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Che Guevara-Capanna, non si taglia il vitalizio per il nostro bene...

Che Guevara-Capanna, non si taglia il vitalizio per il nostro bene...

Ogni volta che rimane incasinato in un ricorso, in un pensiero, perfino in un aggettivo, Mario Capanna comincia ad evocare le sue barricate sessantottine alla Cattolica, lo sguardo rivoluzionario, la barba nera scarmigliata dal vento della Storia. Comincia e per farlo smettere bisogna abbatterlo.
Ieri l’ha fatto, ancora una volta, prima in una lettera al Corriere della sera che l’annoverava tra gli «irriducibili del vitalizio» per la sua pervicacia nel volere ricorrere contro il taglio del 10% al suo vitalizio (lui, che di vitalizi ne ha due); e poi l’ha ribadito alla Zanzara su Radio 24, dove, punto da Giuseppe Cruciani, ha affermato, prospettando l’indegna decurtazione di 200 euro di «non voler vivere come un barbone sotto un ponte». Io la vita da barbone a 5mila euro nette al mese la farei volentieri. Capanna il Tarzan delle barricate,il Che Guevara alla cassoeula, invece, invaso dal sacro terrore d’un futuro di stenti, ha specificato che lui sì, fa ricorso al Tar assieme a 53 indomiti colleghi ex consiglieri regionali. Ma lo fa per principio: «Perchè i diritti acquisti costituzionalmente garantiti non possono essere intaccati: si stabilirebbe un precedente devastante». Il che, tecnicamente, può essere. Ma Capanna, l’Ho Chi Minh del Naviglio, dimentica un dettaglio. Che la questione non è giuridica; attiene piuttosto all’etica della politica (che Capanna scambia spesso per epica, la sua). Invece di citare la focaccia di Cerbero intasata di spezie soporifere che i giornalisti darebbero al popolino bue, pensi a non propinarla a se stesso. Sono quasi 50 anni che Capanna, di cui si conosce il ruggito ma sfuggono, nel complesso, le opere, predica la lotta al sistema dal ventre del sistema, Dp, Verdi, Gruppo Misto: un errabondare che gli ha fruttato ben tre vitalizi (ha rinunciato a quello del Parlamento europeo). Sa bene che in un momento di crisi, il beau geste, la rinuncia al privilegio -sì, quei vitalizi fuori misura rispetto agli omologhi in tutto il mondo, sono un privilegio- dovrebbe arrivare dai politici. Specie dai compagni che sventolavano gli ideali di Pancho Villa e ora si ritrovano aggrapati al comma dei loro ricorsi, come un qualsiasi politicante medio della Regione Sicilia. Ma, per carità, è tutto legittimo. Purchè Capanna, il nostro piccolo Trotsky, ora non ci venga a rompere i coglioni che lo fa per la nostra pensione. Hasta la victoria...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • gianni-1

    gianni-1

    15 Marzo 2015 - 01:01

    Nn mi è mai piaciuto questo merdoso comunista, guardando la foto non riesco capire se è fotografato di faccia o di culo,,,,,,,,,,,,,

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  • rendagio

    04 Marzo 2015 - 03:03

    questi sono i risultai di un 68 devstante ed immorale, voluto dalla sinistra comunista senza rispetto della vita latrui pronta scarificare innocenti in nom edle partito Capanna e´ parte di questo abominevole famigerato sistema , uno squallido parassita di stao (comunista)

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  • lory.franzy

    08 Febbraio 2015 - 19:07

    E' stato un mediocre come politico! Ha avuto il suo momento di gloria con il movimento studentesco ma oltre a sbraitare e criticare la situazione economico/politica dell'epoca (anni '60) non ha concluso NIENTE lo sbraitare del 68 gli ha valso i vitalizi che prende ancora oggi ma di concreto non ha fatto proprio NIENTE!

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  • allianz

    17 Gennaio 2015 - 22:10

    Una volta tanti anni fa un amico poliziotto infiltrato alla Cattolica mi parlò di questo lercio straccione rosso e delle leggere di cui si circondava...Roba da fare accapponare la pelle.Ancora oggi fa capolino ogni tanto.Ma non si è ancora estinta la sua razza merdosa?

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