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Rivolta dei commercianti

Profughi e degrado a Porta Venezia. Ma i vigili multano i negozi

Profughi e degrado a Porta Venezia. Ma i vigili multano i negozi

Più che una battaglia in difesa della categoria, una questione di priorità. È questo il senso della protesta esplosa tra i commercianti di Porta Venezia dopo l’ultimo di una serie di verbali staccati da polizia locale e ispettori Asl, che hanno colpito negozi e pubblici esercizi. Multe che sembrano frutto di una situazione kafkiana. Quantomeno se osservata attraverso gli occhi di chi, dopo aver denunciato per un anno e mezzo il degrado e l’illegalità che hanno invaso il quartiere, si ritrova a fare i conti con vigili e controllori che, «anziché preoccuparsi del fatto che ci sono bambini che dormono per terra in situazione di assoluta mancanza di igiene e che nel quartiere intere zone puzzano di urina, vengono a verificare con il centimetro la larghezza di un tavolino o ad applicare rigidamente l’ultima normativa appena uscita in Gazzetta ufficiale», protesta Luca Longo, presidente dell’associazione AssComm Porta Venezia.
L’ultimo in ordine di tempo è stato il caso di una gastronomia in via Tadino, che nei giorni scorsi si è ritrovata con un verbale da mille euro staccato dagli ispettori dell’Asl perché la vetrinetta in cui erano tenuti i primi piatti pronti per la vendita al pubblico non è stata ritenuta idonea. Ma gli episodi di commercianti che si sono visti affibbiare multe più o meno pesanti sono molti di più. C’è il negozio di animali che è stato multato per 2 mila euro dalla polizia locale per il tappeto rosso messo sul marciapiede davanti al proprio ingresso. E ci sono i bar multati in viale Tunisia, in via Lecco e all’angolo tra corso Vittorio Veneto e via Lecco perché i tavolini all’aperto, le fioriere o le tende parasole superavano di qualche centimentro lo spazio dichiarato dagli esercenti per il pagamento del Canone di occupazione del suolo pubblico (Cosap).
Nel frattempo, «per la sporcizia, il degrado, la gente che bivacca nelle aree verdi e nelle aiuole, per i profughi e i clandestini non si interviene», prosegue Longo. «Meglio prendersela con i commercianti, punendoli per ogni genere di inezia. Come se già non fossero vessati dal Comune, che ha alzato le tasse locali, o non dovessero fare i conti con il fatto che dell’indotto di Expo non si vede traccia».
Una protesta il cui obiettivo non è certo quello di ottenere l’impunità. Solo, «ci piacerebbe che prima di venirci a fare le pulci, multandoci con un atteggiamento da burocrati prepotenti per il semplice fatto di non aver recepito l’ultima modifica di un regolamento rispetto al quale solo poche settimane prima eravamo perfettamente in regola, si affrontasse la situazione di degrado che ci circonda», spiega il presidente di AssComm Porta Venezia. «O anche solo che la stessa rigidità che viene applica a noi venga applicata per rendere di nuovo decoroso il quartiere».
Invece, fuori dagli esercizi commerciali la rigidità sembra lasciare spazio a un atteggiamento più flessibile. «La polizia locale controlla se chi sta attaccando la scritta saldi in vetrina ha il permesso per il trabattello, ma non si preoccupa degli abusivi che sul corso occupano intere porzioni di marciapiede», conferma Gabriel Meghnagi, presidente di AscoBaires. «Oggi (ieri per chi legge, Ndr) cinque vigili sono intervenuti per controllare dei bambini che vendevano fumetti per strada, e intanto le mie commesse la sera devono prendere il taxi perché hanno paura a percorrere a piedi il pezzettino di strada fino alla stazione Centrale. E parliamo delle 19.30 di sera, non della piena notte», prosegue Meghnagi. «Di questo passo rischiamo di diventare una città barzelletta».

di DINO BONDAVALLI

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