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Caos nel centrosinistra

Psicodramma Pd: adesso le primarie rischiano di saltare

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Psicodramma Pd: adesso le primarie rischiano di saltare

Brutto risveglio per il centrosinistra all’indomani delle amministrative che hanno visto un 9 a 5 per il centrodestra sui 14 comuni lombardi andati domenica al ballottaggio. Se è vero che il Pd ha portato a casa Mantova dopo cinque anni di amministrazione di centrodestra, si è tenuta Lecco, ha riconquistato Bollate, ha strappato Segrate per un pugno di voti (meno di una cinquantina) e si è presa Somma Lombardo, è anche vero che nei restanti 9 comuni ha fatto flop, perdendo - questi i casi più clamorosi - Cologno Monzese e il fortino rosso Corsico.
Questa la matematica. Che poi il segretario regionale Alessandro Alfieri guardi i numeri da un’altra prospettiva dichiarando che il partito in Lombardia ha fatto meglio che nel resto d’Italia arrivando a governare, rispetto al 2010, 11 capoluoghi lombardi su 12, è politica. Il segretario cittadino Pietro Bussolati, che guarda al suo orticello metropolitano, si dice soddisfatto di Segrate e Bollate: «Dai risultati di questa tornata elettorale, emerge però la continua crescita del numero dei Comuni governati da amministratori del Partito democratico. Questo è un elemento di grande soddisfazione per noi, anche in vista delle sfide del prossimo anno». Ma ammonisce: «Non sottovalutiamo i segnali d’allarme». Che preoccupano un po' tutti, nello sfaccettato universo Dem.
Il civatiano Carlo Monguzzi, consigliere a Palazzo Marino, non è morbido nel giudizio: «Ha perso tutto il Pd, renziani e non, anche per colpa di un po’ di ladroni e soprattutto di questa rissa infinita. Ora è evidente che si può tornare a vincere solo stando tutti insieme». Uniti ce la si fa, questo è lo slogan. Dove hanno prevalso le divisioni interne invece, vedi Corsico, la sconfitta brucia. E poi c’è il dato politico nazionale: il renzismo non è più garanzia di vittoria e dove la faccia del premier non basta, ovvero proprio in elezioni come le Comunali, il legame con il territorio va preso sul serio. Tanto che Alfieri, in prospettiva 2016, avverte i suoi: «La partita di Milano è aperta, non si pensi di avere la vittoria in tasca».
All’indomani della Leopoldina, però, le divisioni sono molte, soprattutto sul tema all'ordine del giorno: le primarie. Primarie che, sebbene per Bussolati non siano in discussione, non sono ancora una certezza: non solo per la data (c’è chi le vuole a gennaio, chi in autunno per non farsi battere sul tempo dal centrodestra), ma anche perché i candidati in lizza cominciano ad essere troppi e i personalismi avanzano. Tanto che qualcuno, nel partito milanese, teme che lo stesso Bussolati non riesca a tenere a bada primedonne come Majorino o De Cesaris o non riesca ad imporre un unico candidato Pd da proporre alla coalizione. Senza contare quelli come l’assessore comunale e ideologo arancione Franco d’Alfonso che mettono in discussione la consultazione chiedendo al Pd «un passo indietro» a favore di un famigerato «partito della città» e scatenando le ire della coordinatrice cittadina di Sel Anita Pirovano o dell’ex consigliere comunale Mirko Mazzali. O come lo stesso Pisapia che ha più volte fatto intendere che le primarie, se fatte come a Genova o a Napoli, possono anche restare sulla carta. In questo contesto, la possibilità che Renzi faccia una «renzata» è dietro l’angolo. Si vocifera che stia organizzando una serie di incontri milanesi prima dell’estate per sondare il terreno alla ricerca di un nome, magari della società civile, che metta tutti a tacere. E l’indiziato numero uno potrebbe essere Giuseppe Sala, commissario di Expo che proprio ad agosto potrebbe sciogliere le riserve.

di FEDERICA VENNI

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Commenti all'articolo

  • compagno sovietico

    17 Giugno 2015 - 01:01

    Renzi si da una promozione! Dalle primarie passa alle secondarie.Il fallimento delle selezioni fatte con quell sistema ormai è evidente a tutti,

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