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La palude democratica

Penati e il sistema Sesto: i pm cercano la tangente rossa fra Dubai e Romania

Caso Serravalle, rogatorie in arrivo. Sotto osservazione i movimenti bancari esteri riferibili a due professionisti legati all'ex sindaco Pd
Penati e il sistema Sesto: i pm cercano la tangente rossa fra Dubai e Romania

di Laura Marinaro
e Andrea Scaglia

A caccia della tangente nascosta. Quella che si sarebbe celata dietro l’operazione Serravalle, in seguito alla quale nel 2005 la Provincia di Milano - allora guidata da Filippo Penati - acquistò dal gruppo Gavio il 15 per cento delle azioni della società Milano Serravalle, proprietaria dell’autostrada Milano-Genova e delle tangenziali meneghine, così acquisendone la maggioranza assoluta. Un affare che costò alle casse pubbliche la bellezza di 240 milioni di euro, permettendo al gruppo imprenditoriale di realizzare una plusvalenza di 176 milioni. Questo perché le azioni, dalla Provincia pagate 8,83 euro l’uno, erano da Gavio state acquistate mica tanto tempo prima a soli 3 euro.

Questo il punto di partenza. E, dicevamo, i magistrati di Monza - gli stessi che per Penati e altri ventidue hanno l’altro giorno chiesto il rinvio a giudizio per le vicende di malaffare e malapolitica a Sesto San Giovanni - dell’esistenza della tangente sono convinti. Parecchie aspettative suscitano le rogatorie inoltrate in Romania e a Montecarlo e a Dubai, Paesi in cui si sospetta possano esser finiti i soldi. Certo è che il tempo stringe, le indagini non potranno protrarsi ancora per molto. Non dovesse emergere alcun elemento in grado di sostenere definitivamente l’ipotesi investigativa, la Procura  non potrà far altro che archiviare - come peraltro è più che giusto. Walter Mapelli, il pm che più di tutti ha indagato sulla faccenda, lo dice chiaro: «Io mi devo attenere alle risultanze, e se non trovo i soldi non posso andare lontano».

Di indizi gli inquirenti ritengono d’averne raccolti parecchi. I due milioni versati al grande accusatore Piero Di Caterina, con la scusa di un’operazione immobiliare fittizia, da una società di Gavio e nell’interesse di Penati, da cui lo stesso Di Caterina reclamava la restituzione - e questa, secondo l’ipotesi iniziale dei pm, potrebbe essere una “traccia” degli accordi illeciti fra Gavio e Penati derivanti proprio dall’operazione Serravalle. E poi le riunioni, svelate a Di Caterina dal collaboratore di Penati Antonino Princiotta, tenute nello studio dell’inizialmente fantomatico commercialista «Ferruccio di via Pontaccio a Milano», in cui si sarebbero definiti i particolari dall’affare, mazzetta compresa   - presenti i collaboratori di Penati  Renato Sarno, Giordano Vimercati e lo stesso  Princiotta, insieme con Bruno Binasco, dirigente di primo piano del gruppo Gavio, e Maurizio Pagani, manager di Banca Intesa, istituto che fornì alla Provincia i soldi necessari (inizialmente questo «commercialista Ferruccio» non si trovava, poi è stato identificato in Ferruccio Piantini, consulente finanziario che assistette una delle società di Gavio nell’operazione, e comunque ha negato gli incontri). E poi le perizie disposte dalla Provincia e consegnate dopo che l’affare s’era già chiuso, e l’assurda corsa sul filo delle ore per cambiare le ragioni sociali delle società coinvolte, spesso in spregio di regolamenti e buon senso.

Indizi, sospetti. E i pm restano convinti che  siano due, i personaggi centrali della vicenda, i professionisti di collegamento. Uno è il già citato Renato Sarno, vero uomo-ombra di Penati per anni,  noto architetto e collettore di consulenze: per dire, fra il 2005 e il 2009, dopo che la Milano Serravalle era stata acquisita dalla Provincia di Penati, incassa dalla società due milioni per le sue prestazioni. D’altra parte,  ha lavorato e parecchio anche  Gavio - in particolare per la società Sina, a cui ha fornito consulenze pure  lautamente retribuite.

L’altra figura è quella di  Matteo Rocco, anch’egli indagato per concorso in corruzione (come Sarno, Penati e tutti gli altri), all’epoca dirigente della filiale di Lugano della San Paolo Suisse Bank (gruppo Intesa) proprio quando i ricavi delle due società di Gavio Astm e Sias derivanti dall’affare Serravalle furono trasferiti in quella banca, e poi passato nel consiglio di amministrazione della Astm - dunque alle dipendenze del gruppo stesso. In particolare, la Procura di Monza ha analizzato movimenti bancari  per oltre cinque milioni di euro, segnalati come sospetti anche dalla Banca d’Italia. Ma siam sempre lì: indizi, sospetti, ipotesi. Non bastano: manca la prova per affermare che la tangente  effettivamente ci fu. Non è davvero particolare da nulla.

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Commenti all'articolo

  • fonty

    fonty

    04 Ottobre 2012 - 11:11

    Io di notte dormo benissimo, a parte le zanzare (noiose come te) che hanno imperversato tutta l'estate. Ti notifico che non ho beniamini, io la pagnotta me la sono sempre guadagnata con il mio lavoro senza bisogno di aiuti politici nè altro, per cui quando sento queste macroscopiche ruberie che toccano anche le mie tasche visto che tasse ne ho pagate molte, senz'altro più di te di sicuro, mi incacchio come una iena e non guardo se sono di dx o sx o di centro del buco del c..o, per me sono ladroni e basta e vorrei che la magistratura li perseguisse in ugual misura, senza distinzioni politiche e non con qualche timidezza come ha fatto fino adesso con il tuo di beniamino Penati, forse per la paura di toccare qualche santuario. Comunque staremo a vedere ed eccoti spiegato l'arcano che non riesci a capire.

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  • antikomunista10

    03 Ottobre 2012 - 16:04

    Ma cosa aspetta il PD ad ammettere le sue colpe e dire che il "Sistema Sesto" è il "Sistema PD", che li mettano tutti in galera ? Ma come potranno votare con noi il decreto anticorruzione.

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  • feltroni ve le suona ancora

    03 Ottobre 2012 - 15:03

    Non ci dormi la notte eh? Duri da digerire gli arresti di tutti i tuoi beniamini. Ma poi, ti pare che i giudici possano mai prendere in considerazione un deficiente che arriva in mutande di Armani e con la fascia tricolore? "Avete capito?" "Avete capito?" "Avete capito?" "Avete capito?" "Avete capito?" AH AH AH Non ti dai pace. Su da doss barbun...

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  • fonty

    fonty

    03 Ottobre 2012 - 15:03

    Così le definì il sindaco di Milano dell'epoca Albertini nelle sue denunce (ben quattro) fatte alla magistratura prima che questa si svegliasse e cominciasse ad indagare sull'operazione, che dimostrava agli addetti ai lavori tutta la sua inconsistenza e la sua antieconomicità per l'ente pubblico, parlando con il P.G. Borrelli. Avete capito ? Così ben studiate e congegnate che sarà difficile trovare il bandolo della matassa con un'omertà tale tra ivari personaggi coinvolti che la mafia avrebbe tutto da imparare. Questo spiega la sicumera e la sfrontatezza del Penati che ancora non si vuol dimettere e continua a negare ogni addebito.

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