Cerca

Allergici alla cultura

Libri, il dato dell'istat: metà degli italiani non legge

28 Dicembre 2017

0
Libri, il dato dell'istat: metà degli italiani non legge

I dati sono implacabili: il numero dei lettori in Italia è sempre più in discesa libera. Stando all' indagine dell' Istat «Produzione e lettura di libri in Italia», pubblicata ieri, nel 2016 i lettori sono diventati il 40,5% della popolazione di 6 anni e più (erano il 42% nel 2015). Leggono di più i giovani tra gli 11 e i 14 anni (51,1%) rispetto a tutte le altre fasce di età.

Comunque gli italiani si posizionano tra gli ultimi al mondo non solo per libri compulsati, ma soprattutto ultimi per scarsa capacità di lettura e comprensione di un testo, record non certo invidiabile condiviso con gli spagnoli. Come certifica l' Ocse, in un recente focus, secondo il quale la percentuale dei 16-65enni italiani con "scarse capacità" arriva al 28%. Continua però a crescere il mercato digitale: più di un libro su tre (circa 22 mila titoli) è ormai disponibile anche in formato e-book, quota che sale al 53,3% per i libri scolastici.

Si legge sempre meno, ma si pubblica sempre tanto. I dati mostrano che l' editoria si conferma un business da non abbandonare, con un incremento del 3,7% dei titoli pubblicati, che pure si scontra con un calo del 7,1% delle tirature rispetto all' anno precedente. I circa 1.500 editori attivi censiti hanno pubblicato 61.188 titoli e hanno stampato quasi 129 milioni di copie (circa due per ogni cittadino italiano); in media, sono state stampate poco più di 2 mila copie per ciascun titolo pubblicato.

Il settore editoriale italiano è composto in prevalenza da operatori di piccole e piccolissime dimensioni. Gli editori che pubblicano non più di 50 titoli all' anno rappresentano nel 2016 oltre l' 86% del numero totale di editori attivi: di questi oltre la metà (54,8%) sono piccoli editori, i quali pubblicano non più di 10 titoli all' anno mentre quasi un terzo (31,6%) sono editori di media dimensione (da 11 a 50 opere). Rispetto al 2015, il numero di editori attivi è aumentato di circa il 7 per cento.

In Lombardia si trova più del 20% degli editori attivi e nel Lazio quasi il 17%. Insieme, queste due regioni ospitano circa il 50% dei grandi editori, quasi il 40% dei medi e più di un terzo dei piccoli editori. Le città con il maggior numero di editori sono Milano e Roma, in ciascuna delle quali si trova circa il 15% del totale degli operatori attivi del settore; insieme esse ospitano il 44% dei grandi marchi che, per oltre un quarto (27,5%), hanno sede nella città di Milano.

Ed forse questo un aspetto fondamentale della questione: piccolo è bello. Piccoli editori e librerie indipendenti, che devono subire il costante assalto delle grandi catene e che spesso sono costrette a chiudere, ma che riescono a non farsi cancellare completamente, magari a "risorgere" in nuovi modi, con nuove formule, magari nelle periferie o nei piccoli centri. E illuminano come tenui fiammelle il buio tunnel della lettura negletta. Non hanno rappresentato, invece, una risposta utile alla decadenza le ordinazioni online, attraverso Amazon, Ibs, e l' e-commerce in generale.

Sì, piccolo è bello e anche utile. Lo dimostra, tra le altre cose, un' iniziativa che, senza fare rumore, piano piano, in modo "virale", si è diffusa tra le piccole librerie da Sud (dove è nata) fino a Nord. Si tratta del metodo del "libro sospeso", a imitazione del famoso "caffè sospeso" partenopeo. Come raccontava per esempio Francesco Specchia su Libero nel 2014, l' idea era venuta a Michele Gentile a Polla, in provincia di Salerno, nella sua Libreria Ex Libris Cafè. Chi voleva fare il "donatore" acquistava due libri, uno per sé, l' altro per un ragazzo «sconosciuto dai 10 ai 18 anni». Il libro acquistato era consegnato dal libraio a un ragazzo che si doveva recare in libreria nei successivi sette giorni. Se il donatore voleva sapere a chi fosse andato il volume "sospeso", poteva chiedere alla libreria. Il meccanismo, più semplificato, è stato adottato da molte altre librerie. Il contagio "virtuoso" è dunque avvenuto, anche se forse non servirà a rendere gli italiani più sensibili al fascino della carta stampata. O meglio, della stampa realmente sfogliata.

di Caterina Maniaci

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media