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Verso le Comunali

Majorino vuole fare il sindaco: 4 anni da dimenticare

Majorino vuole fare il sindaco: 4 anni da dimenticare

Va di nuovo in scena, atto secondo, la tragicommedia delle primarie Pd: teatro che vai, sciagura che trovi. Dopo l’exploit di sabato scorso del renziano Emanuele Fiano al Franco Parenti, ieri sera è toccato all’altro dem in campo per le Comunali del 2016, l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino che, dal palco del Litta, ha lanciato la sua candidatura. Sciagura sì, perché, se anche l’assessore avesse le carte in regola (o i santi in paradiso) per vincere le primarie, il Pd, spendendosi un curriculum come il suo, si candiderebbe alla sconfitta. In questi quattro anni al Welfare, Majorino - Libero lo ha raccontato più volte - ha collezionato una serie considerevole di gaffe, provvedimenti a dir poco azzardati e perle di ogni genere: dai profughi ai nomadi, dai diritti civili alla sicurezza.
Iniziamo dalla stretta attualità, da ciò che, cioè, da settimane è sotto gli occhi di tutti: la gestione dell’emergenza migranti. Milano, nel nome di una “politica dell’accoglienza”, è diventata un campo profughi. L’assessore, partendo da dichiarazioni rassicuranti come «siamo nella totale assenza di informazioni e siamo preoccupati», «navighiamo a vista», «non sappiamo nulla dal punto di vista delle ipotesi di accoglienza» è gradualmente passato allo scaricabarile: «A fronte dell’incapacità del governo (il suo governo di centrosinistra ndr) di affrontare in modo significativo l’emergenza, dobbiamo fare tutti un salto di qualità». Come dire, fino ad ora abbiamo fatto poco o niente. Una cattiva gestione della faccenda che lo ha portato anche sotto la lente d’ingrandimento dell’Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone: oggetto dei rilievi, presunti affidamenti di servizi per i profughi senza bandi di gara. E con numeri da capogiro: 150 determine dirigenziali e 14 milioni di euro spesi dal primo gennaio 2014 per i migranti. Non solo, tra gli appalti affidati senza bando, sono spuntati fondi per laboratori teatrali, tornei di calcetto per i clochard e altre amenità. Sebbene Majorino, nascondendosi dietro l’emergenza, si sia difeso spiegando di avere svolto tutto nella legalità e nella trasparenza, Milano non ha certo fatto una gran figura. Tutto gestito insieme al collega alla Sicurezza Marco Granelli, col quale Majorino ha affrontato anche la questione dei campi rom: otto-diecimila euro di fondi statali a famiglia regalati per abbandonare gli insediamenti e trasferirsi in case a loro disposizione e 650mila euro per venti casette mobili in via Martirano, a Muggiano, sono solo un paio di esempi di una politica che ha portato al triplicarsi dei nomadi in città rispetto ai numeri della giunta Moratti (da 1.500, nel 2013 erano già 3000).
Sulla sicurezza non è stato da meno: in nome della “tutela della libertà di culto”, in pieno allarme terrorismo, Majorino ha pensato bene di indire un bando per la costruzione di nuove moschee in città. Bando che, dopo molti ritardi, è ora al palo perché violerebbe la legge regionale sui luoghi di culto approvata dopo Natale. Insomma, anche qui un bel pasticcio. Per non parlare delle spese per la “Casa dei diritti”: un palazzo da 4 milioni di euro in pieno centro a Milano destinato alla «lotta contro le discriminazioni», con quasi due milioni di stanziamenti per iniziative vaghe e un po’ naif di contrasto alla violenza di genere, alla tratta di esseri umani, per misure di housing sociale per tossicodipendenti e per uno sportello Lgbt.
Fino all’«imperdibile» spettacolo sadomaso finito sulle rassegne stampa di mezzo mondo. Un tema, quello dei diritti degli omosessuali, che Majorino sta cavalcando per prender voti: e qui si va dalla proposta di riservare una sala di Palazzo Marino alle nozze gay, fino ai 20mila euro di fondi comunali stanziati ogni anno per un festival di cinema gaylesbo. Contando che il registro comunale delle Unioni Civili è stato, con 230 coppie iscritte in due anni e mezzo, un discreto flop, il resto ha il sapore della demagogia.
Deve essersi accorto anche lui di averne azzeccate ben poche visto che, ultimamente, in piena trance agonistica da campagna elettorale, ha cominciato a ritrattare: come sullo sgombero del campo di via Idro, come sulla recente battaglia contro le moschee abusive. Non ultima, la richiesta, rispedita dal centrodestra al mittente, di un patto bipartisan sulla sicurezza. Ora lo si vede girare per tutte le periferie della città, facendo a gara con Fiano, e partecipare a tutte le feste degli anziani. Organizza audizioni pubbliche sui temi caldi, chiede ai cittadini si segnalare le emergenze. Tanto che sulla sua pagina Facebook, qualche giorno fa, campeggiava questo annuncio: «Nei prossimi giorni inizierò una serie di incontri in quartieri dove la presenza dei profughi crea disagi, conflitti o semplicemente genera paure e magari pure strumentalizzazioni. Se avete luoghi dove ritenete utile che vada mandatemi un messaggio». Nei prossimi giorni Majorino inizia, dunque. Beh, dopo quattro anni al governo della città è una notizia.

di Elisa Marini

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