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Il fermo dura solo 12 ore

Milano, "sei ore per identificare i clandestini e il giorno dopo sono già per strada"

Milano, "sei ore per identificare i clandestini e il giorno dopo sono già per strada"

Più che una semplice falla nel sistema, un meccanismo kafkiano. Si potrebbe descrivere così la situazione che le forze di polizia si trovano ad affrontare quotidianamente a Milano, dove la battaglia contro l’immigrazione clandestina si combatte ad armi spuntate.
Mentre da un lato la città fatica sempre più a gestire il flusso inesauribile di profughi, dall’altro si trova imprigionata in una lotta senza fine contro gli immigrati clandestini.
A denunciarlo sono i sindacati della polizia locale di Milano, stanchi di ritrovarsi di fronte giorno dopo giorno quegli stessi clandestini che, dopo essere stati fermati e identificati, sfuggono all’espulsione per il semplice fatto che l’ufficio immigrazione della questura lavora dalle 7 alle 19 anziché 24 ore su 24.
«Potrà sembrare incredibile, eppure è proprio così», spiegano alcuni agenti della polizia locale. E il meccanismo, per quanto kafkiano, è tutto sommato semplice.
«Quando noi fermiamo un extracomunitario per un semplice controllo o perché è coinvolto in un incidente stradale, gli chiediamo documenti e permesso di soggiorno», raccontano gli agenti. «Se li ha, ci limitiamo a verificare i dati forniti. In caso contrario, dobbiamo trattenerlo e procedere alla sua identificazione».
Il soggetto in questione viene così portato nell’ufficio per le identificazioni di via Custodi, sede del reparto radiomobile, dove viene fotografato e dove gli vengono prese le impronte digitali. Dopo una prima comparazione dei dati con quelli del sistema centralizzato della questura, il soggetto viene accompagnato all’ufficio immigrazione della questura in via Montebello, dove ha inizio l’iter per la sua espulsione.
Un percorso lineare, che in genere impiega gli agenti per diverse ore, ma che in parecchi casi si inceppa nel passaggio finale. Il termine per il fermo è infatti di sole 12 ore, prorogabili fino a un massimo di 24 ore. Basta quindi che il fermo avvenga nel tardo pomeriggio, o comunque al di fuori degli orari di apertura dell’ufficio immigrazione, perché il clandestino venga rimesso a piede libero, dopo avergli consegnato un “invito” a presentarsi la mattina successiva in questura.
Inutile dire che l’invito spesso viene beatamente ignorato, con il risultato che il clandestino torna a circolare liberamente per le strade milanesi e che il lavoro svolto dagli agenti si traduca in un nulla di fatto. E nulla cambia se a operare è la polizia locale, la polizia di Stato o i carabinieri.
«È essenziale potenziare l’organico dell’ufficio immigrazione garantendo il servizio non stop e istituire un Centro di identificazione ed espulsione anche a Milano», protesta Giovanni Aurea, delegato Rsu della polizia locale.
«È demotivante assistere solo a sterili polemiche senza alcun concreto accorgimento: è necessario che i politici tutti, sia Governo che opposizione, mettano in condizione noi, forze di polizia, di rispettare la normativa vigente».
D’altra parte, ad ammettere che la situazione è questa è la stessa questura, dalla quale confermano il problema sottolineando che «sui soggetti che passano dall’ufficio immigrazione vengono comunque effettuate una serie di verifiche per valutare la loro pericolosità. Se il soggetto è pericoloso, perché ad esempio ha dei precedenti per un certo tipo di reati, lo si trattiene per la notte. Se invece non presenta elementi di pericolosità, gli si consegna l’Invito a comparire la mattina seguente, che comunque rappresenta un provvedimento tassativo la cui mancata osservazione costituisce reato».

di DINO BONDAVALLI

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