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Intervista all'ex sindaco

Albertini: "Del Debbio è come una Formula 1, può vincere"

Albertini: "Del Debbio è come una Formula 1, può vincere"

«Del Debbio candidato sindaco? Avrebbe buone probabilità di vincere». Parola di Gabriele Albertini, l’ex sindaco di Milano che ha avuto il giornalista Mediaset nella sua squadra a Palazzo Marino e che ne conosce bene pregi e difetti. «Prima di rispondere alle domande - precisa il senatore di Ncd - voglio fare una premessa: io ho dato l’adesione alla candidatura molto qualificata di Corrado Passera che, al momento, è l’unica concreta sul tavolo del centrodestra».

Senatore Albertini che assessore è stato Paolo Del Debbio?
«Di lui ho un’eccellente opinione, della sua persona, della sua intelligenza, della sua cultura e della sua onestà. Come assessore è stato un collaboratore eccezionale. Sua, ad esempio, è stata l’intuizione di creare il vigile di quartiere e di svilupparne la figura istituendo una scuola per prepararli in collaborazione con alcune Università. Per non parlare poi della sua visione sulla rigenerazione delle periferie».

Essendo umano anche Del Debbio avrà un difetto, no?
«Le racconto quello che dissi una volta al suo primo datore di lavoro, Fedele Confalonieri (che fu d’accordo con me): ci sono uomini che sono come un diesel, partono piano, vanno al loro ritmo ma sono solidi e sempre affidabili. Poi ci sono le Formula Uno che hanno uno scatto bruciante, una eletronica molto delicata, ma che qualche volta s’inceppano. Ecco Del Debbio appartiene a questa seconda categoria grazie alle sue grandi intuizioni, alla sua grande cultura e sensibilità. Se limita gli inconvenienti, però, può dare alla città una spinta straordinaria».

Albertini, sinceramente, secondo lei Del Debbio potrebbe farcela a raggruppare il centrodestra e riconquistare Milano?
«Secondo me sì, non sottovalutiamo il fatto che potrebbe sfruttare la sua grande popolarità di giornalista televisivo. Anche se...».

Anche se?
«A volte gli dico che nelle sue trasmissioni si spinge troppo verso il populismo. Però è chiaro che lui lo fa per rincorrere l’audience e fa bene. Del resto ha la cultura per capire il momento in cui parlare alla pancia e quello in cui si deve parlare alla testa della gente».

Una qualità che, ad esempio, potrebbe mancare a un Salvini?
«Matteo è un movimentista puro. È passato dal Leoncavallo a Casa Pound. Vien mosso anche nelle fotografie...».

Tornando a Del Debbio, qual è la caratteristica essenziale che dovrebbe avere per fare il sindaco?
«La capacità di assoorbire i conflitti interni e guidarli. Del Debbio è un creativo, uno che lavora molto in solitudine, ma con la squadra giusta...».

Una velata critica a Pisapia?
«Di Pisapia salvo la persona per la lealtà istituzionale e per l’onestà. Non certo la scelta dei collaboratori. La De Cesaris, ad esempio, è riuscita a smontare l’eredità migliore che io e la Moratti avevamo lasciato a Milano: un piano di governo del territorio che avrebbe fatto incassare al Comune 70 milioni di oneri di urbanizzazione».

Che opinione s’è fatto di queste dimissioni a sorpresa?
«Non mi hanno meravigliato. Che il finale di questa giunta sarebbe stata un’implosione era chiaro fin da subito. La cosa che mi ha sorpreso è che abbiano retto così a lungo».

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