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Filiera della risicoltura in campo per rilanciare sostenibilità e competitività

Filiera della risicoltura in campo per rilanciare sostenibilità e competitività

Pavia, 2 feb. (Labitalia) - “La sostenibilità è un fattore di successo per l’agricoltura italiana. Siamo i primi a volerla, a sostenerla, a ricercarla anche attraverso l’impegno a ridurre l’uso di agrofarmaci e l’impatto dell’attività di coltivazione su acque e terreni. Sulla sostenibilità ci vuole una grande alleanza della filiera e della politica, non può essere demandata solo alle aziende agricole e va ribadito che ha un costo”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, intervenendo al convegno su 'Agrofarmaci in risicoltura', promosso dall’organizzazione, che si è tenuto ieri a Mortara (Pavia), presso la Sala della Borsa Merci.

"In particolare, la questione fitosanitaria - ha osservato il presidente di Confagricoltura - è un argomento che può essere affrontato solo attraverso una forte integrazione tra le diverse componenti. Serve, in questo senso: un maggior coordinamento tra i ministeri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e della Salute; il coinvolgimento degli stakeholder in modo regolare; una maggiore uniformità a livello regionale nell’attuazione delle norme che non possono essere applicate in modo disomogeneo sul territorio spesso penalizzando le imprese”.

“Bisogna premiare i comportamenti virtuosi che tutelano l’agroecosistema ma, prima di tutto, occorre creare le condizioni - ha aggiunto Guidi - per assicurare un futuro alle imprese. Coniugare sostenibilità e competitività deve divenire l’occasione di rilancio dell’eccellenza italiana e non l’ulteriore causa di perdita di competitività nei confronti dei prodotti da paesi extracomunitari. In questo contesto, non servono i diktat normativi, occorrono politiche e incentivi che aiutino i cambiamenti”.

Nel corso del convegno, è emerso come la gestione delle piante infestanti sia una delle principali problematiche per la risicoltura italiana. “La diffusione di fenomeni di resistenza agli erbicidi provocano - ha dichiarato il presidente dell’Ente nazionale risi, Paolo Carrà - gravi danni alla coltivazione risicola, in termini di perdita di produttività, ma anche di aumento di impiego di diserbanti per compensare le perdite di efficacia e di incremento dei costi produttivi”.

“Il futuro del riso italiano - ha aggiunto Mario Francese, presidente di Airi (Associazione industrie risiere italiane) - si fonda sulla capacità della filiera di disporre di nuove varietà, stabili e produttive, ma anche di prodotti efficaci che le proteggano da malattie e parassiti, affinché i nostri risi possano mantenere l’alta qualità e la salubrità che i consumatori richiedono”. Le criticità nella pratica del diserbo sono state confermate da Aldo Ferrero, docente di Scienze agrarie dell’Università di Torino. “Nelle condizioni attuali bisogna ricorrere - ha osservato - a programmi di gestione basati sull’applicazione combinata di diserbanti, scelti in maniera appropriata, e a pratiche operative in grado di limitare l’aggressività delle malerbe e di valorizzare l’efficacia dei prodotti impiegati, contenendo il rischio di contaminazione ambientale”.

L’impegno a operare per la sostenibilità in una logica di filiera ha trovato pienamente d’accordo Basf, azienda chimica leader al mondo. “L'impegno verso la sostenibilità deve essere comune lungo la filiera e passare - ha commentato Alberto Ancora, responsabile della Divisione Crop Protection Sud Europa di Basf - attraverso azioni concrete: dalla messa a punto di soluzioni sostenibili da parte dell’industria alla promozione di un uso responsabile della tecnologia, fino alla valorizzazione della produzione dell’azienda risicola”.

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