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Il cantiere infinito

Per realizzare la tomba di Giulio II furono necessari quasi quarant’anni

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Per realizzare la tomba di Giulio II furono necessari quasi quarant’anni

Il più noto e imponente è lui, il Mosè. La maestosa statua suscitò le riflessioni del padre della psicanalisi, Freud, che analizzò in un saggio le intenzioni di Michelangelo nel tentativo di rappresentare l’istante in cui il patriarca riesce a dominare la sua rabbia di fronte all’infedeltà del suo popolo, che in sua assenza aveva costruito un vitello d’oro per avere una effigie da adorare. Con la luce restituita oggi dal restauro anche le opere che compongono la tomba riacquistano la dignità che meritano. Le statue interamente realizzate da Michelangelo sono quelle del Papa, del Mosè, della Vita Attiva e della Vita Contemplativa mentre Raffaello da Montelupo porta a compimento quelle già abbozzate da Michelangelo, la Madonna con Bambino, la Sibilla e il Profeta. L’artista aretino fu infatti molto criticato, prima del 1542, nelle corti italiane, perché accusato di aver intascato i soldi per l’esecuzione di un grande monumento senza aver realizzato nulla. E come avrebbe potuto, se nel frattempo gli erano stati affidati lavori come il Giudizio Universale, la Cappella Sistina, le cappelle funerarie in San Lorenzo, la Cappella Paolina... Oltre ai voleri dei Papi, la tomba procedette lentamente anche per ripensamenti e cambi radicali del programma iconografico all’ultimo momento, quando mancavano pochi giorni alla conclusione e lo scultore da vero perfezionista qual era allungò il lavoro di mesi per migliorare il capolavoro. Riuscì a soddisfare il contratto, Michelangelo, ma non finì l’opera del tutto: la barba del Papa rimase incompiuta.

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