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Smentisce la discesa in campo, in realtà...

Dai treni ai profughi, passando per Expo: la corsa del "non candidato" Lupi

Dai treni ai profughi, passando per Expo: la corsa del "non candidato" Lupi

La sua ultima smentita risale alla scorsa settimana, quando a margine dell’assemblea annuale di Confcommercio aveva dichiarato di non avere «interesse ad essere candidato a Milano». Eppure a giudicare dall’assiduità con cui lo si è visto in città nelle ultime settimane, il sogno dell’ex ministro Maurizio Lupi di correre per la poltrona di sindaco il prossimo anno è tutt’altro che tramontato. Mentre il Nuovo centrodestra fatica sempre più a tenere compatte le proprie file, tra la linea ultragovernativa di Angelino Alfano e quella di chi vorrebbe aprirsi a un cantiere popolar-centrista con Flavio Tosi e Raffaele Fitto, il capogruppo alla Camera di Area popolare (la sigla che ha riunito Ncd e Udc) è infatti quasi quotidianamente in prima linea sulle questioni meneghine. Poco importa che si tratti di Expo, sicurezza sui treni o profughi: per l’ex ministro delle Infrastrutture e dei trasporti la presenza sulla piazza milanese - di persona o con un intervento mediatico - è costante. L’ultima in ordine di tempo è quella di martedì, quando è stato protagonista di un siparietto mattutino a Expo con il commissario unico Giuseppe Sala, che nel centrosinistra vorrebbero proporre tra i candidati alle prossime elezioni. Giunto sul posto per salutare il ministro dell’Interno Alfano, Lupi ha varcato per la prima volta i cancelli di Expo dopo le sue dimissioni da ministro, venendo accolto anche da alcuni dirigenti della società. Poi, dopo un rapido saluto con Alfano, che l’ha invitato a visitare i padiglioni, si è congedato promettendo di tornare un’altra volta. Una presenza fugace. Ma comunque sufficiente per “marcare il territorio” ancora una volta a meno di ventiquattro ore dall’uscita precedente. Nella giornata di lunedì, infatti, l’attuale capogruppo di Area popolare alla Camera aveva partecipato al vertice straordinario sull’emergenza profughi che si è svolto nella sede della prefettura in corso Monforte. Non basta. La scorsa settimana Lupi era stato tra i primi a intervenire dopo l’aggressione a colpi di machete di cui erano rimasti vittime due capitreno di Trenord. In seguito all’episodio, che aveva avuto luogo nella serata di giovedì nella stazione di Villapizzone, l’ex ministro aveva infatti chiesto «con urgenza un decreto legge sulla sicurezza urbana». «Di fronte agli episodi che quotidianamente le cronache ci documentano, e penso soprattutto agli ultimi due episodi successi a Milano, abbiamo il dovere di intervenire con urgenza», aveva spiegato. «A Milano un cittadino italiano l’altro giorno ha ridotto in fin di vita una signora che lo aveva sorpreso a rubare nel suo alloggio. Due sudamericani hanno aggredito a colpi di machete il controllore che chiedeva loro il biglietto del treno. Migranti o non migranti, dobbiamo rendere più sicure le nostre città». Un intervento deciso nell’ambito della sicurezza che da sempre rappresenta il cavallo di battaglia della Lega Nord. Se tre indizi fanno una prova, è chiaro che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, Lupi non ha nessuna intenzione di sedersi in panchina dopo le dimissioni da ministro. Perché se è vero che la corsa verso le elezioni amministrative del prossimo anno è ancora lunga, è anche vero che partire per primi garantisce quantomeno un piccolo vantaggio.

di DINO BONDAVALLI

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