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Il bavaglio

Pisapia censura Libero: vietato il suo profilo twitter

Il sindaco di Milano ci impedisce di accedere al suo profilo e alle sue dichiarazioni

Giuliano Pisapia

 

Quando portava i calzoni corti, gridava insieme con Mario Capanna «il est interdit d'interdire», «vietato vietare». Ma oggi che comanda lui, Pisapia vieta eccome. Su twitter, infatti, ci ha chiuso la porta in faccia. Noi di LiberoMilano non possiamo seguire quel che scrive su @giulianopisapia. Sarebbe già sgradevole se fosse il suo profilo personale. Ma non lo è, perché lì spiega di essere «avvocato e sindaco della città che amo. Su twitter grazie al lavoro del mio staff web». 

Lì posta informazioni pubbliche, tipo: «Partiti i lavori della linea 4 della metropolitana», «Bilancio, più investimenti su sicurezza e polizia locale». Non ci scrive gli affari suoi, insomma, ma cose che interessano la città e quindi anche il nostro giornale. Noi, però, non possiamo seguire. È come se in una conferenza stampa ci chiudesse fuori. «Siete di Libero? Non potete entrare». 

Mossa sciocca per tre motivi. Prima di tutto politicamente. Saremo forse su fronti opposti, sinistra e destra, ma il sindaco è sindaco e non può parlare solo con quelli della sua sponda.  O non è il sindaco del dialogo e della partecipazione quale si vanta di essere. In secondo luogo, è sciocca a livello comunicativo. Pisapia è il sindaco dei nuovi media: come Obama, ha vinto usando twitter e facebook. Dovrebbe sapere che questi mezzi non sono bacheche su cui appendere le proprie comunicazioni. Non sono la tivù, che stai dentro il tubo catodico e non senti quel che dice chi ti guarda. Non sono comunicati stampa. Tocca ascoltare. C’è poi la questione giuridica: Libero sarà sporco e cattivo, ma è pur sempre un giornale. Il diritto di cronaca e di critica non possono valere solo per la stampa che loda, o per quella in cui lavorano parenti e amici. Li deve garantire anche a questi rompiballe.

di Albina Perri

 

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