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Cna Roma: non c’è crisi per panettoni e dolci artigianali

Cna Roma: non c’è crisi per panettoni e dolci artigianali

Roma, 22 dic. (Labitalia) - I prodotti dolciari della tradizione artigiana natalizia non conoscono crisi. Ad assicurarlo la Cna di Roma. Negli oltre 400 forni romani, infatti, le vendite hanno mantenuto le posizioni degli ultimi anni. Con un leggero incremento, dovuto all’aumento di forni che producono dolci artigianali. “È un fenomeno che sta prendendo piede negli ultimi anni”, osserva Bernardino Bartocci, presidente Associazione Panificatori della Cna di Roma.

“Ormai, per ogni quartiere della città - sottolinea - ci sono forni che producono panettone artigianale, pangiallo, panforte, pane con le noci. Fino a qualche anno fa non era così. La preferenza verso questi acquisti rispetto ai prodotti industriali è rafforzata dal rapporto di fiducia del fornaio sotto casa, dove si va tutto l’anno, e soprattutto in queste settimane in cui i romani hanno preferito non allontanarsi troppo dal quartiere”.

Dunque, un aumento della produzione (oltre 10mila panettoni artigianali saranno prodotti complessivamente quest’anno) che viene ben assorbita da un pubblico di consumatori più attento alla qualità.

Rispetto al panettone industriale, che resta secco all’esterno e morbido all’interno, spiega la Cna, la morbidezza dei panettoni fatti a mano è omogenea. Il panettone artigianale è lievitato naturalmente, morbido, umido, ma non troppo. Nella farcitura, è importante il giusto mix tra uvetta e canditi. Infine, in un buon panettone artigianale, è riconoscibile il sapore della vaniglia, del burro e delle uova. Per finire, l’aspetto esteriore deve apparire non bruciato, ma di un intenso color nocciola. Il prodotto fresco e artigianale non presenta note rancide, derivanti dalle materie prime utilizzate.

E, per chi vuole aggiungere un tocco di fantasia, un consiglio: farcirlo con crema pasticcera o farlo a pezzetti da servire in colorate coppette con ricotta e gocce di cioccolato, e ancora zabaione, marmellata, etc.

Per evitare gli sprechi, ecco i consigli di Bartocci: “L’invenduto si può donare alle comunità di beneficenza. E quello che resta in casa può essere consumato entro un mese: non sarà morbido come i primi giorni, ma è ottimo per accompagnare una sana colazione”.

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