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Intesa al Pirellone

Patto di ferro Cav-Maroni: la poltrona della sanità resta ancora a Forza Italia

Patto di ferro Cav-Maroni: la poltrona della sanità resta ancora a Forza Italia

Martedì, ore 9, al Pirellone s’incontrano Roberto Maroni e i capigruppo della maggioranza per fare il punto sulla riforma sanitaria che un’ora dopo inizierà il suo iter in aula.
Martedì mattina, ore 9, ad Arcore s’incontrano Silvio Berlusconi, Mario Mantovani e Mariastella Gelmini per fare il punto sul vero nodo politico della riforma sanitaria: il nome del titolare dell’assessorato unico.
Martedì, ora di pranzo, ad Arcore s’incontrano Berlusconi e Maroni per parlare di Expo, fare il punto sul centrodestra e, naturalmente, dirimere i nodi sulla riforma sanitaria.
Ore intense per tutti, fatte di trattative e riposizionamenti che alla fine sembrano aver portato a una nuova unità d’intenti tra le due principali forze di maggioranza. La partita l’aveva aperta in mattinata Mario Mantovani che aveva disertato le prime ore d’aula per andare da Berlusconi a manifestargli lo scontento per il trattamento ricevuto da Maroni (sarà il governatore e non l’assessore a relazionare in consiglio per la giunta), ma soprattutto per capire la sua posizione all’interno del partito. «Col presidente abbiamo parlato per più di un’ora e mezza del futuro dell’Italia e poi anche della Lombardia» spiegava Mantovani. L’incontro è stato anche l’occasione per ribadire la pace siglata con Mariastella Gelmini (lunedì i due hanno passato parecchie ore assieme per chiarire i rispettivi punti di vista) che anche ieri si è spesa per confermare la sua posizione in giunta.
Sui termini dell’accordo raggiunto nessuno apre bocca, ma è verosimile che da un lato Maroni ha portato a casa il tanto agognato assessore unico alla Sanità e Welfare (che negli ambienti forzisti non era stato del tutto digerito) e dall’altro Berlusconi ha blindato Mario Mantovani, definito dal Cav «un pezzo importante della storia e del futuro di Forza Italia». Così salvo colpi di scena, una volta approvata la riforma, Mantovani sarà confermato vicepresidente, forte della nuova delega ridisegnata dalla riforma.
«Con Berlusconi non c’era bisogno di chiarire nulla - ha spiegato ieri il governatore -, c’è piena intesa su tutto, sono andato a pranzo da lui perché mi aveva invitato due settimane fa, non perché l’ho chiesto io. Non per risolvere nodi, quelli li risolvo qui con il gruppo di Forza Italia».
Nell’incontro, definito da Maroni «cordiale e soddisfacente», sì è parlato anche dell’Expo. Qui però le idee dei due sembrano essere divergenti. L’ex premier ha ribadito la sua idea di tenere i padiglioni e trasformare l’area in una grande zona fiere. Maroni, invece, guarda con maggiore favore alla soluzione del nuovo campus universitario. I due hanno chiacchierato anche di Milano, ma sul tema Maroni se l’è cavata con un «no comment».
In aula intanto ieri è iniziata la discussione della riforma sanitaria, anzi dell’«evoluzione della legge sulla sanità» come ama chiamarla Maroni, che si è detto «aperto a discutere le modifiche chieste dall’opposizione». Opposizione che ieri si è fatta sentire. I grillini hanno portato in aula un cartonato raffigurante l’ex governatore Roberto Formigoni, mentre il Pd, nonostante la buona vena mediatrice di Raffaele Cattaneo, ha confermato la linea dura. L’impressione è che passata questa settimana (il consiglio è convocato anche oggi, domani e venerdì) le trattative tra maggioranza e opposizione possano riaprirsi. L’ipotesi più accreditata è che la maggioranza possa cedere quacosina sull’agenzia unica di controllo e su qualche aggiustamento degli azzonamenti e in cambio potrebbe arrivare il via libera alla riforma entro la fine del mese. In caso contrario ieri Maroni ha chiesto e ottenuto dalla sua maggioranza che il Consiglio venga convocato ad oltranza anche ad agosto.

di FABIO RUBINI

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