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Bandiere tricolori alle finestre

Orgoglio italiano in via Padova: basta immigrati

Orgoglio italiano in via Padova: basta immigrati

Via Padova alle 15 di un caldissimo pomeriggio di luglio come quello di ieri ha l’odore nauseabondo di urina. I ricordi dei bivacchi notturni, bottiglie vuote e quant’altro, sono stati portati via dagli operatori della nettezza urbana, ma rimane la puzza dei bisogni fisiologici che vengono fatti in strada. Soprattutto dagli ubriachi, per lo più stranieri, che la notte la popolano. Un ubriaco come quello che è stato arrestato ieri dopo aver colpito più volte con una sbarra l’autoambulanza intervenuta proprio via Padova a soccorrerlo perchè in forte stato di ebrezza. L’uomo, un marocchino di 32 anni senza permesso di soggiorno ha cominciato a danneggiare il veicolo del 118 poi ha proseguito lungo la via colpendo con la spranga anche altri veicoli fino a quando non è stato disarmato e arrestato tra gli insulti dei residenti della via che volevano linciarlo. «Bastardo», urlavano. «Andate via, ci pensiamo noi», ribattevano i poliziotti. «Stamattina abbiamo visto una sfilza di automobili con il parabrezza frantumato e anche molto sangue», racconta un anziano che aspetta la moglie all’uscita del supermercato di via Benadir. «Non era mai successa una cosa del genere, ma è un dato di fatto che non se ne può più. E la colpa è sempre la loro: gli immigrati». Immigrati che hanno praticamente colonizzato la zona. Difficile trovare un negozio con l’insegna italiana: sono tutti call center, kebab, elettronica cinese, ristoranti stranieri. «Questa era una bella zona», conferma una signora alla fermata del 56. «Ma ora è diventato difficile viverci. Molti se ne sono andati svendendo la propria casa, gli altri sono rimasti, ma a caro prezzo. Siamo arrivati al punto che ci sentiamo stranieri nella nostra città».
Chi rimane ha però trovato il modo di mostrare il proprio orgoglio italiano. Alzando lo sguardo, sul cielo terzo di Milano, si stagliano diversi tricolori. Bandiere italiane appese ai fili della biancheria o alle aste che sporgono dai balconi: è il segno che in quella casa non vive un cinese, nè un magrebino, nè un albanese. Lì ci vive un italiano.
«Ma come è difficile», si lamenta una nonna che ha trovato un po’ di fresco insieme al nipotino di pochi anni all’ingresso di parco Trotter che affaccia su via Padova. «La sera non usciamo mai, abbiamo paura», si lamenta. «Qui c’è il rischio che ti ammazzino per nulla anche sul portone di casa». I numeri confermano i suoi timori: nel 2014 sono state denunciate oltre 300 aggressioni solo su via Padova. «Del resto», ragiona, «come vivono tutti questi stranieri? Mica tutti lavorano. Gli altri, ubriachi o drogati, rubano. Ci vorrebbe più polizia in giro». Una richiesta rimasta inascoltata che di fatto ha vanificato l’idea di laboratorio multietnico sbandierato dall’amministrazione comunale come fiore all’occhiello della città. L’integrazione non c’è. Tanto che i residenti di via Arqà, una perpendicolare di via Padova, sono arrivati a chiedere cartelli multilingue per spiegare agli stranieri che non devono lasciare per strada i rifiuti. Per Silvia Sardone, consigliera di Forza Italia proprio in zona 2, è al contrario «il simbolo di una mancata integrazione, ormai ghetto dove si concentrano piccoli delinquenti, sbandati e veri e propri criminali, quasi sempre immigrati, la maggior parte delle volte irregolari».
«Il problema non sono i profughi siriani che arrivano alla stazione Centrale», puntualizza il signor Vittorio dietro al bancone della bocciofila San Giuseppe, in via Padre Placido Riccardi. «Quelli sono poveracci, disperati, scappano dalla guerra. Il problema sono quelli dell’est che si ubriacano, si drogano, rubano, fanno prostituire le donne». Vittorio racconta di un brutto incidente sabato: «Hanno distrutto un palo della luce, un semaforo e poi sono scappati lasciando lì l’auto distrutta. Sono arrivati i militari hanno scoperto che era rubata». «Da anni ormai denunciamo l’allarme criminalità in zona», continua Silvia Sardone. «Gli eventi dell’altra notte sono l’emblema di una situazione in peggioramento: i regolamenti di conto, gli scontri tra ubriachi, le aggressioni tra baby gang, gli attacchi tra spacciatori per il controllo del territorio sono ormai quotidianità, nel silenzio generale».

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