Cerca

Come gli antichi romani,

Costano poco e nutrono:
ci mangeremo gli insetti

Omelette di larve e torta di grilli, le orride bestiole entrano in cucina. E gli chef esultano: basta camuffarli

Costano poco e nutrono: 
ci mangeremo gli insetti

L’ento-food, il cibarsi di insetti, dovrebbe essere la nuova frontiera dell’alimentazione su scala mondiale. Lo ha sostenuto pochi mesi fa la Fao: basso o nullo impatto inquinante, basso costo di produzione e di consumo, alto valore nutrizionale, l’insetto (nelle sue sterminate varianti, circa 1900) rappresenterebbe l’unico alimento «sostenibile» dall’ambiente.    Sull’argomento ha appena scritto un ebook Marco Ceriani, esperto di nutrizione e benessere, si intitola: Si fa presto a dire insetti, la nuova era del cibo (GoWare, euro 4,99).

Che mangiare insetti sia «sostenibile» dall’uomo poco importa, d’altronde gusto e disgusto sono fattori culturali. Ceriani cita Darwin: «Si stupiva del fatto che la sbrodolatura della minestra sulla barba fosse recepita come disgustosa, mentre prese singolarmente la barba e la minestra non lo fossero». Che gli insetti siano adorabili, sostiene Ceriani, lo dimostra anche la testimonianza di Dalì: «Lasciate che le piccole mosche ven- gano a me! A Porto Lligat, alla prima colazione, mi rovescio sulla testa l’olio rimasto nel piatto delle acciughe. Subito le mosche ac- corrono. Se domino la situazione dei miei pensieri il solletico delle mosche mi aiuta ad accelerarli». Ecco, Dalì ci ha convinto. Ma dove trovare gli insetti da portare sulla nostra tavola? La risposta viene affidata a Marco Valle, direttore del museo civico di Scienze naturali di Bergamo: «Numerose aziende allevano insetti come cibo per uccelli da compagnia, rettili o esche per la pesca. Ma la cosa migliore è l’autoproduzione, al pari degli orti sui terrazzi che vanno molto di moda. Un po’ come i tortellini fatti in casa».

Gli insetti - ci tranquillizzano Ceriani e Valle - sono molto intelligenti, «sono in grado di costruire reti da pesca», ma a questo punto, se l’intelligenza deve essere una caratteristica del nostro cibo, non si capisce perché non potremmo nutrirci di delfini o di oranghi, come alcune culture già fanno.
Che gli insetti siano usati come alimento da alcune culture contemporanee e passate è una delle prove a favore dell’ento-food citate da Ceriani: «Le locuste erano regolarmente utilizzate nella Grecia antica», magari sgranocchiate insieme ai minorenni durante le orge. O ancora: «Ai romani piacevano invece le larve corazzate di un insetto che essi chiamavano cossus», lo gustavano, immagi- niamo, godendo della vista di bu- della appena eviscerate di un gladiatore o di un cristiano sbranato. «In Brasile ancora oggi le termiti vengono utilizzate per il trattamento di bronchiti, reumatismi e ulcere» ed è per questo che nelle favelas non si ammala mai nessuno.

Ovviamente non manca un capitolo intitolato «Compagno insetto, per una cucina democratica», l’insetto infatti è un alimento a portata di tutte le tasche e mangiare insetti può essere conside- rata una manifestazione di affetto da parte dei ricchi nei confronti dei poveri (e costa meno che rega- lare loro una bistecca).
Ceriani ci spiega che un piatto ben presentato o un alimento non orrorifico sono vizi della nostra cultura capitalista, mentre il cibo non dovrebbe essere giudicato dal suo aspetto, dopodiché ecco nel libro la testimonianza del cuoco-star Carlo Cracco: «Quan- do posso preferisco nascondere l’insetto nella preparazione smnuzzandolo finemente o ridu- cendolo in polvere»: dopo avere attaccato la cultura del fast-food, scopriamo che il radical-chic ento-food suggerisce di cucinare dei McNuggets. Ceriani, infatti, ci tiene a ribadire che «forma e colore degli insetti (specie se neri) in genere rendono problematico se non impossibile il primo assaggio. Se vengono passati in una pastella e fritti, l’approccio è molto più facile e gustoso».
Già, il gusto. Ma di che cosa sanno, questi insetti? Presto detto: «Cavalletta: sapore tenue, poco marcato. Fornisce sensazioni diverse a seconda delle dimensioni», ed è «consigliabile asportarne l’ala prima di mangiarla perché di difficile masticazione». Il baco da seta? Ha un gusto «erbaceo». Però attenzione: sembra morbido ma «è protetto da un esoscheletro che lo rende coriaceo, difficile da ma- sticare». Il grillo ha un sapore più tenue, si frantuma in bocca e di solito va fritto. La tarma della farina ha un «sapore marcato, aggressivo al palato» e «stimola velocemente la salivazione». Sorprendente la mosca domestica: «Ha un sapore che ricorda vagamente quello della panna».

Per i più esigenti, poi, c’è un’ampia scelta di vini da abbina- re. «Merlot per i piatti a base di ba- co da seta, Inzolia per le camole, bonarda per le tarme, chianti per le cavallette». Dopo averci detto con cosa accompagnare l’insetto, ecco le ricette: tuorlo d’uovo im- panato con larve e purea di melenzane (di Carlo Cracco), sauté di coleotteri e riso, tortino proteico di grilli, omelette di larve di api. Per la donna di oggi che non sa co- me dividersi tra famiglia e lavoro ecco le locuste fritte: ingredienti per due persone, due tazze di locuste, una tazza di farina, un uovo, sale, pepe, aglio, olio di cocco o di palma. Preparazione: sbollentare le locuste poi impanarle e friggerle. E poi, proprio come il sushi (o come Alberto Sordi) correre di nascosto a farsi due spaghetti.

di OTTAVIO CAPPELLANI

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • jerico

    18 Febbraio 2015 - 11:11

    Ah, un bel piatto di spaghetti ,aglio e peperoncino !

    Report

    Rispondi

  • lucy

    27 Gennaio 2014 - 11:11

    notizia , si sono riuniti quelli della FAO a Roma per discutere della mancanza di cibo per il futuro! A Roma... scommetto che si sò fatti due bellle fettuccine o nà matriciana altro che cavalletteeeee!!!!!!

    Report

    Rispondi

  • Devogu

    26 Gennaio 2014 - 18:06

    sono i pasti preferiti della ministra per l'integrazione almeno quando era nel Congo.

    Report

    Rispondi

  • cons75

    26 Gennaio 2014 - 17:05

    Io intanto mi faccio "due spaghi" al sugo e una bella bistecca...

    Report

    Rispondi

blog