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Arriva la Guida Oli d’Italia 2016 del Gambero Rosso

Verona, 11 apr. (Labitalia) - La guida Oli d’Italia 2016 del Gambero Rosso - realizzata in collaborazione con Unaprol e curata da Stefano Polacchi - disegna quest’anno una mappa degli extravergine italiani che fa dimenticare l’annus horribilis della passata campagna olearia. Passione, esperienza, tecnologia, identità: ecco le caratteristiche degli 'artisti dell’extravergine', perché - come dice il curatore della guida - “chi plasma una materia e ne ottiene una creazione originale che emoziona è un’artista, come i 14 olivicoltori e frantoiani premiati da Oli d’Italia 2016”.

Il profilo dei produttori e delle aziende recensite nell’edizione del 2016, la sesta, raffigura dunque un mondo produttivo di grande pregio e rilevanza, cui la crisi ha dato la spinta a diventare ancora più competitivo nella qualità, innovando i frantoi, variando i tempi della raccolta e i processi di lavorazione, ponendo sempre maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale e alla tutela paesaggistica.

Secondo il presidente di Gambero Rosso, Paolo Cuccia, l’extravergine d’oliva deve seguire la strada che il vino ha iniziato a percorrere da 30 anni a questa parte "evitando gli errori evitabili grazie alle esperienze altrui e approfittando al massimo della tecnologia per ottenere il meglio da olive sane". "Gambero Rosso - ha ricordato - già da qualche tempo ha iniziato a portare in Europa, in Russia, in Asia e in America anche gli ottimi oli extravergine di oliva italiani. Per sostenere i produttori è nata Top Italian Food Beverage Experience, la nuova guida in lingua inglese dedicata alle migliori aziende agroalimentari italiane presenti sui mercati esteri o pronte per l’export. Perché la grande opportunità per affermare il valore dell’extravergine made in Italy, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è puntare all’internazionalizzazione delle imprese".

Quando si parla di oli italiani si parla anche di un territorio incomparabile, capace di esprimere una biodiversità che non ha eguali in altre regioni produttive mondiali, come ha spiegato meglio Maurizio Servili, professore ordinario di Scienze e Tecnologie alimentari dell’Università degli studi di Perugia: "Basti pensare che la Spagna, primo paese produttore mondiale, basa il 70% della produzione su meno di 20 cultivar, mentre l’Italia possiede un patrimonio varietale che supera le 510. Questo, insieme alla differenziazione ambientale (produciamo olio dall’estrema punta nord del lago di Garda a Lampedusa, piattaforma africana), autorizza ad affermare che i nostri oli sono unici al mondo sia dal punto di vista salutistico che sensoriale, ed è su queste produzioni di alto pregio che l’Italia può e deve puntare".

"La guida Gambero Rosso-Unaprol 2016 - ha confermato David Granieri, presidente Unaprol - racconta il meglio di questo paese olivicolo che produce e che, quando vuole, sa vincere le partite più difficili nella competizione internazionale dove l’elemento di discrimine è l’alta qualità. Questa guida è un contributo alla conoscenza dei migliori oli extra vergine di oliva disponibili sul mercato. È un condensato di bellezza, genio produttivo e creatività. Fin dall’ingresso nell’Eurozona, l’Italia detiene ancora oggi il primato di Paese che attrae più turisti cinesi, statunitensi, canadesi, australiani e brasiliani in Europa e nel mondo".

Ed è proprio per valorizzare territori così preziosi, oltre che per soddisfare le esigenze di chi sceglie la enogastronomia, in particolare di chi ama l’olio extravergine di oliva, come filo conduttore di vacanze e di weekend gourmet, la guida Oli d’Italia 2016 propone per ogni azienda recensita i luoghi migliori dove sostare, mangiare, acquistare. Nella guida sono indicati ben 690 siti dove mangiare (trattorie, ristoranti, enoteche, agriturismi, pizzerie), 515 strutture di ospitalità (alberghi, b&b, agriturismi, resort e country house) e 113 attività (tra negozi, enoteche e bar) dove fare acquisti golosi e legati all’olio extravergine di oliva.

Tutte le regioni d’Italia sono rappresentate nella guida, a eccezione della Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano, dove le produzioni sono ancora, quando ci sono, a livello amatoriale. Ma vediamo la classifica: a conquistare il primo posto è la Toscana, che si aggiudica 32 Tre Foglie, segue il Lazio con 24, al terzo posto troviamo l’Umbria con 15, al quarto Abruzzo e Sicilia con 12, la Puglia ne conquista 10, poco dietro c’è la Calabria con 8, la Campania e le Marche con 7, la Basilicata, la Lombardia e l’Emilia Romagna con 5, la Sardegna e il Trentino con 3, infine, il Friuli Venezia Giulia con 1 riconoscimento assegnato.

Quattordici i premi speciali attribuiti: il miglior fruttato leggero, i due migliori fruttati medi, i due migliori fruttati intensi, il Frantoio dell’anno e l’Azienda dell’anno, il miglior extravergine biologico, il miglior rapporto qualità/prezzo, il miglior monocultivar e il migliore Dop. Il premio per la migliore performance territoriale, il riconoscimento dedicato a una zona specifica fatta di cultivar autoctone e di produttori che le valorizzano è andato alla Basilicata.

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