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Vittorio Sgarbi si candida a Milano: "In giunta voglio Ruby ed Efe Bal"

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Chi pensava che la vera provocazione fosse la candidatura a sindaco di Milano di Vittorio Sgarbi, si sbagliava di grosso. Il critico, già sindaco di Salemi (in Sicilia) e attualmente assessore "alla Rivoluzione" di Urbino, si è presentato al circolo della stampa non senza vessilli. Al centro della presentazione, infatti, il sul simbolo in cui campeggia il nome Vittorio Sgarbi in blu su campo giallo e lo stemma di Milano. I giochi si fanno quindi seri, anzi serissimi tanto che Sgarbi, che la città di Milano la conosce bene anche da punto di vista amministrativo, essendo stato assessore alla Cultura durante il periodo di Letizia Moratti, ha già presentato alcune linee guida di quello che sarà il suo programma.

E chi, in queste ultime settimane, professava che lo scontro avverrà soprattutto sul tema dell'"immigrazione" aveva perfettamente ragione. Per Sgarbi, l' emergenza, ha una soluzione. «Una cittadella dei migranti», ha commentato il critico «dove, vi chiederete? A Expo». Dopotutto, «che cosa se ne farà dell' Expo fra sei mesi», domanda Sgarbi, «dobbiamo lasciarlo tra le mani della speculazione edilizia? Farci appartamenti che non compra nessuno? No. L' acqua c' è, le fogne pure, mettiamoci dei lettini a castello e per 30 anni siamo a posto».

E se l' Ambasciatore delle Arti di Expo non ha certo risparmiato l' Esposizione Universale dalle critiche, sparando senza ritegno soprattutto su Palazzo Italia citata come «la struttura più brutta di Expo» e che lui, da sindaco «butterebbe giù subito», anche l' attuale primo cittadino di Milano non ha certo ricevuto commenti lodevoli. Per Sgarbi, una sola la priorità: alzare il livello culturale della città.

E per farlo, il programma è già stato scritto. «Milano da città senza testa diventerà come Parigi», ha spiegato Sgarbi, «dobbiamo muoverci sul progetto Belle Arti promosso con la Regione per Expo e farne la città delle cento meraviglie, a partire da Scala, Triennale, Brera e Piccolo Teatro».

«Farei sicuramente il sindaco di Milano meglio di chiunque altro», ha spiegato Sgarbi, «e sicuramente meglio di Pisapia. Dopotutto fare il sindaco è una forma di monogamia, e Pisapia non l' ha voluta prorogare per altri cinque perché ha capito che era troppo per il suo temperamento delicato ed era troppo sovrastato dalla città». Alle spalle di Sgarbi, nessun schieramento politico. «Mi sembra assurdo lasciare la città di Milano senza un' idea, senza un progetto» - ha spiegato Sgarbi ma ribadendo che - «non ho alcun partito dietro e non ne voglio. Dopotutto son meglio io dei vari Lupi, Verdini e compagnia cantante».

Una visione post politica ben precisa tanto da azzardare due nomi per la squadra al suo fianco, Ruby e Efe Bal.

di Marianna Baroli

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Commenti all'articolo

  • pastello

    21 Luglio 2015 - 18:06

    I candidati dei partiti, se avessero un sussulto di dignità, davanti a Sgarbi, dovrebbero ritirarsi in buon ordine. Temo purtroppo che dovremo " accontentarci" della solita inutile figurina bisognosa di stipendio senza lavorare.

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  • pastello

    21 Luglio 2015 - 17:05

    I candidati dei partiti, se avessero un sussulto di dignità, davanti a Sgarbi, dovrebbero ritirarsi in buon ordine. Temo purtroppo che dovremo " accontentarci" della solita inutile figurina bisognosa di stipendio senza lavorare.

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  • emigratoinfelix

    23 Giugno 2015 - 09:09

    son convinto che sgarbi sarebbe un ottimo sindaco per Milano,devastata dal pisapippa.

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