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Falce, martello, cous cous: se pure le cene rifondarole hanno alzato i prezzi

Falce, martello, cous cous: se pure le cene rifondarole hanno  alzato i prezzi

Avete già impegni per sabato 27 giugno verso le 19.30? Perché c’è un’occasione ghiottissima che vi aspetta a Pantigliate, piccolo comune lungo la Paullese a pochi chilometri dal capolinea M3 di San Donato. Pensate: una Cena Popolare organizzata dalla sezione di Rifondazione Comunista del Sud-Est Milano. Eh sì, Rifo esiste ancora anche se per raccogliere militanti è costretta a creare sezioni multiple, come questa che unisce i venti rinfondaroli di Paullo, Peschiera Borromeo, San Donato Milanese e comuni limitrofi. Non sono tantissimi, ma una tavolata la riempiranno.
I manifesti che annunciano l’evento si aprono con la simpatica allusione: «Non vi hanno invitati a mangiare a prezzo salato a Expo?». I rifondaroli sono sempre e comunque contro tutto. Dalla TAV alla TEEM all’Expo. Anche quando la realtà dimostra (spessissimo) che sono dalla parte del torto, loro non si muovono dalle proprie convinzioni. E se qualche intellettuale militante ha detto che l’Expo è un evento cattivo e capitalista rivolto solo ai ricchi, nessun rifondarolo si sognerebe di pensare con la propria testolina o solo di andare a controllare. Altrimenti si accorgerebbe che a Rho-Pero si può mangiare spendendo un capitale affidandosi a chef nipponici, ma si può scegliere di spendere anche poco o pochissimo. Persino meno dei 15 euro richiesti per partecipare alla Cena Popolare.
Scendiamo di poco più in basso e affrontiamo un capolavoro. Tre icone: nella prima a sinistra un coltello che incrocia una forchetta, quel logo che sulle autostrade ci avvisa che a pochi chilometri ci aspetta un goloso Fattoria. Nella seconda icona il coltello è sostituito da una falce che incrocia la forchetta. Nella terza al posto della forchetta è stato messo un martello.
Stalin, per molto meno, deportava.
Se in questa trasformazione c’è dell’umorismo è di sicuro involontario. Perché in un Paese in cui l’opinione pubblica fa ormai coincidere la politica con l’espressione “magna magna” trasformare due posate in un simbolo politico significa ammettere che il popolo ha ragione.
A conclusione di questo imbarazzante manifesto, un avviso: alla cena «interverrà Arnaldo Cestaro, il compagno di Vicenza (in realtà abita a Padova) che ha fatto condannare l’Italia alla corte di Strasburgo per le vicende della Scuola Diaz di Genova del 2001». Per attirare il pubblico medio alle cene devi invitare almeno Belén. I rifondaroli invece si muoveranno in massa per sedersi a tavola con questo simpatico umarell che assomiglia all’Ispettore Clouzot, non solo per il cappellino.
La vera riflessione però dovrebbere vertere sul rapporto bipolare che la sinistra, più o meno estrema, ha con il cibo. Attaccano l’Expo e i suoi prezzi dopo anni in cui sono andati a braccetto con gli spacciatori di lardo di Colonnata, Brunelli e altre delizie non proprio da hard discount. Per non parlare del flirt con l’etnico, ma solo afro-pugliese. E chissà che anche sabato 27 a Pantigliate il menù “popolare” non preveda cous cous e zighinì al suono di pizziche e tarante della Ragacozza Apulian Nichi Posse.
Le rifondarole riempiono Facebook di insulti all’olio di palma, ai grassi idrogenati e, soprattutto, al nemico numero uno: McDonald’s.
Evidentemente non ricordano cosa succedeva alle Feste de l’Unità. Io c’ero e lo ricordo. A 19 anni, pur di riuscire a passare l’esame della patente, blandivo il proprietario dell’autoscuola andando a servire ai tavoli della locale kermesse comunista. Le patatine erano fritte per sei giorni nello stesso olio e le salamelle, appena le poggiavi sulla griglia, urlavano alle stelle tutto il loro colesterolo.
Oggi invece tutte a fare le Michelle Obama de noantri, con il foglio delle calorie in mano e il cuore ai piedi dei cuochi esaltati da l’Espresso.
Anche gli ex-compagni che oggi si fanno chiamare vezzosamente dem non sono da meno. È quasi deciso: l’imminente Festa Nazionale del Pd si terrà a Milano nella zona dei nuovi grattacieli tra Garibaldi e Repubblica.
Quelli tanto odiati dai sinistrorsi che rimpiangono una Milano fantascientifica, «fatta di gente semplice che si incontrava al Derby e nei locali in cui suonavano Gaber e Jannacci».
Tutto cambia, l’Unità non esce più in edicola, invece di Togliatti abbiamo Renzi. Così in piazza Gae Aulenti alla salamella velenosa subentreranno le leccornie e gli hamburger di Eataly firmati da Oscar Farinetti.
Già immagino la scena: il premier Renzi, Farinetti e il sindaco Giuliano Pisapia seduti a gustare rari manicaretti, mentre Cinzia Sasso e Daria Colombo con un gruppo di pasionarias in arancione cantano Bella Ciao sotto il Bosco Verticale di Stefano Boeri.
E mi immagino anche Boeri in cima al suo grattacielo che lancia secchiate d’acqua gelata sulla sottostante gaia tavolata.

di TOMMASO LABRANCA

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