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Verso le Comunali

L'ultimatum di Mariastella Gelmini: "Salvini dica ora se correrà a Milano"

L'ultimatum di Mariastella Gelmini: "Salvini dica ora se correrà a Milano"

È una Gelmini in salsa padana quella che ieri dal quartier generale di Forza Italia ha commentato i risultati dei ballottaggi e che ha spronato Matteo Salvini a sciogliere le riserve sulla sua candidatura a sindaco di Milano: «Da coordinatore lombardo Milano per me è più importante di Roma - ha tuonato - e se Salvini la pensa altrettanto possiamo parlarne».
Un’apertura al leader della Lega che ha fatto sgranare gli occhi a molti dei presenti: «Lui sarebbe un candidato autorevole da portare al tavolo della coalizione. Anche noi porteremmo i nostri per poi scegliere il migliore». Una modalità che, a dispetto delle ultime voci di corridoio, non prevederebbe le primarie (invocate anche ieri da Giulio Gallera) che in quest’ultima tornata sono state un vero boomerang per il Pd. «Come ha spiegato Berlusconi, le primarie vanno bene solo se si creano regole certe e non baracconate dove chiunque può andare a votare falsandone il risultato - ha spiegato la Gelmini».
Chiunque sia il candidato, però, per la coordinatrice azzurra dovrà essere scelto in fretta: «Per battere la sinistra a Milano abbiamo bisogno di una campagna elettorale lunga, per questo dico che se Salvini vuol candidarsi deve sciogliere le riserve subito, deve decidere se per lui è più importante Milano o Roma». Quella del leader della Lega però non è l’unica opzione sul tavolo di Forza Italia: «Abbiamo una classe dirigente preparata e pronta per prendersi grosse responsabilità di governo e poi non dobbiamo dimenticarci che Forza Italia ha una vocazione ad aprirsi alla società civile. Non sono certo un mistero gli inviti fatti a Gianfelice Rocca e a Carlo Sangalli. Vedremo».
In attesa di una risposta da Salvini, va detto che l’aria che si respirava al quartier generale di Forza Italia era bella frizzantina («Se siamo morti, chissà cosa faremo quando risorgeremo...» scherzava, ma non troppo, Luca Squeri), perché questi ballottaggi («Che in Lombardia sono finiti 11-5 per noi» puntualizzava Mario Mantovani) sembrano aver ricaricato le batterie del partito che già dalla prossimo fine settimana è pronto a tornare per le strade a raccogliere firme sulla sicurezza. L’idea dell’assessore Alessandro Sorte, subito sposata dal presidente lombardo Roberto Maroni, è quella di chiedere che «i 1300 militari che fino ad ottobre saranno impiegati sul sito Expo, non lascino la città a fine ottobre, ma vengano ricollocati nelle zone sensibili di Milano».
Per tutti i presenti, poi, sono state due le costanti negli interventi. La prima riguarda il «modello Lombardia» (o Liguria, o Venezia...) che dice che quando il centrodestra va unito con un candidato giusto vince quasi sempre. L’altra è quella del derby interno con la Lega: «Non è vero che in Lombardia il Carroccio ci ha doppiato - ha detto la Gelmini - segno che i nostri elettori stanno tornando».
Chiusura su Ncd: «Io vedo due partiti - ha spiegato la Gelmini - uno sta a Roma e segue Alfano, l’altro si è “nordizzato” e persegue un centrodestra unito». Parole che non sono piaciute al coordinatore regionale Alessandro Colucci: «Nessuna necessità di “nordizzarci” perché siamo già ben radicati nel nord del Paese. Il Nuovo Centrodestra sta dimostrando in Lombardia di essere saldamente schierato nel centrodestra a partire proprio dal governo della Regione. L’amica Gelmini - chiude Colucci - invece di guardare alla situazione del nostro partito si preoccupi di più di quello che sta accadendo, a livello nazionale, all’interno di Forza Italia. Dove stiamo assistendo alla deflagrazione di un soggetto politico con fughe di alcuni personaggi e un’evidente emorragia di voti».

di Fabio Rubini

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