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Guerra a Palazzo Chigi

Il Pirellone impugna il Jobs act di Renzi: da ottobre via al reddito minimo

Il Pirellone impugna il Jobs act di Renzi: da ottobre via al reddito minimo

«Regione Lombardia è pronta ad impugnare il Job Act del governo davanti alla Corte Costituzionale». Non usa giri di parole Valentina Aprea, assessore regionale al Lavoro, per esprimere il suo dissenso sulla legge approvata dal Parlamento. Lo ha fatto ieri intervenendo al convegno «Il Jobs Act tra politiche attive e agenzia nazionale» organizzato da Jobbing Centre e Fondazione Kuliscioff.
Secondo le tesi espresse dall’assessore: «L’esito finale del provvedimento interessa molto da vicino la Regione Lombardia che ha un modello di mercato del lavoro fondato sull’accreditamento di operatori pubblici e privati, i quali concorrono tra di loro per ottenere le risorse economiche, riconosciute sulla base dei risultati lavorativi che realizzano». Un’impostazione che il Jobs Act del governo Renzi rischia però di sconvolgere insieme al ruolo di province e centri pubblici per l’impiego che «rischiano di doversi dedicare solo all’erogazione dei servizi burocratici ed amministrativi affidati loro in esclusiva, mentre con l’attuale organizzazione del mercato del lavoro possono erogare tutti i servizi di base e specialistici che costituiscono i livelli essenziali delle prestazioni». Da qui l’attacco: «Se il provvedimento non cambia lo porteremo davanti alla Corte Costituzionale».
Sempre ieri l’Aprea ha parlato del reddito di cittadinanza alla lombarda: «Stiamo studiando come garantire un assegno di emergenza che consenta ai nuovi poveri di avere un aiuto. Non sarà un assegno per stare a casa a far niente». E anticipa: «L’importo degli aiuti verrà stabilito dopo l’assestamento di bilancio. Pensiamo a 700 euro».
Il tema del reddito di cittadinanza sta a cuore anche al Movimento 5 Stelle che per bocca di Stefano Buffagni spiega: «Ci aspettiamo che sul reddito di cittadinanza la Giunta Regionale vada oltre le dichiarazioni in televisione o le promesse quotidiane e porti la discussione nelle sedi opportune, cioè in Consiglio Regionale».

di FABIO RUBINI

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