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Rivoluzione copernicana

Spritz, il segreto: poco ghiaccio d'estate, nessun cubetto in inverno

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Spritz, esistono cinque versioni, ma arriva l'AIBES a mettere pace

I capoluoghi del Triveneto si contendono da anni la paternità dello spritz, uno dei più comuni cocktail da aperitivo. E, secondo gli esperti regionali, i dogmi relativi alla bevanda più amata dell'estate sono tre. Il ghiaccio deve essere poco, d'inverno non è necessario e d'estate tende a annacquare l'aperitivo. La seconda regola, come riporta un vademecum proposto da La Stampa, riguarda la scelta del vino: è meglio preferirlo fermo e non frizzante e, in terza battuta, le dimensioni del bicchiere devono essere contenute. La sorpresa, comunque, è quella relativa al ghiaccio: poco, o del tutto assente. 

L'etimologia del termine deriva dal un verbo tedesco, Spritzen, che significa spruzzare. Durante l'occupazione austriaca i soldati avevano l'abitudine di diluire il vino con una spruzzata di acqua molto frizzante, o di seltz. Da questa usanza è nato il vin sprizato, o meglio spritz. Bere questo cocktail costituiva un vero e proprio rito al quale il ragazzino di Venezia veniva iniziato dal padre. Il primo spritz veniva consumato liscio, appoggiato al bancone di un bàcaro, tipica osteria veneziana. 

Negli anni si sono aggiunte diverse varianti come quella con l'Aperol, quella con il Campari, o quella più celebre a Venezia ossia quella con il Select, bevanda alcolica dal colore rosso porpora. Esiste, inoltre, una versione poco conosciuta dello spritz. Il vino bianco e la soda in questo caso vengono abbinati al Cynar, per creare una mistura decisamente più alcolica.

L'ultima parola spetta sul cocktai, però, spetta all'AIBES (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori). Secondo l'associazione, la ricetta è soltanto una. Per creare uno spritz a regola d'arte, degno di quelli che si possono sorseggiare nei migliori, cocktail bar è necessario rispettare queste dosi: 6 cl Prosecco, 4 cl Aperol e uno splash di soda water. Ma con poco ghiaccio.

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