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Verso le primarie Pd

Majorino: "Io come Pisapia". Ma il sindaco lo ignora

Majorino: "Io come Pisapia". Ma il sindaco lo ignora

La scelta non casuale del teatro, lo stesso da cui Giuliano Pisapia lanciò la sua corsa (era il 12 luglio 2010), e uno slogan: «La continuità del cambiamento». Giovedì sera, dal palco del Litta di corso Magenta, Pierfrancesco Majorino si è autoproclamato erede dell’attuale sindaco arancione. Peccato che la benedizione ufficiale, però, non sia mai arrivata. Pisapia, così come sabato scorso dall’altro candidato alle primarie del Pd, il renziano Emanuele Fiano, si è limitato a lasciare un messaggio: «L’azione della nostra amministrazione è stata il motore di tanti progressi compiuti dalla città. Cito quelli fatti grazie anche al tuo impegno, nel campo dei diritti, della solidarietà, dell’inclusione e dell’innovazione». Della serie grazie, ora cavatela da solo. Un po’ pochino per quello che è sempre stato etichettato come il delfino del sindaco. Anche perché, lo ha detto lo stesso Pisapia, la «partita della città mi vedrà in campo», ma si tratterà, probabilmente, di un ingresso a giochi fatti, cioè a primarie chiuse.
A Majorino, perciò, dal palco, non è restato che recitare una bozza di programma elettorale, ricamandola con il (non) fatto in questi quattro anni di governo della città: riqualificazione dei quartieri e delle periferie, diritti civili, accoglienza dei profughi, emergenza abitativa e case popolari. Il già detto e mal realizzato, condito con qualche avvertimento: «Agli amici romani diciamo che siamo abbastanza adulti da decidere da soli», basta che, il giorno dopo le primarie, «il candidato sia quello che vince» e il giorno prima «si eviti di fare sperimentazioni con pezzi che prima erano centrodestra», per evitare ogni «strano tentativo esplicito per riprodurre l’alleanza che c’è in parlamento». E il solito appello per imbarcare la società civile: «Serve la ricerca appassionata e ossessiva delle energie migliori in città perché i partiti da soli non bastano». Un discorso lunghissimo in perfetto stile vecchia guardia, interrotto da apparizioni, qua e là, di intellettuali e imprenditori radical chic. Nulla di nuovo, tranne un dato politico: la platea di Majorino ha doppiato quella dell'avversario Fiano. E questo, oltre a preoccupare i renziani, sarà un cruccio per tutto il Pd: perché se Majorino ha probabilità di vincere le primarie, è però un avversario debole per un centrodestra che punterà tutto sul tema sicurezza, e un candidato poco credibile in quanto assessore di una giunta considerata poco brillante anche da parte del centrosinistra. E su questo Fiano, che ieri ha incontrato in Darsena alcune associazizoni, aveva giocato d’anticipo: «Il problema non è scegliere il migliore, ma quello in grado di battere il centrodestra».

di FEDERICA VENNI

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