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Mipaaf, molluschicoltura principale produzione ittica italiana

Mipaaf, molluschicoltura principale produzione ittica italiana

Roma, 22 nov. (Labitalia) - La molluschicoltura rappresenta la principale produzione italiana di prodotti ittici. Oggi, in Italia, operano sul nostro territorio circa 800 impianti che producono 140 mila tonnellate l’anno di prodotti freschi, che contribuiscono a circa il 40% della produzione ittica nazionale e al 30% circa della domanda di prodotti ittici freschi. Sono alcuni dei dati del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, resi noti oggi in occasione della presentazione del programma che, con Unioncamere, coinvolgerà le grandi categorie di soggetti della filiera ittica, dalla produzione al consumo.

L’acquacoltura italiana, all’avanguardia in Europa per l’eccellente qualità delle produzioni, negli ultimi 10 anni non ha espresso quelle potenzialità di crescita e innovazione attese e oggi non svolge quella funzione vicariante alla pesca per la fornitura dei prodotti ittici, che nel nostro paese provengono ancora per l’80% da prodotti importati di pesca e allevamento. Secondo i dati Fao (2014), nel 2012 l’Italia ha rappresentato il 13% del volume della produzioni da acquacoltura dell’Ue 27, al quarto posto dopo Spagna, Francia e Regno Unito, e il 10,7% del valore della produzione.

L’Italia, come la Spagna e la Francia, concentra la sua produzione soprattutto sulla molluschicoltura; è il principale paese produttore dell’Ue 27 di vongole veraci (della specie Ruditapes philippinarum), con un 94,2% in volume e un 91,6% in valore.

L’Italia copre, inoltre, i due terzi della produzione acquicola comunitaria per quanto riguarda i mitili (specie Mytilus galloprovincialis), e rappresenta il 45% della produzione di storioni (famiglia Acipenseridae) e il 20% circa della produzione di trota iridea (Oncorhynchus mykiss).

Nel 2013 la produzione nazionale ha fatto registrare un incremento in volume, rispetto al 2012, di 140.846 tonnellate (+2,6%), per una ripresa nella produzione di molluschi (+5,7%), a fronte di una riduzione delle produzioni di pesci –(2,3%).Il trend nel decennio 2003-2013 evidenzia un tasso di contrazione medio annuo dell’1,3%.

L’acquacoltura in Italia comprende l’allevamento di 30 specie di pesci, molluschi e crostacei, ma effettivamente il 97% della produzione nazionale si basa su 5 specie: la trota (acque dolci), la spigola e l’orata (acque marine) e tra i molluschi, i mitili e le vongole veraci.

Le imprese totali di acquacoltura censite in Italia nel 2013 sono 820, in calo di quasi il 10% rispetto al 2010, in trend crescente (+22%) rispetto al 2002. Si osserva una riduzione nel numero di impianti negli ultimi 5 anni (-12%), in parte determinata da riorganizzazioni delle imprese (soprattutto nella molluschicoltura) e in parte dalla chiusura momentanea o definitiva per inattività degli impianti di maricoltura per l’allevamento di pesci marini.

I dati di occupazione evidenziano una leggera crescita degli addetti nel decennio 2002-2011, che nel 2011 hanno raggiunto le 7.426 unità (+5,5% rispetto al 2003), ma sono in netto calo rispetto al 2008 (-12,6%). Migliora la composizione dell’occupazione: nel 2003, le unità fisse rappresentavano solo il 66%, mentre nel 2011 gli occupati fissi sono il 93% degli addetti.

L’Emilia Romagna e il Veneto rappresentano circa il 50% della produzione nazionale, seguite dal Veneto (17%), Friuli Venezia Giulia (13%), Puglia (9%) e Lombardia (4%).

La piccola pesca o pesca costiera artigianale nell’Unione europea è da molti anni al centro dell’attenzione della Politica Comune della Pesca, e trova particolare considerazione nel nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp) che riserva alla pesca costiera artigianale misure per lo sviluppo della sostenibilità di questo segmento considerato generalmente meno impattante sulle risorse e a maggiore valenza sociale e, nel Mediterraneo, non competitivo in mancanza di sostegni pubblici.

Il Regolamento 508/2014 rivolge un’attenzione particolare alla situazione della pesca costiera artigianale ed obbliga gli Stati Membri nei quali oltre 1.000 pescherecci possono essere considerati adibiti alla pesca costiera artigianale, a redigere un piano d’azione per lo sviluppo, la competitività e la sostenibilità della pesca costiera artigianale, evidenziando dunque la necessità di politiche mirate.

I dati dell’Archivio Licenze Pesca, aggiornato al mese settembre 2015, riportano la suddivisione della flotta della pesca costiera artigianale italiana per Regione e per sistemi di pesca presenti in licenza, da soli o in accoppiamento con altri sistemi. Il totale dunque è maggiore del totale delle imbarcazioni iscritte per ogni singola Regione. La Regione Basilicata non compare in quanto le relative imbarcazioni sono accorpate con i compartimenti delle Regioni limitrofe. Le imbarcazioni iscritte nel registro risultano essere 12.414 e quelle della pesca costiera artigianale 7.475 , ovvero il 60 % circa del totale della flotta italiana. In questo insieme manca il numero delle imbarcazioni del comparto della pesca delle acque interne che rientra nelle competenze delle Regioni.

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