblica, «psicofarmaco ambulante» brevettato da Curzio Maltese sempre di Repubblica, «bananiere a ventiquattro carati» patentato da Eugenio Scalfari fondatore di Repubblica, «cainano» simpatica variante escogitata da Travaglio, «Al tappone» ancora di Travaglio. Va bene, Berlusconi se non lo insulti non sei elegante. Ma Travaglio non andava tenero nemmeno con Cossiga. Il direttore del Fatto sul suo sito lo onorava del titolo di «Poveraccio emerito della Repubblica Francesco Prozac Cossiga». Sul blog del Fatto poi è una meraviglia. Un pezzo di Piero Valesio intitolato «I veri umori del popolo leghista» accosta quegli umori a «borborigmi, salivazioni giallognole» e «qualche altra secrezione fisica». Va lodato che si astenga dallo scrivere esplicitamente “merda”. Ma anche qui, non vorrete mica difendere gli elettori della Lega, di questi tempi? Più clandestini dei clandestini, escrementi umani. E le «olgettine», fanciulle prese a mazzi e trattate come sgualdrine? Se avessero detto che erano badanti, sarebbero state protette dalla Carta di Roma.

di Giordano Tedoldi

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Commenti all'articolo

  • brunello.faraldi

    05 Maggio 2012 - 09:09

    Mamma ti ha detto che sei bello, non ti ha detto che hai un'espressione da imbecille.

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  • vitali vanna

    20 Aprile 2012 - 14:02

    Travaglio, lombrico con gli occhi di rana

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  • sparviero

    19 Aprile 2012 - 01:01

    Travaglio non ce la puoi fare, sei un astioso cattivo perdente. Sicuramente hai avuto una infanzia " travagliata".

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