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A 30 anni dal metanolo 2 bottiglie di vino su 3 sono Doc

A 30 anni dal metanolo 2 bottiglie di vino su 3 sono Doc

Roma, 2 mar. (Labitalia) - Negli ultimi 30 anni, la produzione italiana di vino si è ridotta del 38% passando dai 76,8 milioni di ettolitri agli attuali 47,4 milioni di ettolitri che hanno però permesso la conquista del primato mondiale nella produzione davanti ai cugini francesi. E’ quanto affermano Coldiretti e la Fondazione Symbola sulla base del Dossier 'Accadde domani. A 30 anni dal metanolo il vino e il made in Italy verso la qualità’.

All’indomani dello scandalo tra i diversi provvedimenti a tutela della qualità e sicurezza viene emanato il dl 18 giugno 1986 n. 282 recante 'Misure urgenti in materia di prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari' convertito con modificazioni nella legge 7 agosto 1986 n.462 (tuttora vigente) con la quale si istituisce l’anagrafe vitivinicola su base regionale, destinata a raccogliere per ciascuna delle imprese che producono, detengono, elaborano e commercializzano uve, mosti, mosti concentrati, vini, vermouth, vini aromatizzati e prodotti derivati, i dati relativi alle rispettive attività. Sono potenziati, inoltre, i servizi di controllo aumentando gli organici dei Nas, gli uffici periferici delle dogane e si istituisce presso l’allora ministero dell’Agricoltura e delle foreste, l’Ispettorato centrale repressione frodi (oggi IcqrF) articolato in uffici interregionali, regionali e interprovinciali.

Il risultato è che il calo della produzione è stato accompagnato da una crescente attenzione alla qualità con il primato dell’Italia in Europa per numero di vini con indicazione geografica (73 Docg, 332 Doc e 118 Igt). Se nel 1986 la quota di vini Doc e Docg era pari al 10% della produzione, oggi è pari al 35%, e se si considerano anche i vini Igt, categoria nata dopo l’'86, si arriva al 66%, in altre parole i 2/3 delle bottiglie.

Si stima che il vino offra durante l’anno opportunità di lavoro a un milione e duecentocinquantamila italiani tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (vinacce e raspi).

Secondo uno studio della Coldiretti la raccolta di un grappolo alimenta opportunità di lavoro in ben 18 settori: agricoltura, industria trasformazione, commercio/ristorazione, vetro per bicchieri e bottiglie, lavorazione del sughero per tappi, trasporti, assicurazioni/credito/finanza, accessori come cavatappi, sciabole e etilometri, vivaismo, imballaggi come etichette e cartoni, ricerca/formazione/divulgazione, enoturismo, cosmetica, benessere/salute con l’enoterapia, editoria, pubblicità, informatica, bioenergie.

Con 72.300 ettari di terreno coltivati da 10 mila aziende e 1.300 cantine, in Italia si trova il 22% dei vigneti mondiali coltivati con metodo biologico secondo il regolamento (Ue) n. 203/2012 che modifica il regolamento (Ce) n. 889/2008, recante modalità di applicazione del regolamento (Ce) n. 834/2007 del Consiglio in ordine alle modalità di applicazione relative al vino biologico. Il boom nella produzione di vino biologico Made in Italy non è solo l’unico cambiamento che si è verificato nel trentennio, ma significative novità hanno riguardato anche il recupero dei vitigni autoctoni con il record di 1.200 esemplari presenti in Italia e l’arrivo del Qr code in etichetta per garantire la tracciabilità dal tralcio al bicchiere attraverso lo smartphone. Ma c'è anche la possibilità di verificare sul web il contrassegno presente sulle bottiglie per avere informazioni sul prodotto, oltre che per essere garantiti rispetto al rischio di imitazioni.

Vanno ricordati anche i produttori di vino che hanno introdotto il sistema di lettura braille per non vedenti nelle etichette che, nel tempo, oltre a elemento di informazione sono diventate anche strumento di marketing anche con vere opere artistiche. Il vino è diventato anche strumento di solidarietà con un crescendo di esempi di come con il vino possa nascere lavoro 'buono' per diversamente abili, detenuti e tossicodipendenti anche con il recupero dei terreni sottratti alla criminalità.

Dal 4 agosto 2008 - segnala la Coldiretti - è arrivata la possibilità di mettere in commercio i vini a denominazione di origine nel formato bag in box, gli appositi contenitori in cartone e polietilene dotati di rubinetto che consentono di spillare il vino senza far entrare aria, garantendone la conservazione. In questi anni sono stati anche introdotti per la prima volta i primi tappi di vetro al posto di quelli di sughero, è arrivato lo spumante Made in Italy con polvere d’oro, quello fatto invecchiare nel mare e la bottiglia di spumante con fondo piatto per aumentare la superficie che i lieviti hanno a disposizione per assolvere al meglio il loro compito.

Ma negli ultimi trenta anni sono stati evidenti anche gli effetti dei cambiamenti climatici con la presenza della vite che si è spostata verso l’alto fino a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni più alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop. Un capitolo a parte - conclude la Coldiretti - è rappresentato dalla nascita e diffusione del 'Wine beauty' iniziato con il bagno nel vino, ma che oggi riguarda dal dopobarba all’amarone alla crema viso alla linfa di vite, dallo scrub agli scarti di potatura al gel di uva rassodante, dalla crema antietà allo spumante allo shampoo al vino rosato o allo stick labbra agli estratti di foglie di vite.

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