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La filiera vitivinicola italiana vale 7,3 mld euro per export

La filiera vitivinicola italiana vale 7,3 mld euro per export

Milano, 8 set. (Labitalia) - I prodotti alimentari e delle bevande dell’Italia, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, ottengono risultati straordinari sul mercato mondiale collocando il nostro Paese tra quelli più competitivi nel settore 'Food&Wine'. In particolare, negli anni più recenti, l’industria enologica italiana ha conosciuto un vero e proprio boom trascinando con sé l’intera industria delle bevande alcoliche. A rilevarlo una ricerca sull’importanza della filiera vitivinicola italiana nell’economia nazionale e internazionale condotta dalla Fondazione stessa, presentata questa mattina, a Milano, da Federvini (Federazione italiana industriali produttori esportatori e importatori di vini, acquaviti, liquori, sciroppi, aceti e affini) insieme a Fondazione Edison.

Due i focus della conferenza stampa. Da un lato, un approfondimento sul commercio estero della filiera vitivinicola italiana con gli ultimi dati di export e di bilancia commerciale del settore e dall’altro un’analisi del contributo dato dai vari territori italiani (sia Regioni che Province) alla filiera stessa.

Nel 2015 l’industria ha ottenuto nuovi record: le esportazioni hanno raggiunto i 7,3 miliardi e il saldo commerciale ha registrato un avanzo di 5,8. Di questi i vini di uve contribuiscono con 5,4 miliardi di export e 5 miliardi di surplus commerciale. Secondo l’Indice Fortis-Corradini elaborato per conto della Fondazione Edison che calcola le eccellenze competitive nel commercio internazionale in base al saldo commerciale, l’Italia nel 2015 (ultimi dati disponibili) si è posizionata al secondo posto nel mondo per saldo commerciale in vini di uve in bottiglia e in vini spumanti, e prima in assoluto in aceti, liquori, vermouth e amari.

Nel 2015 il Veneto si è confermato la principale regione italiana esportatrice di vini e bevande alcoliche con oltre 2 miliardi di euro di valore dell’export, segue il Piemonte con 1,4 miliardi, in leve calo rispetto al 2014 (-0,8%), la Lombardia con 1 miliardo di export e la Toscana con 930 milioni), entrambe in crescita. Valori importanti sono registrati anche dal Trentino Alto Adige e dall’Emilia Romagna, rispettivamente 542 e 370 milioni di euro.

L’approfondimento dei dati a livello provinciale permette di scoprire che dei 7,3 miliardi di euro esportati complessivamente dall’industria dei vini e delle bevande alcoliche circa 2,3 miliardi derivano da sole 3 province italiane che esportano rispettivamente valori superiori a 500 milioni di euro: Verona, Cuneo e Treviso. A queste si aggiungono altre 7 province, che si posizionano nella classe di fatturato estero che va dai 200 milioni di euro ai 499, che insieme raggiungono un export di 2,2 miliardi. Da queste 10 province italiane deriva il 60% dell’intero export italiano di vini e bevande alcoliche.

L’industria dei vini e delle bevande risulta essere di fondamentale importanza per l’economia del territorio di alcune province italiane in quanto ne rappresenta il principale settore per valori di export. E’ il caso della provincia di Trento, Siena e Asti; o il secondo settore come nel caso delle già citate Verona e Cuneo e nel caso di Venezia.

"Il valore delle esportazioni italiane nel settore del vino e delle bevande alcoliche - ha dichiarato il presidente di Federvini, Sandro Boscaini - è un importante indicatore della qualità dei nostri prodotti. L’intera filiera vitivinicola non può però rimanere ferma e cullarsi dei risultati positivi finora raggiunti e pertanto, come già suggerito dal ministro Martina, occorre uno sforzo maggiore da parte di tutti i soggetti della filiera per migliorare ulteriormente la qualità della produzione italiana".

"L’impegno comune da parte di tutti i protagonisti del mondo vitivinicolo - continua il presidente di Federvini - deve essere orientato a far sì che il vino italiano diventi espressione di esperienza, tradizione, cultura, territorio e valori umani. Le previsioni per la vendemmia di quest’anno sono veramente ottime - conclude Boscaini - e di conseguenza le aspettative sul mercato sono buone ed in crescita rispetto all’anno precedente".

"Pochi settori come quello del vino, degli spumanti, dei liquori, degli amari e degli aceti contribuiscono in modo altrettanto importante - ha dichiarato Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison e docente all'Università Cattolica di Milano - alla bilancia commerciale italiana. Non è soltanto un contributo quantitativo, che in termini di surplus con l'estero vale oltre 5 miliardi di euro, una cifra davvero straordinaria. Ma è anche un contributo culturale e sociale a 360 gradi di un modello produttivo sia verticale sia trasversale, che valorizza nello stesso tempo tradizioni, agricoltura, tipicità territoriali e occupazione, trainato da una imprenditoria dinamica, capace di essere locale ed internazionale a un tempo. La filiera del vino è una bandiera del Made in Italy che ogni anno sta dimostrando di saper fare passi in avanti enormi in termini di qualità e innovazione".

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