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La riforma lombarda

La Sanità taglia poltrone che fa litigare i consiglieri

Al Pirellone si continua a discutere di riforma sanitaria e dei nodi che impediscono alla maggioranza di procedere spediti verso la sua approvazione. Lunedì tornerà a riunirsi la commissione, ma in questi giorni si sono ripetuti gli incontri tra Fabio Rizzi (Lega), Angelo Capelli (Ncd) e Claudio Pedrazzini (Fi) per cercare una soluzione condivisa. «Abbiamo fatto un lavoro intenso e positivo per trovare le giuste soluzioni ai problemi» spiega Pedrazzini.
Risolta (anche grazie all’energico intervento di Maroni) la questione dell’assessore unico, le discussioni si sono spostate sulle riorganizzazioni territoriali delle Asst (Aziende Sociosanitarie Territoriali) che con la nuova riforma staranno sotto le Ats (Agenzie di Tutela della Salute) riducendosi di numero. Dalle attuali quindici si passerà a otto. «Il tutto per una riduzione stimata in venti/venticinque poltrone» spiega a Libero Stefano Carugo (Ncd) che insieme al leghista Fabio Rizzi sta mettendo a punto questo piano seguendo le linee che la giunta ha indicato nel libro bianco. In realtà su questo punto si è già consumata una piccola battaglia: Forza Italia avrebbe voluto una sola Ats centralizzata con una quindicina di direzioni territoriali. Idea bocciata però dalla giunta e dal resto della maggioranza «perché invece di centralizzare vogliamo dare maggior spazio e autonomia ai territori» dice Fabio Rizzi.
Non tutto però sta filando liscio. Per ridurre le poltrone, infatti, il piano prevede numerosi accorpamenti e i vari politici che rappresentano i territori coinvolti stortano il naso e in queste ore danno battaglia per ottenere soddisfazione. «L’obiettivo di questo piano - spiega ancora Carugo - è quello di razionalizzare il sistema delle strutture ospedaliere in base ai territori. In pratica questo piano, che certo potrà subire in commissione qualche piccola modifica, è una riforma nella riforma. Per questo - chiude il consigliere di Ncd - mi auguro che i partiti sappiano fare un passo indietro per non snaturare questo progetto di razionalizzazione dei servizi sociosanitari della Lombardia». Replica il forzista Pedrazzini: «Abbiamo chiesto di riconsiderare alcune situazioni, soprattutto in previsione degli effetti della Delrio che riorganizzerà i territori. Mi sembra che la strada intrapresa sia quella giusta».
Le principali opposizioni al piano di «azzonamento» riguardano Milano e gli accorpamenti tra Pavia e Lodi e tra Cremona e Mantova. Nel capoluogo lombardo le resistenze ruotano tutte intorno all’accorpamento delle Aziende Ospedaliere. Due le ipotesi in campo: la prima prevede il Fatebenefratelli fare da solo assorbendo il Buzzi. La seconda prevede il Fatebenefratelli accorparsi al Policlinico e il Buzzi inglobare il Sacco.
Di ben altra natura sono i conflitti territoriali che registrano proteste politiche trasversali tra i partiti. Come già sottolineato, qui in ballo ci sono poltrone e soprattutto un certo «potere» all’interno dei territori stessi. Anche in questo caso i nodi da sciogliere sono due. Il primo riguarda l’accorpamento previsto tra le province di Pavia (con il Policlinico Universitario San Matteo) e Lodi. Quest’ultima ha vocazione milanese e nessuno dei rappresentanti lodigiani fa mistero di sognare per il territorio un ingresso nell’area metropolitana milanese. Per questo in commissione, rispetto al progetto depositato, ci potrebbe essere un accorpamento di Lodi a Milano, con Pavia che farebbe Ats a sé.
Più complicato il secondo conflitto territoriale, quello tra Cremona e Mantova. Le due realtà territoriali di finire assieme proprio non ne vogliono sapere, ma se per Mantova potrebbero aprirsi le porte di Brescia, per Cremona, territorio stretto e lungo, una collocazione alternativa sembra più complessa. I consiglieri del territorio stanno facendo fronte comune, ma appare difficile che si possa arrivare a una soluzione soddisfacente. Qualcuno dovrà rassegnarsi. Ma serve tempo. Che non c’è. Per questo lunedì il presidente della commissione sanità Rizzi dovrebbe proporre il rinvio degli «azzonamenti» in modo da dare una settimana in più di tempo per trovare la quadra.

di FABIO RUBINI

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