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Le mani di Renzi su Milano

Festa dell'Unità in piazza Aulenti: raccogliamo le firme per dire "no"

Festa dell'Unità in piazza Aulenti: raccogliamo le firme per dire "no"

Non è solo questione di mangiare la salamella del popolo nella piazza fighetta di Milano. È proprio l’idea di fare la festa dell’Unità sotto la torre Unicredit che non va giù ai vecchi iscritti del Pd. «Quello è il centro del potere», sussurrano ai tavoli del circolo Barona, persi nei ricordi gloriosi della storica sezione Fantoni, quando il Pd non era neppure un pensiero e l’idea di occupare «il luogo del potere» era un’aberrazione in termini. Qualche chilometro più in là, intanto, la dirigenza cittadina e renziana del partito se ne frega dei suoi vecchi iscritti, del parere di tre quarti della città e pure del buonsenso. E si arrovella sul famigerato progetto di prendersi la piazza chic di Milano per una festa di partito che durerà la bellezza di dieci giorni, dal 24 agosto al 6 settembre. In piena estate. In piena Esposizione Universale. Con i turisti che verranno a frotte in città, e trovandosi circondati da bandierine e simboli del Pd, penseranno che piazza Aulenti non è una piazza ma una sezione di partito. Mica scemi.
Dicevano in segreteria «non c’è nulla di deciso», «siamo al 50 per cento di possibilità che il progetto vada in porto». Fumo negli occhi. Settimana scorsa i vertici cittadini sono andati a Roma per definire i dettagli del piano, mentre la prossima saranno i romani (e renziani) a venire a Milano a fare un sopralluogo. E già si ragiona - carte alla mano - di disposizioni a raggiera degli stand, di inglobare piazza Alvar Aalto e spingersi fin sotto le finestre del Bosco Verticale di Boeri. «L’organizzazione è complicata e richiede studi accurati». Ma la soluzione finale potrebbe essere quella di dividere la manifestazione in tre poli logistici, uno per la cultura, uno per la ristorazione e uno per i dibattiti. Così sarebbe anche più facile definire il prezzo da pagare all’amministrazione, perché la cifra, è chiaro, dipende dall’attività che si svolge nella piazza. E il timore che la giunta arancione snoccioli prezzi da capogiro dopo aver raddoppiato la tassa di occupazione del suolo, è dietro l’angolo.
Ci saranno le salamelle, dicono, con buona pace dello sprezzo radical chic di finanzieri e archistar che gravitano nella zona. Ma anche qualcosa di più consono «alla scenografia da capogiro». Che, detto così, è un bel salto di prospettiva rispetto ai tempi in cui il progetto di riqualificazione del quartiere - e la testimonianza di un iscritto Pd come Mattia Abdu del circolo Garibaldi la dice lunga - «fu molto criticato dalla sinistra». L’ex sindaco Gabriele Albertini e l’ex governatore Roberto Formigoni ne sanno qualcosa. Non a caso sono stati i primi a balzare dalla seggiola quando hanno saputo dei piani di Renzi. Ci manca solo che il partito che contro di loro ha levato gli scudi accusandoli di cementificazione selvaggia, li voglia ospiti d’eccezione alla kermesse. Cambiano i tempi, è chiaro: e oggi il Pd si è accorto di aver preso una cantonata, che anni di battaglie sono stati inutili e insensati, perché «la piazza è bellissima, strategica e simbolica». Toh, ci siamo sbagliati, pare di sentirli. Qualcuno sta già pensando che si potrebbe approfittare della centralità della location, dei suoi ristoranti e dei bar - e perché no, anche della presenza a un passo da lì dell’amico Oscar Farinetti - «per limitare ai minimi termini la ristorazione». Ma ve la immaginate una festa dell’Unità senza cene sociali e bianchin spruzzaà? «Potremmo far prevalere la parte del dibattito su quella della ristorazione», dicono al circolo Garibaldi - «in modo da non creare problemi di concorrenza ai locali della zona». Gran parte della base, però, storce il naso. «Bene piazza Aulenti», dice Antonio Rinaldi del circolo Barona, «ma poniamo tre condizioni: che si salvino le salamelle, l’ambiente conviviale e la gestione degli stand da parte degli iscritti». Eh già, perché la festa dell’Unità in piazza Aulenti portrebbe significare anche una svolta organizzativa: che gli stand vengano appaltati fuori. Il famoso partito azienda. Questo, in breve sintesi, il progetto.
Ora si tratta di alzare la voce. Di dire no al Pd di Renzi. Noi di «Libero» cominciamo oggi la raccolta firme per opporci all’occupazione di piazza Aulenti da parte del partito che governa la città. Non basta dire «scusate ci siamo sbagliati». Non basta dire siamo il partito 2.0 e il Carroponte di Sesto San Giovanni non ci va giù, «troppo periferico», «troppo modesto». Lo facesse il centrodestra, di imporre la sua presenza in centro a Milano, saremmo già davanti alla corte dei diritti universali. E poi, scusate, c’è una questione di opportunità: si è mai visto che un turista, al tempo di Expo e non solo, debba fare lo slalom tra salamelle e volantini Pd per attraversare o soltanto vedere una piazza che è tra le più belle di Milano? O accetti di entrare nel vortice dei festeggiamenti dem, o nulla, sei fuori. È un regalo a Renzi che la città non può permettersi.

di SIMONA BERTUZZI

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