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Cinzia Sasso: vi spiego Giuliano Pisapia. Ma il sindaco sono io

Cinzia Sasso: vi spiego Giuliano Pisapia. Ma il sindaco sono io

Proprio vero: le donne piangono il giorno del matrimonio, gli uomini dopo.
A leggere la rocambolesca intervista sul Corriere della sera che Francesco Battistini, già inviato di guerra (e qui l’eroismo da trincea forse è servito...) fa a Cinzia Sasso, moglie ipercinetica di Giuliano Pisapia, il pensiero m’è corso -con rara pietas umana, onestamente- al sindaco. «Aveva un eloquio formale, da avvocato. L’ho aiutato a cambiare il suo modo di parlare, io avevo fatto un master per i discorsi in pubblico», racconta la Sasso sull’arte oratoria del consorte. «Al corteo dei sindaci contro il terrorismo, ci siamo accorti che gli mancava la fascia tricolore, l’ho attaccata a Giuliano sul davanti con una spilla», continua la Cinzia sulla tenera sbadataggine di Giuliano.

«La seratona è quando lui torna a un’ora decente, e sta a casa a giocare a Ruzzle (lo batto regolarmente)», spiega ancora la signora. La quale, dunque, risulta invincibile nei giochi da tavola contro il marito; oltre che nella cura dei rapporti del marito: «Il più simpatico è stato Dominique Lapierre, ci ha invitati a Calcutta. Il più tenero Ratzinger: ah, so che lei fa la giornalista. Ero basita...». E perfino si rivela impeccabile nella tenuta del look del marito: «Io non posso andare ciabattona dal fruttivendolo sotto casa, anche se noi della provincia siamo abituati a vestire meglio di quelli di città...», come dire: Giuliano prima di me era un po’ stazzato, tipo che sbagliava i colori, metteva il maglioncino ocra sotto il blazer, non annodava bene la cravatta; anche se, a dire il vero, non ricordiamo che il sindaco, prima della Cinzia, andasse in giro come un barbone. Certo, la Cinzia, su questa storia del look, rincara la dose: «Ricordo la Prima della Scala nell’anno della sobrietà: ci fu un gran consulto su quale abito dovesse indossare, prima con Napoletano e poi con Monti. Poi Monti finalmente dà l’ok e andiamo a comprarlo». Quello dello smoking fu una tormentata vicenda di politica interna, dall’alto valore etico, che commosse la cittadinanza intera. E, comunque, meglio lo smoking del maglioncino ocra. Però insomma, qualunque gusto per l’abbigliamento abbia mai avuto, oggi Giuliano, grazie alla moglie stylist, è sicuramente«il secondo sindaco più elegante del mondo», secondo «Vanity Fair in America». E chissà chi è il primo, si chiede il lettore.

Insomma Lady Sasso, alla fine, presa da una concitazione molto romantica, rivela all’intervistatore soverchiato dalle risposte, la sua autentica missione: «Considero un servizio l’occuparmi di lui dalla mattina alla sera, che non è semplicissimo. E se serve mi metto a sorridere, a parlare con le persone...». Se serve. Con le persone, e con i colleghi giornalisti. I quali un giorno ne esaltano l’ironia quando la Cinzia si presta a farsi fotografare al Museo Poldi Pezzoli nei panni di una delle dame del Pollaiolo; un altro ne disvelano l’indole da Jacqueline Kennedy che in tanti anni da cronista aveva nascosto tra le cupe colonne di Repubblica. E quando la First Sciùra dichiara «lui (Giuliano) è uno che la sera mi dice, “adesso devo studiare” e si mette a leggere un bilancio...»; e quando la Cinzia, sollecitata sulle moschee in un periodo in cui vanno di moda gli omicidi di massa di matrice islamica, sorride e sussurra: «Le moschee sono posti bellissimi. Tutte le grandi città le hanno...»; e quando sospira: «Se non si ricandida andiamo in moto in India»; be’, è in quell’esatto momento che nuovamente il pensiero si sofferma su quel pover’uomo di Pisapia. Il quale, stanco, col sorriso triste, il capello aristocratico stazzonato dall’ennesimo Consiglio comunale infuocato, dall’ennesima marcia della pace, dall’ennesima lettura di Libero, se ne torna finalmente a casa distrutto dalla stanchezza.

E invece di una minestra calda, si trova la moglie che lo costringe a giocare a Ruzzle e a ripetere a memoria i discorsi di Martin Luther King e Obama, giusto per affinare quel cacchio di eloquio troppo da avvocato. Ed è lì che ti pare di vedere George e Mildred dei telefilm anni 80 che votano Vendola. Che poi ti chiedi: se Pisapia è Pisapia perchè l’ha creato la Cinzia, perchè diavolo non hanno votato la moglie...?

di Francesco Specchia

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