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Nell'Anno dei Cammini da Canterbury a Viterbo con Festival via Francigena

Roma, 14 lug. (Labitalia) - C'è un turismo che rifugge dalle spiagge affollate o dai pacchetti all inclusive: è quello di chi cammina nei sentieri dei boschi, attraverso le campagne, o lungo un fiume. E' anche quello di chi sceglie di percorrere antiche vie aperte dai pellegrini che da tutto il mondo si recavano in Terra Santa, come la via Francigena. E' un turismo che ha una dimensione importante tanto che Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, ha proclamato il 2016 come l’Anno Nazionale dei Cammini. Stato, Regioni, comuni, enti locali, pubblico e privato si sono riuniti per la prima volta attorno a 6.600 chilometri di cammini naturalistici, religiosi, culturali e spirituali che attraversano l’intero Paese.

In linea con l'Anno dei Cammini è anche la sesta edizione del Festival europeo Via Francigena Collective Project 2016: “Festival dei Cammini”, promosso dall’Associazione Civita e dall’Associazione Europea delle Vie Francigene e patrocinato dal Mibact e dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Un Festival nato "5 anni fa, senza risorse, con 30 eventi: oggi ne conta 729 e continuano a crescere da Gerusalemme a Canterbury", dice a Labitalia Sandro Polci, architetto, direttore dell'iniziativa realizzata con il contributo di Regione Toscana, Regione Lombardia e Novasol, oltre che con il supporto del progetto europeo “Europe to Turkey on Foot”, cofinanziato dall'Ue e dalla Repubblica di Turchia. "Un segno -spiega Polci- che la condivisione e la sharing economy hanno questo piccolo (ma neanche troppo piccolo) modello applicativo: insieme è meglio".

La via Francigena, dice ancora Polci "era la grande via internazionale che conduceva in Italia e attraverso l'Italia in Terra Santa. Quello che oggi rimane, dopo tante mutazioni storiche e dopo tanto parlare di Europa (e non sempre nei termini che meriterebbe) è il fatto che la via Francigena è il 'sistema nervoso' che ha innervato nei secoli i nostri territori, rendendoli molto più coesi, e rendendoli molto più capaci di scambi economici, commerciali, sociali. E' stata anche una via di guerra, ma è stata innanzitutto una via di cultura condivisa. E questo è quello che oggi ci interessa sottolineare, la vera forza di questa via".

Gli eventi del Festival della via Francigena, partito il primo luglio e che terminerà il 20 novembre, sono moltissimi. L'elenco completo è su www.festival.vie francigene.org. "Chi visita il sito -ricorda Polci- trova tre tasti: quando, che cosa, dove. Chi cammina o ha intenzione di camminare, cliccandoci sopra può scoprire quello che vuole incrociare dopo una giornata di cammino: musica classica o la presentazione di un libro o la celebrazione di un cibo. Ma non quello 'stellato' -avverte- ma quello che nasce dal territorio, che si vede crescere camminando, che si vede lavorare e preparare".

Per il 20 novembre, annuncia Polci "ultimo giorno del Giubileo della misericordia e anche del Festival, abbiamo ottenuto dalla Provincia di Siena la disponibilità degli ostelli per ricevere gratuitamente i viandanti: il Festival si chiude così con l'ultimo atto di condivisione, la misericordia".

Tra gli eventi della seconda metà di luglio, ci sono "Il Mondo di Federico II" a Castel Lagopesole (Pz, ), o 'In Cammino lungo la Via Francigena in completa libertà', da Viterbo a Roma in 5 giorni e 4 notti con ospitalità in ostelli o le "Camminate gioachimite", percorso che parte dalla casa natale dell'abate Gioacchino, nel comune di Celico e giunge a San Giovanni in Fiore, dove il "calabrese di spirito profetico dotato" riposa.

"C'è chi dice che la saggezza cammina a 5 km all'ora -ricorda Polci-. E fare la via Francigena in alcune parti o nella sua interezza permette di perdere quella dimensione del tempo e dello spostamento che cancella la vera emozione e la capacità di riflessione". Per questo "non ha senso chiedere se uno è credente o no -osserva Polci-: quello che unisce le persone è una volontà di un appagamento spirituale, declinato da molti in senso religioso, ma anche, da molti, in senso culturale e ambientale".

"Crediamo molto nello strumento festival", sottolinea l'architetto perché "la via Francigena non è un'infrastruttura, è un metro e mezzo di terra battuta che permette dopo una pioggia di camminare dignitosamente e poco di più. E ha bisogno di emozione: chi cammina cerca sì la rete dei servizi, la sicurezza, la conoscenza, ma soprattutto dà corpo a quella curiosità mista a inquietudine che porta una persona da solo o insieme ad altri a praticare fino in fondo un cammino a passo lento". Insomma, conclude Polci "non esiste la religione del cammino: esiste la scelta personale di come misurarsi nel cammino".

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