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Nuove scoperte durante il restauro

Il Mosè di Michelangelo torna a stupire tutti

Grazie al contributo di Lottomatica ultimato il salvataggio bis di uno dei capolavori assoluti dello scultore rinascimentale

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Il Mosè di Michelangelo torna a stupire tutti

Prima lo scolpì, poi lo collocò al suo posto e lì lo rifinì in base alla luce diretta delle finestre. Lo fece con una tecnica che solo oggi siamo in grado di conoscere, unico tra gli scultori rinascimentali. La leggenda narra che Michelangelo con questa scultura si arrabbiò quasi, chiedendole perché non parlasse. E chissà quante volte questo aneddoto sarà risuonato in testa ad Antonio Forcellino, il restauratore che meglio conosce la Tomba di Giulio II e il Mosè, nella chiesa di San Pietro in Vincoli, e che ha pulito lo strato di polvere scura che rendeva illeggibili i marmi e che uniformava le ombre leggere e seducenti create dallo scalpello del maestro, ridonando loro splendore. Quindici anni fa il monumento era già stato restaurato e aveva rivelato dettagli inediti della sua storia. Oggi nuovi studi, manutenzione e restauro della Soprintendenza per il Colosseo e l’area archeologica e centrale di Roma, realizzati grazie al contributo de Il Gioco del Lotto, hanno portato a ulteriori scoperte a disposizione di tutti coloro - e sono milioni ogni anno - che si fanno colpire dall’opera, visitabile gratuitamente.
Sotto lo strato di inquinamento romano, infatti  si è scoperto che la tecnica scultorea di Michelangelo si accompagnava ad accorgimenti unici per raggiungere nuovi traguardi espressivi con il marmo. Da un accurato esame delle superfici delle statue è emerso che alcune parti delle anatomie e dei panneggi sono state trattate a «lustro» un procedimento fisico-chimico che utilizza sottili fogli di piombo e ossalati: generalmente veniva usata l’urina dei bambini. Come un pittore che ripassa con il bianco le parti in luce del quadro, così lo scultore Michelangelo aveva trovato il modo di conferire alle superfici un effetto lucente che rifrange fortemente la luce. Per levigare di solito si usavano pomice e sabbie abrasive. Non qui, dove il contrasto tra i diversi gradi di finitura delle parti genera un diverso livello di luminosità e un effetto straordinario di tridimensionalità plastica. Non si conosce un altro esempio di un trattamento simile da parte di scultori rinascimentali e questa scoperta permette di conoscere un nuovo fondamentale tassello della complessa ricerca condotta da Michelangelo sulla materia. Scultore e pittore eccellente, aveva raggiunto un livello di perfezione nella rappresentazione mai toccato da altri scultori né prima né dopo di lui. Con gli strumenti nelle mani del restauratore, si è scoperto poi che la finitura superficiale dei fianchi del Mosè e del corpo del Papa sono del tutto identiche, confermando anche per questa via l’attribuzione a Michelangelo non solo del volto e delle mani del Papa ma di tutta la scultura. «Dei lavori sulla Tomba di Giulio II mi colpisce la natura di cantiere di ricerca: così come dovrebbe essere ogni restauro, e purtroppo non sempre accade», afferma il Soprintendente Francesco Prosperetti: perché oltre alle nuove scoperte sulle tecniche ci sono quelle sul programma teologico dell’ultimo progetto michelangiolesco. Che un restauro porti a tante scoperte, dice Prosperetti, non è scontato: «Anche per questo la partecipazione di uno sponsor è importante, dimostra un diverso atteggiamento dei privati verso il patrimonio, la tutela e la valorizzazione. Già a fianco della Soprintendenza nel grande restauro della Tomba del 1999-2003, il Gioco del Lotto è tornato a impegnarsi per questo nuovo intervento di manutenzione. E oggi come allora Michelangelo ci ha riservato importanti novità: la Tomba di Giulio II non finisce mai di stupirci ben aldilà della meravigliosa statua di Mosè». Fabio Cairoli, presidente e AD di Lottomatica, aggiunge:«Siamo orgogliosi di aver partecipato ancora una volta al restauro di questo monumento. La considero l’ennesima dimostrazione dell’impegno che la nostra società continua ad assumersi a sostegno del patrimonio artistico e culturale della comunità, secondo il principio a noi caro della restituzione che ci permette di contribuire in modo concreto a progetti di grande rilevanza, in un’ottica di collaborazione efficace tra pubblico e privato».

L’intervento precedente risale al 2003
Già restaurata dal 1999 al 2003, il Mosè di Michelangelo versava in abbandono: nessuno aveva rimosso le polveri che con l’umidità rischiavano di formare un grasso che poteva mettere a repentaglio le patine dei marmi. Il precedente restauro fu definito uno degli eventi più significativi del nuovo secolo nella tutela del patrimonio artistico italiano. La cura di Lottomatica è continuata dopo il 2003 con il finanziamento di una pubblicazione scientifica divenuta nel 2014 un libro, con il titolo «Michelangelo il marmo e la mente» (Jaca Book). Tradotto in francese, tedesco e inglese, il testo è la conferma dell’alto valore scientifico delle conoscenze prodotte da questo restauro e dalle attività che intorno ad esso si sono susseguite per almeno un quinquennio.

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