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Verybello, le critiche sul sito per l'Expo: il parere dell'esperto

Verybello, le critiche sul sito per l'Expo: il parere dell'esperto

Ho letto le numerose critiche a Verybello.it. Sempre facile criticare a caldo, a dimostrazione che siamo un Paese complesso e a volte non maturo sul piano identitario e dell'auto-percezione.
Siamo il Paese di Arlecchino e di Uno nessuno e centomila, e forse non dovremmo mai dimenticarcelo: infatti la nostra qualità risiede anche in queste evidenti dinamiche paradossali e contraddittorie, credo insuperabili.

Tuttavia vi sono indubbiamente in VERYBELLO alcuni aspetti tecnicamente lacunosi e gravi:
- far uscire un sito senza (almeno) la versione inglese ancora on line
- non avere la versione per smartphone
e francamente non capisco come si possa essere tanto ingenui da commettere una simile leggerezza sul piano professionale.

Ma non è questo il vero problema forse e nemmeno se si chiama VERYBELLO piuttosto che (forse) MOLTOBEAUTIFUL.
La domanda da porsi è invece: ma con chi si vuole parlare attraverso questo sito? a chi ci si rivolge esattamente (non agli italiani credo)
e come si arriva a mettere gli interlocutori desiderati davanti allo schermo?
Insomma, chi sono i famosi 20 milioni di visitatori EXPO e da dove arrivano e perché si crede che questo sito sia loro di aiuto e di convincimento.
Può essere allora un banale elenco di mostre un fattore attrattivo di sufficiente forza?

Personalmente, pur non essendo iscritto all’Accademia della Crusca, anche se credo di essere dotato di media cultura, avendo un Phd e una cattedra al Politecnico di Milano, ho visitato 2 soli EXPO in vita mia e non certo per motivi principalmente e prettamente culturali. Quanto un EXPO è legato ad un tema culturale nello specifico, nel momento in cui si tematizza con un FEEDING THE PLANET? Quanto conoscono i visitatori futuri (cinesi, brasiliani, indiani, russi…) di Expo dell’esistenza di un Arcimboldo piuttosto che di un Caravaggio (per parlare facilmente di gente che usava "molti vegetali" nelle loro opere pittoriche) o quanti hanno mai avuto per le mani un numero de LaGola, storica rivista che per prima intese la relazione tra cultura materiale e mondo agroalimentare e gastronomico? Credo pochi, ahimè, anche se questo non significa trascurare il fatto che EXPO è parte di un contesto e di un territorio che sappiamo culturalmente denso.

Allora prima di criticare bisogna che chi commissiona effettivamente usi criteri chiari e trasparenti, descriva in forma trasparente obiettivi e briefing con la dovuta precisione; chi progetta e produce metta invece in rete prodotti finiti e completi (oppure si dichiari aperto al co-design piuttosto….) mentre chi giudica a valle lo faccia con cognizione di causa, perché un VERYBELLO alla fine è meno trash e volgare di tanta roba che circola televisivamente in Italia o forse potrebbe essere la chiave, quand’anche trash e commerciale, per raggiungere interlocutori lontani che altrimenti non verrebbero mai nel nostro Paese.

di Giulio Ceppi

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