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Le mani di Renzi su Milano

Festa dell'Unità sotto l'Unicredit, il centrodestra: "Il Pd non metterà bandiere su piazza Aulenti"

Festa dell'Unità sotto l'Unicredit, il centrodestra: "Il Pd non metterà bandiere su piazza Aulenti"

Giù le mani da piazza Gae Aulenti. Che il Pd vi possa organizzare l’edizione 2015 della Festa dell’Unità è un’ipotesi più che solida. Manca la conferma definitiva, ma è noto che la proposta piaccia ai vertici nazionali e locali del partito. Tira un’aria che il centrodestra cittadino non gradisce: il cuore della Milano del terzo millennio, nonché una delle principali vetrine turistiche della città, per un paio di settimane sarebbe appaltata ai Dem. «È pazzesco - taglia corto Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia -. Come tutti sanno la festa dell’Unità dura molti giorni: Gae Aulenti sarà sottratta allo shopping e al passeggio perché occupata dalle bancarelle e dalle bandiere del Pd. È ingiusto, è una visione che non rispetta i cittadini».

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Carlo Fidanza, ex europarlamentare dei Fratelli d’Italia, spiega che pesa anche un fattore simbolico: «La piazza è troppo piccola, sarebbe riempita dalle strutture dei Dem e un turista la identificherebbe con queste. Per due settimane sarebbe di fatto a uso esclusivo del Pd: non si potrebbe accedere in Gae Aulenti senza partecipare anche alla festa dell’Unità». E proprio per questo sarebbe più opportuno che il maxi-evento del partito renziano, nelle ultime stagioni di scena al Carroponte di Sesto San Giovanni, fosse ospitato altrove.
Nei banchi dell’opposizione a Palazzo Marino è un ribollire di indignazione. Alessandro Morelli, capogruppo della Lega Nord, pone subito un interrogativo: «Il Pd come crede di pagare il costo, sconosciuto ma sicuramente esorbitante, di occupazione del suolo pubblico?». La domanda non è fine a se stessa: «Il Comune non pensi di trovare escamotage per fare sconti ai dem - aggiunge - altrimenti, come minimo, il giorno dopo chiederemmo pure noi uguale trattamento. Stiamo organizzando la feste del Carroccio e per chi non frequenta finanzieri, come invece fa Renzi, è difficile trovare i fondi».
Ma si pone anche un tema politico. «Piazza Gae Aulenti è, come tutta l’area delle Varesine, un progetto del centrodestra - sottolinea la Gelmini - osteggiato dall’allora opposizione di centrosinistra». E allora Fabrizio De Pasquale, consigliere forzista a Palazzo Marino, apre l’album dei ricordi e snocciola: «Ci hanno detto che era un regalo ai costruttori, una concessione ai privati, che i grattacieli coperti di specchi fossero ecomostri che addirittura mettevano a repentaglio la stagione migratoria delle rondini». Non ha intenzione di fargliela passare liscia ai democratici Riccardo De Corato, consigliere Fdi. «Se la festa dell’Unità si farà in Gae Aulenti, tappezzeremo il quartiere di manifesti in cui ricordiamo ai cittadini tutti i ricorsi presentati all’epoca dai democratici», minaccia. Ha idee simili Nicolò Mardegan, animatore del movimento «NoixMilano»: «Saremo lì con i cartelli per far capire ai milanesi come i democratici, sempre in contraddizione con loro stessi, abbiano cambiato idea sul progetto di urbanizzazione».
Carmela Rozza, assessore Pd della giunta Pisapia, sposa l’ipotesi Gae Aulenti e rivendica: «Non è vero che tutto il partito fosse contrario al nuovo quartiere ed è un segno di vitalità che anche la componente scettica si sia ricreduta». «È il più grande riconoscimento di merito che poteva fare alle precedenti amministrazioni: conferma chi ha lavorato bene per Milano», osserva Marco Osnato (Fdi). «Il problema è che gli arancioni non ci lasciano nulla su cui avere ripensamenti - ironizza Igor Iezzi (Lega) -: dove dovremmo fare le nostre feste in futuro, nei centri per i profughi?». Paolo Del Debbio, giornalista Mediaset assessore alle Periferie all’epoca della giunta Albertini, annota come «la scelta della piazza la dica lunga sull’identità democratica: lontani da poveri e immigrati, a proprio agio all’ombra di una banca». Stefano Boeri, uomo forte Pd che da architetto ha disegnato il Bosco Verticale, è soddisfatto «che i dem scendano in una piazza così vissuta», ma si augura «che non ci siano tende e salamelle, ma installazioni consone alla bellezza del luogo».

di ROBERTO PROCACCINI

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